Vittime come Gesù?

Nella deriva intellettuale e morale che caratterizza le polemiche sul Covid, vaccini, pass e quant’altro, non c’è da sorprendersi più di tanto che sia stato tirato in ballo anche Gesù. La deriva riguarda proprio il piano argomentativo e culturale: totalitarismi, leggi razziali, Farinacci, Mussolini, Hitler, SS, campi di sterminio, Shoah, genocidi, Stalin, gulag, Kgb … Questi sono alcuni dei tristi fenomeni e protagonisti del passato che, banalizzati e decontestualizzati, sono serviti sinora a quanti – persone comuni o personaggi più o meno illustri – hanno cercato di farsi sentire nelle discussioni sul Covid forzando concettualmente la storia. 

Premettiamo che, ovviamente, non va mai messa in discussione la libertà di chiunque di manifestare e divulgare le proprie idee nei limiti previsti dalla legge. Rimane il fatto, tuttavia, che buon senso, sensibilità, rispetto e dovere di conoscere ciò di cui si parla non devono mai mancare. E invece, dopo avere evocato orribili fantasmi del passato per inquadrare il problematico presente, è giunta evidentemente la volta di strumentalizzare anche gli esempi positivi della storia per dipingere la lotta condotta da chi disapprova le decisioni del governo su vaccini e green pass. Ed ecco allora l’utilizzo di Gesù in un recente convegno a Torino, per dire che ci stiamo avvicinando al periodo in cui, nell’Impero romano, la maggioranza salvò Barabba e mise a morte Gesù, condannato alla crocifissione per avere avuto il coraggio di manifestare il proprio pensiero.

Affermazioni del genere manifestano un’altra volta una preoccupante distorsione del passato per utilizzarlo a piacimento nel presente. Forse si può dire che, incidentalmente, Gesù ha lottato per la libertà di pensiero, ma non era certo questo il senso della sua missione, che va invece inquadrata in ben altro modo, se vogliamo attenerci ai Vangeli: salvare l’umanità dal peccato e dare l’opportunità di riconciliarsi con Dio, mediante il sacrificio espiatorio della croce e la Risurrezione, a tutti coloro che con fede lo vogliano seguire, convertendosi, per giungere alla vita eterna. Ridurre ciò ad un precedente del “martirio” di chi non è convinto di vaccini e pass è non solo fuori luogo, ma anche goffo e offensivo al tempo stesso.

Ora che non ci si è trattenuti dall’avvalersi addirittura di colui che per i cristiani è il Messia, il Salvatore, il Figlio di Dio, immaginiamo che nulla impedirà di fare lo stesso con altri personaggi storici (magari anche con il rivoltoso Spartaco, visto che si è evocato l’Impero romano).

Ma è proprio in questo modo di pensare e agire che ogni contestazione sui fatti attuali, seppure legittima e ragionevole, e dunque da prendere in seria considerazione, scredita se stessa. E danneggia anche tutti coloro che, pur essendo contrari in tutto o in parte a certe disposizioni in vigore, non intendono scadere nell’assurdo.

Valerio Marchi

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