«Se potessi parlare con Dio…!»

Chi non ha mai avuto in cuore questo desiderio?

Secondo la Bibbia, agli inizi il colloquio fra Dio e la creatura umana – fatta a immagine e somiglianza del Creatore, e perciò in grado di dialogare con lui – era diretto, libero, non ancora ostacolato dal peccato. Dopo, però, è accaduto agli uomini quanto un grande profeta ha espresso chiaramente così: «le vostre iniquità hanno prodotto una separazione fra voi e Dio» (Isaia 59:2). Ciò non toglie che Dio abbia sempre continuato a cercare il contatto con l’uomo, utilizzando in primo luogo proprio i profeti ed esortandoci a riavvicinarci al Creatore: «venite e discutiamo assieme!» (Isaia 1:18).

Accostandoci alla Bibbia, questo libro meraviglioso che contiene le rivelazioni, le indicazioni e i comandi divini, abbiamo la concreta possibilità di conversare con Dio nell’attesa del giorno in cui, nella vita eterna, potremo godere nuovamente di un contatto senza mediazione alcuna, perché il Signore sarà «tutto in tutti» (Prima lettera di Paolo ai Corinzi 15:28). Nel frattempo, tramite la sua Parola, possiamo udire, tanto per cominciare, le grandi e fondamentali domande che egli ci rivolge e possiamo anche porgergli le nostre, cercando fra le sacre pagine le risposte: «chi chiede riceve, chi cerca trova, a chi bussa sarà aperto», ha detto infatti Gesù (Matteo 7:7). Vediamo solo qualche esempio.

Quando Adamo peccò, Dio gli chiese: «dove sei?» (Genesi 3:9). Adamo, ormai con la coscienza macchiata, cercò di nascondersi, perché aveva paura e si vergognava. Ma quella domanda riguarda tutti noi! Dove siamo? Ovvero, a che punto siamo nella nostra vita, in quale posizione rispetto a Dio, alla sua legge, alla nostra coscienza? Ci stiamo forse nascondendo, in un modo o nell’altro? Pensiamoci bene: ci sono tanti modi per tentare (illusoriamente) di nascondersi agli occhi di Dio, anche rimanendo alla luce del sole…

Dopo che Caino ebbe ucciso Abele, udì la domanda di Dio: «dov’è tuo fratello?». Caino, anch’egli con la coscienza sporca, tentò di scrollarsi di dosso ogni responsabilità, ma alla domanda «che hai fatto?» il suo peccato non poté più rimanere nascosto (Genesi 4:9-10). Ebbene: dov’è nostro fratello? Come ci comportiamo verso il nostro prossimo? Che cosa, concretamente facciamo? Siamo pronti a renderne conto a Dio? Perché, attenzione: ci sono molti diversi e apparentemente incruenti modi di uccidere qualcuno…

Un ultimo esempio, positivo. Quando, nel Nuovo Testamento, Andrea e Giovanni incontrarono Gesù, gli domandarono: «Maestro, dove abiti?», mentre Gesù aveva chiesto loro: «che cercate?» (Vangelo di Giovanni 1:38), invitandoli poi così: «venite e vedrete». E noi, stiamo cercando il contatto con il Signore, la sua Verità, il suo amore, la sua giustizia? Stiamo cercando di riconciliarci con lui, di abbattere ogni nostra barriera? Come scrisse l’apostolo Paolo: «vi esortiamo per amore di Cristo: siate riconciliati con Dio» (Seconda lettera ai Corinzi 5:20). Il Vangelo è «buona notizia» (questo il significato della parola, traducendola dal greco euanghélion) proprio perché ci offre questa possibilità di riconciliazione. Venite, vedete, e parliamone assieme!

Valerio Marchi

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