Il messaggio rivoluzionario nella I lettera di Giovanni al capitolo 4
Viviamo in un tempo in cui la paura sembra essere diventata il sentimento dominante. Le cronache quotidiane parlano di guerre, crisi economiche, instabilità politica, malattie, solitudine e incertezza sul futuro. A queste paure collettive si aggiungono quelle più intime: il timore di fallire, di non essere amati, di perdere le persone care, di non avere un domani sicuro.
La nostra società ci presenta un uomo inquieto, spesso schiavo della propria sofferenza interiore. La paura genera preoccupazione; la preoccupazione alimenta l’ansia; l’ansia può trasformarsi in angoscia e tristezza e sebbene queste condizioni si distinguano sul piano clinico, nella vita quotidiana si intrecciano fino a imprigionare il cuore dell’uomo.
È proprio in questo contesto che le parole dell’apostolo Giovanni risuonano con una forza sorprendente:
«Dio è amore… Nell’amore non c’è paura; anzi, l’amore perfetto caccia via la paura»
(1ª Lettera di Giovanni 4:8,18).
Queste affermazioni non sono semplicemente poetiche, rappresentano una delle più profonde definizioni di Dio contenute nell’intera Scrittura.
L’UOMO VIVE NELL’EPOCA DELLA PAURA
La paura accompagna l’essere umano fin dalle origini. Essa può manifestarsi come semplice prudenza oppure assumere forme più profonde e paralizzanti.
Abbiamo paura della solitudine, paura del futuro, paura della malattia, paura dell’abbandono, paura del giudizio degli altri e forse più di ogni altra cosa paura della morte.
Ogni epoca ha avuto le proprie paure, ma la nostra sembra averle moltiplicate. La tecnologia ci permette di conoscere in tempo reale ogni tragedia del pianeta, alimentando una costante sensazione di precarietà.
Esiste però una paura ancora più profonda: quella di Dio.
Per secoli molti hanno conosciuto Dio soprattutto come un giudice severo da placare. La paura dell’inferno, del castigo e della condanna è stata spesso utilizzata come strumento di controllo religioso. È innegabile che nella storia alcune istituzioni ecclesiastiche abbiano alimentato questa visione attraverso pratiche coercitive e una spiritualità fondata più sul timore che sull’amore.
Questa prospettiva ha influenzato anche molti pensatori moderni.
Nel 1927 il filosofo Bertrand Russell, nel celebre discorso Perché non sono cristiano, sostenne che la religione nasce essenzialmente dalla paura, paura dell’ignoto, della morte e dell’insuccesso.
Pur non condividendo la sua conclusione, è interessante osservare come Russell descriva una religiosità costruita sul timore, ed è proprio questa concezione che l’apostolo Giovanni demolisce.
DIO NON È DEFINITO DALLA PAURA, MA DALL’AMORE
L’affermazione “Dio è amore” rischia di apparire oggi quasi scontata, in realtà è una dichiarazione rivoluzionaria.
Giovanni non dice semplicemente che Dio ama, ma qualcosa di molto più profondo, dice che l’amore appartiene all’essenza stessa di Dio.
Naturalmente questo non significa che Dio sia soltanto amore nel senso sentimentale del termine. Dio rimane perfettamente santo, giusto e retto, tuttavia, il suo agire verso l’uomo nasce sempre dal suo carattere amorevole.
Il punto decisivo è un altro, non dobbiamo definire Dio partendo dalla nostra esperienza umana dell’amore, sempre limitata e imperfetta, dobbiamo invece comprendere che cos’è il vero amore guardando a Dio.
È Lui il modello, la misura, la sorgente.
L’AMORE PERFETTO CACCIA VIA LA PAURA
Giovanni, come abbiamo visto, scrive: «Nell’amore non c’è paura; anzi, l’amore perfetto caccia via la paura, perché chi ha paura teme un castigo.»
Il contesto del passo è fondamentale. L’apostolo non sta parlando di ogni forma di paura, non intende dire che il cristiano non proverà mai timore davanti ai problemi della vita. Sta parlando della paura del destino eterno, chi vive nella certezza dell’amore di Dio non vive nell’angoscia della condanna.
L’immagine è straordinaria, la paura viene “cacciata via”, il verbo greco descrive un’espulsione energica. L’amore di Dio non si limita ad attenuare la paura, la allontana in maniera definitiva, perché il cristiano sa che Cristo ha portato su di sé il castigo dovuto al peccato e la certezza del perdono produce pace.
IL RAPPORTO CON DIO CAMBIA COMPLETAMENTE
La Scrittura presenta due modi molto diversi di rapportarsi a Dio. Il servo obbedisce perché teme la punizione mentre Il figlio obbedisce perché ama il padre.
Gesù stesso dichiarò ai suoi discepoli: «Non vi chiamo più servi… ma vi ho chiamati amici» (Vangelo di Giovanni 15:15).
Anche Paolo ricorda: «Tu non sei più servo, ma figlio» (Lettera ai Galati 4:7).
L’obbedienza non nasce dalla paura di essere respinti ma dalla gratitudine di essere già stati accolti. Questo, tuttavia non elimina il santo timore di Dio. La Bibbia continua a parlare del timore del Signore come di un atteggiamento di profondo rispetto, riverenza e adorazione (Lettera ai Filippesi 2:12; 1ª lettera di Pietro 2:17). Ma questo timore è completamente diverso dalla paura servile di chi teme soltanto il castigo.
L’AMORE TRASFORMA IL MODO DI VIVERE
Quando il cristiano comprende davvero di essere amato da Dio, cambia il suo modo di affrontare la vita, perché l’amore genera fiducia, la fiducia genera serenità e la serenità produce libertà. Questo non significa vivere senza difficoltà, ma affrontarle sapendo di non essere soli, perché l’amore di Dio diventa la forza che permette di superare la paura. Come scrive Paolo: «Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?» (Lettera ai Romani 8:31).
TRE ATTEGGIAMENTI CHE ALIMENTANO UN AMORE SENZA PAURA
La speranza in Cristo non è semplice ottimismo, è la certezza che Dio mantiene le sue promesse.
1. Coltivare la speranza
Una testimonianza straordinaria e toccante proviene dai bambini rinchiusi nel campo di concentramento di Terezin durante la Seconda guerra mondiale. In mezzo all’orrore più indicibile e alla morte come unica prospettiva di liberazione (su 15 mila, solo pochi centinaia riuscirono a salvarsi) uno di loro scrisse:
Il sole ha fatto un velo d’oro
Così bello che il mio corpo duole.
Sopra, i cieli gridano il blu.
Convinto, ho sorriso di qualche errore.
Il mondo è in fiore e sembra sorridere.
Ho voglia di volare, ma dove? Alto come?
Se sul filo spinato le cose possono fiorire,
Perché non potrei anch’io? Non voglio morire.
(Anonimo, Una sera lieta, 1944)
Queste parole mostrano quanto potente possa essere la speranza anche nelle circostanze più drammatiche.
L’apostolo Paolo afferma: «La nostra momentanea, leggera afflizione ci produce un sempre più grande, smisurato peso eterno di gloria»(2ª Lettera ai Corinzi 4:17-18). La fede permette di guardare oltre ciò che è visibile.
2. Vivere con il coraggio della fede
Il coraggio non consiste nell’assenza della paura, consiste nel non permettere alla paura di governare le nostre decisioni.
Paolo Borsellino affermò: “È normale che esista la paura, in ogni uomo; l’importante è che sia accompagnata dal coraggio. Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, altrimenti diventa un ostacolo che impedisce di andare avanti “
Il Cristiano può affrontare il futuro confidando nella promessa di Dio: «Io non ti lascerò e non ti abbandonerò… Il Signore è il mio aiuto; non temerò» (Lettera agli Ebrei 13:5-6). La fede non elimina ogni incertezza, ma ci permette di attraversarla con fiducia.
3. Imparare la gratitudine
Tra le virtù, la gratitudine è forse una delle più trascurate ed è la più difficile da trovare, vera e spontanea sulle labbra e nel cuore degli uomini.
Quando Gesù guarì dieci lebbrosi (Vangelo di Luca 17:11-19), solo uno tornò indietro per ringraziarlo e la domanda di Cristo rimane ancora oggi attuale: «E gli altri nove dove sono?».Gli altri, nella gioia della guarigione, se ne erano andati, dimenticando l’Uomo-Dio che li aveva guariti. C’è una differenza cruciale tra i nove e l’uno. I nove non sono cattivi, sono semplicemente distratti dal mondo, dimenticano subito Dio nella frenesia del vivere nel mondo. A volte è difficile tornare indietro, capire quello che Dio ha fatto per noi. Il rischio dell’ingratitudine ci colpisce spesso nella vita di tutti i giorni, figuriamoci verso Dio, ma non esiste un vero progresso morale e una vera maturità spirituale se non c’è nel nostro cuore una profonda e sincera riconoscenza verso il Padre celeste.
La gratitudine riconosce che tutto ciò che possediamo è dono della grazia di Dio e ci ricorda che viviamo sostenuti dalla sua provvidenza, dalla sua misericordia e dal suo perdono. Un cuore riconoscente è anche un cuore libero dalla paura, perché sa che il Dio che ha provveduto ieri continuerà a provvedere domani.
LA CERTEZZA CHE CAMBIA OGNI COSA
Viviamo in un mondo che continua ad alimentare nuove paure. Il Vangelo, invece, annuncia una buona notizia radicalmente diversa. Dio non desidera governare i suoi figli attraverso il terrore, li attira mediante il suo amore e il cristiano non vive nella costante angoscia di essere rifiutato, ma nella certezza di essere stato accolto in Cristo.
Questa sicurezza non conduce alla superficialità, bensì a una vita di obbedienza, fiducia e riconoscenza, per questo Giovanni può concludere con una delle affermazioni più luminose dell’intero Nuovo Testamento: «Nell’amore non c’è paura; anzi, l’amore perfetto caccia via la paura.»
Quando comprendiamo davvero l’amore di Dio manifestato in Cristo, la paura non scompare magicamente da ogni circostanza della vita, ma perde il suo dominio sul nostro cuore ed è proprio questa certezza che rende il Vangelo una buona notizia per ogni uomo e per ogni donna di ogni tempo.
Gianni Berdini



