Il nome di Dio nella Bibbia

1. Yhwh: Jahvè o Geova o che cosa?

La predicazione dei Testimoni di Geova (d’ora innanzi: TdG) ha sollevato dappertutto un certo interesse per il nome di Dio quale riportato nell’A.T. I TdG, discepoli dell’americana Società Torre di Guardia, affermano di essere gli unici testimoni di Dio, da essi chiamato «Geova». C’è però un problema che debbono affrontare e risolvere: allo stato attuale della documentazione in nostro possesso e delle nostre conoscenze, nessuno è in grado di dire come si pronunciasse esattamente il nome di Dio espresso nella lingua ebraica da quattro consonanti («tetragramma»). Inoltre, come vedremo avanti, «Geova» è pronuncia per certo sbagliata.

2. Un problema linguistico

Nella vita non è possibile fare un passo avanti se non si comprende la natura del problema da affrontare e risolvere. Se ho il mal di denti, vado dal dentista; se soffro di mal di gola o di male alle orecchie, vado dall’otorinolaringoiatra. Insomma, mi rivolgo ai dottori, agli specialisti del settore. Difatti, il panettiere non può curare i miei denti, e viceversa il dentista molto difficilmente potrà essere tanto bravo quanto il panettiere a confezionare il pane. Il concetto appare ancora più valido allorché si parla di problemi linguistici legati alla Bibbia. In tal caso, lo specialista a cui ricorre si chiama “filologo”, studioso specializzato nell’apprendimento delle lingue originali della Sacra Scrittura (che sono, nell’ordine, ebraico, aramaico e greco).

3. Onestà e capacità degli scienziati

Abbiamo dunque detto che il filologo è lo studioso o scienziato che può risolvere il nostro problema relativo alla pronuncia del nome di Dio in ebraico. In linea di principio, gli scienziati, fedeli all’amore per la verità, dovrebbero essere capaci e, specialmente, onesti dapprima con se stessi e poi con gli altri.

Quanto alla capacità, essi farebbero bene a dedicarsi a qualcos’altro (al giardinaggio, per esempio) se non fossero in grado di essere bravi scienziati. Non c’è niente di male ad essere incapaci. Il male sta nell’essere incompetenti e voler in ogni caso continuare nel campo della ricerca, combinando guai molto seri, guai a non finire, guai che lasciano il segno (spesso duraturo). Si tratterebbe di vano orgoglio, di assenza di responsabilità e, alla fin fine, di dolo. Lasciamo che quelli che sanno fare le cose continuino indisturbati a farle. Come detto, se non siamo capaci, facciamo altro: la vita comunque continua …

Quanto all’onestà, gli scienziati non devono pendere da una parte o dall’altra quando sono chiamati ad affrontare e risolvere i problemi. Purtroppo, questo non sempre accade nella vita, con risultati gravi, che scoraggiano le persone perbene, dedite al culto della verità e della correttezza.

Nel campo delle versioni bibliche accade che gli scienziati non siano sempre onesti – pur essendo indubbiamente capaci. Talora si ha a che fare con studiosi seri e capaci, che, non si sa per quale motivo specifico (o forse lo si sa troppo bene, e cioè per tirare acqua ad un certo mulino …) producono traduzioni chiaramente viziate di taluni, particolarissimi brani biblici.

Oltre al caso della traduzione delle Sacre Scritture prodotta dai TdG (vedi sotto), facciamo ora presente altri due esempi di pessime traduzioni che fanno capo, rispettivamente, a specialisti cattolici e a specialisti cattolici e protestanti insieme.

i fratelli di Gesù.

I «fratelli» carnali di Gesù (cfr. Mt 13:55) vengono miracolosamente trasformati in «cugini» in alcune versioni cattoliche: il che è impossibile, visto che il greco usa due parole diverse per “fratello” (adelphòs) e “cugino” (anepsiòs). Oggi, grazie al buon senso e al pudore delle persone, nonché alla libertà che prima non esisteva, non si osa più in tal senso. Ma perché è stato fatto questo? Perché Maria, sempre vergine secondo la teologia cattolica, non può aver avuto altri figli (come la metteremmo, infatti, con il concetto di peccato originale, visto che Maria, sempre per la teologia cattolica, è anche stata concepita in modo immacolato, cioè senza peccato? I fratelli di Gesù – in realtà, fratellastri – avrebbero dunque solo mezzo peccato originale, quello passato loro dal povero Giuseppe).

– «Tu sei Pietro … ».

I cattolici e protestanti insieme, in una traduzione della metà degli anni Settanta diffusa in milioni di copie(La Parola del Signore. Traduzione Interconfessionale in Lingua Corrente), hanno osato dove neppure le aquile osano: il celebre (ma corretto) «Tu sei Pietro e su questa pietra io edificherò la mia Chiesa» diventa incredibilmente «Tu sei Pietro e su di te, come su una pietra, io costruirò la mia Chiesa». Perché questo capolavoro di cattolici e protestanti insieme, quando i cattolici da soli non si sono mai permessi, neppure avendo tutto il potere nelle loro mani? Bisognerebbe chiederlo a quegli studiosi non cattolici che hanno avallato la versione. Chi è un po’ addentro a certe cose, potrebbe pensare senza malizia che alla base vi siano stati motivi “politici” (altrimenti cose del genere non si fanno).

4. La traduzione dei TdG

I TdG hanno prodotto un loro traduzione delle Sacre Scritture. Da un punto di vista scientifico e filologico, si può dire, senza ombra di dubbio, che essa non è corretta. Per di più, non è possibile conoscere i nomi dei traduttori, che devono assumersi in proprio la responsabilità di quanto producono, rispondendo scientificamente ad eventuali critiche. Il che è grave, è cosa che non si fa.

I TdG manipolano i manoscritti greci del N.T. quando sostengono che la parola «Geova» (o il tetragramma ebraico) vi compare più di 200 volte: affermazione falsa da un punto di vista scientifico, perché in quei manoscritti «Geova» non ricorre mai.

I TdG traducono male il N.T. in molti casi: tra di essi Gv 8:58, in cui il greco egò eimi, “io sono”, diventa, nella prima edizione della loro traduzione (1967), “io sono stato” e, poi dopo planetarie proteste, “io ero” nella seconda edizione (1986). Perché è stata presentata una traduzione così sbagliata? Perché Gv 8:58 insinua fortissimamente (se non l’afferma palesemente) la divinità di Gesù (cfr. Es 3:14). La dichiarazione di Gv 8:58 non piace alla Società Torre di Guardia di Brooklyn, per la quale Gesù non è Dio.

5. Il testo ebraico

Gli originali degli scritti biblici non sono stati ritrovati. È possibile ricostruirli grazie a copie manoscritte. La raccolta, l’esame e la collazione (cioè il confronto) dei manoscritti superstiti consentono agli studiosi di approntare l’edizione critica della Bibbia, vale a dire il testo più vicino agli originali perduti. Per quanto concerne la Bibbia, il testo originale dell’A.T. fu scritto in ebraico ed aramaico, mentre quello del N.T. in greco (per la precisione nella koiné ellenistica del I secolo, con vari ebraismi, latinismi e idiotismi). L’edizione critica più aggiornata del testo ebraico è la Biblia Hebraica Stuttgartensia, mentre quella del testo greco è la Nestle-Aland (XXVII edizione) o The Greek New Testament (IV edizione). Queste edizioni possono essere acquistate facilmente in librerie specializzate o in Internet.

L’alfabeto ebraico, scritto da destra a sinistra, si compone di sole consonanti. Il sistema vocalico, seppure usato (altrimenti non ci sarebbe stato eloquio), non veniva indicato nella grafia (lo stesso accade oggi nel moderno Stato di Israele, dove si scrive usando soltanto le consonanti, ma in questo caso la pronuncia è nota perché si tratta di una lingua parlata, ancora viva). Pertanto, i manoscritti biblici ebraici recano unicamente un testo consonantico.

Facciamo ora un esempio molto semplice d’inserzione di vocali in una parole consonantica: dalle tre consonanti gdl (che recano l’idea della «grandezza») si ha gadàl («essere grande») oppure godèl («grandezza»), e così via. Come si può facilmente arguire, sono le vocali che, cambiando all’interno di una parola, le conferiscono un senso diverso. È dunque di somma importanza la loro collocazione all’interno della parola.

Dalla seconda metà del primo millennio d.C., le vocali vennero aggiunte al testo consonantico ebraico dai Masoreti (o Massoreti, dall’ebraico massòret, «tradizione», «trasmissione»). Questi studiosi ebrei del testo consonantico conservarono una propria tradizione di pronuncia (detta «tiberiense», da Tiberiade, località della Palestina), esprimendola per l’appunto nella puntazione (ch’è, nelle lingue semitiche, il sistema di rappresentazione delle vocali mediante punti e linee) dello stesso testo consonantico. Da notare che essi apposero le vocali a distanza di più di quindici secoli dalla composizione del primitivo testo consonantico. Il testo preparato dai rabbini ebrei si dice «Testo Masoretico» (TM). I Masoreti imposero il loro sistema di pronuncia su altri sistemi di puntazione medievali, quali quello “babilonese” e quello “palestinese”. Le moderne edizioni critiche dell’A.T. sono basate sul TM.

Dunque, i Masoreti presero il tetragramma sacro e lo dotarono di vocali; ma quali vocali misero?

6.         Yhwh: il tetragramma sacro

Nell’A.T. sono usati vari termini per designare «Dio». Tra questi ricordiamo elohìm e, soprattutto, il nome proprio di Dio, yhwh, scritto con le quattro lettere yod, he, waw (vàu), he. Il tetragramma viene reso (cioè “translitterato”) nei nostri caratteri in vari modi secondo il modo di trattare le lettere yod, he, waw, he: yhwh / yhvh / ihvh / ihwh / jhvh / jhwh. II sacro tetragramma ricorrerebbe ben 6823 volte nel TM (secondo la statistica del dizionario di Brown-Driver-Briggs), ma non risuona mai nel testo greco del N.T. (come invece sostengono erroneamente i TdG). Lo troviamo per la prima volta in Gn 2:4. Seguendo una rigidissima interpretazione di Es 20:7 e Dt 5:11, il tetragramma non venne più pronunciato nella lettura del testo sacro, sicché con il passare del tempo se ne perse la vocalizzazione e la pronuncia esatta.

Gli Ebrei presero a leggere adonài (“Signore”) allorché incontravano yhwh. L’ibrido ed erroneo yehowah nacque quando furono applicate al tetragramma le vocali proprie di adonài (ecco una spiegazione tecnica dell’errore: la prima e al posto della a di adonài si spiega grammaticalmente con l’esigenza di porre sotto lo yod lo shewà semplice invece che quello composto voluto dalla gutturale alef con cui comincia la parola adonài).

Dunque, qual è la pronuncia del tetragramma, se yehowah (divenuto «Geova» in italiano) è sbagliato. Sembrerebbe che, in base a rilievi filologici propri della lingua ebraica e alle trascrizioni greche presenti presso i cosiddetti “Padri della Chiesa”, la pronuncia più vicina all’originale fosse yahwèh. Beninteso, si tratta solo di un’ipotesi, certo la più accreditata, ma sempre ipotesi: nessuno infatti può dire con esattezza scientifica quale fosse la reale pronuncia del tetragramma. Ed è da ritenere che, probabilmente, non la conosceremo mai, e forse proprio per non idolatrare un nome …

7.         Il significato del tetragramma yhwh

Gli studiosi discutono anche sul significato preciso del tetragramma. Si parla di una derivazione dalla radice hwh (hawah) hyh (hayah), che riveste un’ampia gamma di sensi: da “divenire”, “essere” ad “accadere”, “comportarsi”, “agire”. Quindi, se diamo credito a Es 3:14 (il brano principe per capire l’essenza del tetragramma), yhwh significherebbe qualcosa di simile a «Colui che è».

8.         Come leggere il tetragramma YHWH

Bisognerebbe leggerlo semplicemente adonài, come fanno gli Ebrei da tempo immemorabile. Da rifiutare sono la grafia e la dizione «Geova», frutto di ignoranza. Quanto alle traduzioni, sarebbe bene lasciare inalterato il tetragramma yhwh, ma il lettore dovrebbe supplire mentalmente la pronuncia adonài (il che non è obiettivamente facile per tutti). Oppure si potrebbe rendere con «Signore», come fanno i traduttori ebrei (e non). La versione Riveduta, assai diffusa nel mondo non cattolico italiano, legge erroneamente «Eterno», che è piuttosto un’interpretazione del tetragramma. Come detto, mai, ad ogni modo, dovrebbe usarsi la parola «Geova», che è certamente errata.

Arrigo Corazza

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