Tra le parabole presenti in tutti e tre i vangeli sinottici c’è quella dei vignaioli malvagi, narrata nei Vangeli di Matteo 21:33-46; Marco 12:1-12; Luca 20:9-19. Gesù, mentre la racconta, si trova al tempio in mezzo a scribi e farisei e capi dei sacerdoti che lo interrogano e lo mettono alla prova.
La parabola parla di un padrone di casa che piantò una vigna, le fece attorno una siepe, vi scavò una buca per pigiare l’uva, vi costruì una torre, l’affittò a dei vignaioli e se ne andò in viaggio. Il Padrone rappresenta Dio Padre. La Vigna rappresenta il popolo scelto da Dio, Israele, che Egli ha creato, scelto e curato con grande attenzione e scrupolo, facendolo prosperare. I vignaioli rappresentano soprattutto i responsabili religiosi d’Israele, ai quali Dio aveva affidato il compito di istruire e guidare il popolo.
Quando fu vicina la stagione dei frutti, il padrone mandò i suoi servi dai vignaioli per riceverne i frutti: li domanda al momento giusto, senza chiedere nulla di impossibile o fuori dalle loro capacità. Ma i vignaioli li picchiarono, li uccisero e li lapidarono, proprio come le autorità religiose d’Israele rifiutarono, perseguitarono e uccisero i profeti e gli uomini ispirati inviati da Dio. Il padrone mandò altri servi, in numero maggiore, ma furono trattati allo stesso modo. Qui Gesù mostra l’indole di Dio: paziente, lento all’ira e pronto a perdonare.
Infine, il padrone mandò suo figlio dicendo che avrebbero avuto rispetto per lui. Ma i vignaioli decisero di ucciderlo per fare propria la sua eredità. Dio non si è fermato alla pazienza, ha dimostrato amore infinito, arrivando a mandare suo Figlio Gesù per portare gli uomini al ravvedimento (si veda Giovanni 3:16). Tuttavia, con gli stessi sentimenti di avidità e invidia, le guide religiose hanno perseguitato e ucciso il Figlio di Dio. Gesù inserisce qui la profezia della sua morte, causata proprio da quelle autorità corrotte.
Cristo ribalta poi la prospettiva, è lui a voler mettere alla prova il suo uditorio domandando: “cosa farà il padrone a quei vignaioli?” Farisei e scribi rispondono che farà perire malamente quei malvagi e affitterà la vigna ad altri, e dicono bene!. Senza saperlo però, si stanno autocondannando, proprio come accadde a Davide dopo la vicenda con Betsabea di fronte al profeta Nathan in 2 Samuele 12:1-8.
Gesù, quindi, li smaschera prontamente citando il Salmo 118:22-23, ricordando che la pietra rifiutata dai costruttori è diventata pietra angolare. Gesù è la Pietra Angolare, la base della Fede e della salvezza. Svergogna così le autorità religiose che, pur essendo versate nelle Scritture, non hanno riconosciuto il compimento delle profezie, la centralità di quella “Pietra”, finendo quindi, per usare il linguaggio biblico con l’ “inciampare e lo sfracellarsi” spiritualmente. Sono loro i vignaioli omicidi della parabola!
Gesù conclude dicendo che il Regno di Dio sarà loro tolto e dato a gente, (letteralmente “un popolo, una nazione”) che ne faccia i frutti, annunciando che il Regno sarebbe stato affidato a un popolo capace di produrne i frutti, includendo così anche coloro che, provenendo da ogni parte del mondo, avrebbero accolto Cristo. Le autorità, “spalle al muro”, capirono che parlava di loro ma, a differenza di Davide, la cui reazione fu di pentimento e ravvedimento, non si lasciarono aprire gli occhi dal Signore, rimasero cieche e cercarono invece il modo di catturarlo.
Alla luce della parabola, la domanda per noi non è tanto quale realtà corrisponda oggi alla vigna, quanto piuttosto: che cosa facciamo di ciò che Dio ci ha affidato? Anche noi abbiamo ricevuto la sua Parola, il Vangelo, doni e responsabilità, e anche da noi Dio attende dei frutti.
Quali sono allora i frutti che Dio attende? Una vita di fede concreta, obbedienza e fedeltà. In questo senso, anche Giacomo (2,26) ricorda che la fede senza opere è morta.
Dio, come abbiamo visto, ha tanta pazienza con noi, comprende i nostri limiti e le nostre difficoltà, ma al momento opportuno richiede quello che gli spetta: sta a noi non abusare della sua pazienza, affinché non ci ritroviamo come i vignaioli. Perciò rendiamo al Signore i frutti che merita, con abbondanza e perseveranza (Giovanni 15:8).
Inoltre, oggi abbiamo una maggiore conoscenza e, di conseguenza, una maggiore responsabilità rispetto ai contemporanei di Gesù, perché il piano di Dio si è compiuto attraverso Cristo e ci è stato rivelato nella sua completezza nel Vangelo. D’altro canto, abbiamo anche il privilegio di poter essere tra coloro che Gesù proclama beati per aver creduto senza aver visto (Giovanni 20:29).
E’ poi chiaro il monito a non diventare come le autorità religiose ebree dell’epoca, ovvero persone sapienti e studiate che conoscono la Scrittura ma non la vivono nella pratica, rimanendo cieche di fronte alla luce di Dio, e ai suoi continui ammonimenti che troviamo nel Vangelo. Lasciamoci aprire gli occhi e, attraverso questi, impariamo a vedere veramente, affinché Gesù sia o diventi la pietra angolare delle nostre vite.
Infine resta la nostra scelta: come risponderemo a ciò che Dio ci ha affidato? Con il rifiuto e l’infedeltà dei vignaioli, oppure con quella fede obbediente che produce frutto? A ciascuno di noi la risposta.
Samuele Meton



