Quando il piccolo diventa grande
Tra le parabole presenti in tutti e tre i Vangeli sinottici c’è quella del Granello di Senape, in Matteo 13:31-32, Marco 4:30-32 e Luca 13:18-19. Prendiamo la versione di Marco: «Diceva ancora: «A che paragoneremo il regno di Dio, o con quale parabola lo rappresenteremo? Esso è simile a un granello di senape, il quale, quando lo si è seminato in terra, è il più piccolo di tutti i semi che sono sulla terra; ma quando è seminato, cresce e diventa più grande di tutti gli ortaggi; e fa dei rami tanto grandi che alla sua ombra possono ripararsi gli uccelli del cielo.»
Il racconto inizia con «Il Regno di Dio è simile a un granello di senape». Ed ecco subito la similitudine: Regno dei Cieli = granello di senape; con questo Gesù vuole rendere comprensibile qualcosa che non possiamo vedere e di cui non abbiamo un’esperienza diretta (il Regno dei Cieli), paragonandolo a un elemento noto a tutti (il granello di senape).
All’epoca la senape era una spezia comune, a basso costo, facile da coltivare e capace di crescere in modo esponenziale. Chiunque poteva coltivarla.
Da questa similitudine il Signore lascia intendere come il Regno dei Cieli sia alla portata di tutti, come afferma Paolo nella Lettera ai Galati 3:28: non ci sono persone di Serie A e persone di Serie B, nessuno è interdetto dalla meta designata da Dio per gli uomini. Allo stesso tempo, però, arrivarci richiede impegno. Così come la senape va coltivata, serve tempo e cura per crescerla e farla sviluppare, anche l’accesso al Regno richiede uno sforzo: accogliere e custodire la Parola del Signore nel cuore. È un processo fatto di tempo, attenzione e cura e, come ricorda Matteo 7:13-14, non è semplice: la porta è stretta e pochi sono quelli che vi entrano, la via è tortuosa e pochi sono quelli che la percorrono; questo perché pochi uomini purtroppo sono disposti a dedicare tempo, fatica, costanza e impegno a Dio.
Gesù prosegue dicendo: «Quando è seminato è il più piccolo, ma appena seminato cresce e diviene più grande di tutti gli ortaggi». Il seme è minuscolo, ma produce un frutto grande. Perché? perché sostenuto da Dio e dalla Sua volontà. Emerge quindi in primo luogo la potenza di Dio e del suo Vangelo, capace di produrre effetti inaccessibili a qualsiasi libro, parola o pensiero umano ed è la dimostrazione che a Lui «Nulla è impossibile», per citare Luca 1:37.
Allo stesso tempo, la Parola del Signore deve essere sparsa, deve essere fatta conoscere a quanti più possibile: è qui che ogni cristiano può e deve fare la propria parte. Gesù, infatti, prima di ascendere al cielo ha affidato agli apostoli (e anche a noi oggi) il compito centrale di predicare la Parola di Dio a tutti (Matteo 28:19-20), e per fare ciò è necessario il nostro impegno, la nostra costanza e la nostra perseveranza fino alla fine.
In questo contesto possiamo anche cogliere come la parabola contrapponga il Regno di Dio ai regni terreni. Questi ultimi possono partire con grandi premesse, gonfiati dall’orgoglio, le aspirazioni e l’arroganza umane, ma, come dimostra il racconto, non raggiungono, né raggiungeranno mai la grandezza, la potenza e la durata del Regno dei cieli; non sono altro che brevi parentesi destinate a essere soppiantate o a dissolversi nel tempo, mentre l’unico regno che dura in eterno è quello di Dio.
Gesù continua e termina la parabola dicendo «… e fa rami tanto grandi che alla sua ombra possono ripararsi gli uccelli del cielo». Qui egli ribadisce la potenza di Dio e la sua superiorità sopra ogni cosa, ma introduce anche un’immagine davvero dolce e consolatoria del Regno di Dio. Quale e in che modo? Per rispondere cerchiamo di dare un’interpretazione alle figure degli uccelli: che cosa/chi rappresentano?
Gli uccelli qui possono rappresentare i cristiani. E proprio come l’albero della senape dona riposo e ombra ai volatili, anche il Regno dei Cieli donerà riposo, pace e sollievo ai credenti. Emerge così anche l’immagine dolce, consolatoria del luogo preparato da Dio: un posto sicuro, una dimora in cui trovare ristoro e serenità eterni. Un’abitazione stabile per sempre, per riprendere la 2ª Lettera ai Corinzi 5:1ss.
Pace e sollievo da cosa? Dalle ingiustizie e dai torti subiti, dalle sofferenze e dalle fatiche della vita: tutte cose che Gesù non ha mai nascosto: in Matteo 10:38 dice esplicitamente che per essere cristiani c’è una “croce da portare”, e nel Vangelo di Matteo 11:30, che vi è un «giogo» a cui sottomettersi… Non è facile, nessuno ha detto che lo sia: prima si è parlato di «porta stretta» e «via tortuosa» perché il credente deve affrontare prove, difficoltà che possono rivelarsi anche pesanti. Ma… c’è un “ma”: MA la ricompensa è di inestimabile valore!
Abbiamo visto quante cose possiamo ricavare da una storia brevissima, lunga solo un paio di versetti… e quante altre cose ci possono essere che qui non abbiamo ho colto, e che possono aver colpito qualcun altro.
Ricapitolando, cosa possiamo ricavare di prezioso da questa parabola?
Prima di tutto, la potenza inarrivabile di Dio, che ancora oggi si manifesta nel Vangelo. Milioni sono i libri pubblicati, molti i capolavori della letteratura, ma la Bibbia è l’unico testo in grado di salvare veramente le vite, come spiega Paolo a Romani 1:16. Ogni singolo libro che la compone, ogni singolo racconto, ogni singolo versetto all’interno della Scrittura può veramente far crescere quel granello di senape, e abbiamo visto i grandi effetti che quel minuscolo semino produce.
Molti regni potenti (e spesso anche malvagi) sono venuti sulla terra o verranno a dominare su di essa, ma non sono altro che piccole piantine in quanto a grandezza e durata rispetto al Regno dei Cieli: la massima espressione della potenza di Dio. E noi a quale vogliamo aderire e puntare? A quello che sembra grande all’inizio, che si gonfia e si prefissa obiettivi umanamente grandi, ma che alla fine rimane piccolo come un ortaggio, che si dissolve dopo qualche tempo, rimanendo alla fin fine un misero puntino nella storia? Oppure a quello che appare piccolissimo all’inizio, perché magari rifiutato, deriso, non considerato dal mondo, ma che poi diviene agli occhi di Dio più grande e forte di tutti gli altri, e rimane tale per sempre? A noi la scelta!
Abbiamo un ruolo importante nelle nostre vite, un compito di grande onore e onere: la predicazione del Vangelo. È un onore perché siamo parte di un piano meraviglioso stabilito da Dio, e per lui possiamo giocare la nostra parte; è anche un onere perché ci richiede impegno, sacrifici, costanza e, talvolta, fatiche. Spandere e spargere il più possibile il seme della sua Parola per far conoscere il Vangelo non è semplice, ma tutti a modo nostro dobbiamo farlo: con il buon esempio, una buona parola, delle buone azioni, delle preghiere. Ecco uno dei compiti principali che il Signore ci ha affidato: contribuire alla crescita e allo sviluppo della pianta di senape che rappresenta il Regno di Dio.
E poi, che grande consolazione è per noi sapere che Dio si serve della nostra opera, del nostro impegno, della nostra fede per far crescere il suo Regno, per contribuire alla schiera dei salvati e, per usare il linguaggio biblico, per portare sempre più uccelli a ripararsi sotto i suoi rami? Essere strumenti nelle Sue mani è un enorme privilegio!
L’immagine del seme di senape è anche un monito per le nostre vite, perché ci richiama all’umiltà: non gonfiamoci e non inorgogliamoci, anzi, abbassiamoci, come quel semino piccolo, perché così saremo innalzati nei cieli con Dio, («chi si abbassa sarà innalzato…»: Vangelo di Luca 14:11) e diverremo, grazie al Signore, più grandi e forti di tutte le ingiustizie, le sofferenze e i torti ricevuti durante questa vita terrena.
La parabola in oggetto ci fa riflettere anche sul fatto che, se agiamo con Dio, per Dio, mettendolo al primo posto nelle nostre opere, ecco che anche noi diventiamo davvero forti (Lettera agli Efesini 6:10), perché, come abbiamo detto, a Dio nulla è impossibile. Anche noi, insieme a Dio, possiamo davvero fare ogni cosa: la consapevolezza di averlo al nostro fianco ci aiuta a non demordere, ad affrontare le prove con maggior determinazione e a perseverare in quella via stretta e tortuosa che è stata tracciata dal Signore.
Anche se i risultati che otteniamo con le persone attorno a noi sono inferiori alle nostre aspettative, se raccogliamo pochi frutti rispetto a quanto abbiamo seminato o stiamo seminando per Dio, non abbattiamoci: il Signore è sempre insieme a noi, non smette di camminare al nostro fianco con tutta la sua potenza e fino alla fine dobbiamo onorare il compito/la missione che ci è stata affidata.
Inoltre, anche se (come possiamo vedere clamorosamente oggi) il male, le sofferenze, le violenze, la malvagità (e tante altre cose negative) si espandono a macchia d’olio coinvolgendo e influenzando negativamente tanta parte dell’umanità, questa parabola ci ricorda che anche il Vangelo ha questa capacità, ma ovviamente in modo positivo. Basti vedere nell’antichità, nei primi secoli, quando lo sviluppo del cristianesimo fu esponenziale: proprio come il semino della senape che da minuscolo diviene grande. Da pochi nuclei in Israele il messaggio di Cristo si espanse in tutto il mondo, e ancora oggi questo può accadere!
E infine, attraverso l’immagine dolce degli uccelli nella parabola, riparati tra i rami della pianta della senape, emerge la ricompensa promessa da Dio ai cristiani per mezzo del sacrificio di Gesù, che rappresenta la meta delle nostre vite: trovare riposo e ristoro eterno nel Regno dei cieli.
Samuele Meton



