Spesso coltiviamo la cattiva abitudine di lamentarci dei mali del mondo prima di pensare che molto probabilmente siamo anche noi stessi ad aver contribuito al dolore di tante persone nei paesi più poveri, alle guerre, alla miseria economica e sociale, all’inquinamento, all’ingiustizia… e tutto a causa del nostro egoismo. Perché vogliamo, vogliamo, vogliamo comodità a cui non possiamo più rinunciare e cose che riteniamo indispensabili quando invece non lo sono! E quante volte ci arrabbiamo con con Dio incolpandolo per le ingiustizie, la miseria, le guerre nel mondo, la morte di persone innocenti, ma non pensiamo di ascoltare ciò che Lui ha da dirci?
Non è Dio a rimanere in silenzio: siamo noi che abbiamo dimenticato come ascoltare, o non abbiamo mai saputo farlo. Dio non smette mai di parlare. La Sua voce ci arriva attraverso le Sacre Scritture, le circostanze della vita, le persone che ci mette accanto… anche nei momenti in cui tutto sembra immobile o anche andare male. Ma spesso siamo noi ad avere il cuore pieno di “rumore”, di distrazioni, preoccupazioni e orgoglio. Così non riusciamo più a distinguere la Sua voce in mezzo al caos che ci circonda.
Noi raramente ci fermiamo, raramente diamo al Signore lo spazio che dovremmo dargli, raramente ci sediamo ai suoi piedi per ascoltarlo, come decise invece di fare Maria, sorella di Lazzaro (Vangelo di Luca 10:39). La Bibbia ci ammonisce: «Fermatevi e riconoscete che io sono Dio» (Salmo 46:10), e ancora: «Fermati, e ti farò udire la parola di Dio» (1° Libro di Samuele 9:27). Insomma, non è Dio che non parla più, ma noi che siamo diventati “sordi”. Abbiamo tempo per tutto, ma non per il Signore, energie per mille cose, ma non per alimentarci della sua Parola. Eppure, le benedizioni più grandi arrivano proprio quando ci mettiamo in silenzio davanti a Dio!
Gesù disse che Maria aveva «scelto la parte buona che non le sarà tolta» (Luca 10:42). Mentre sua sorella Marta era agitata, impegnata, distratta da molte cose, Maria aveva scelto l’essenziale: ascoltare il suo Signore. Questo è ciò che Dio desidera anche da te. E Gesù non forza nessuno: «Ecco, io sto alla porta e busso; se qualcuno ode la mia voce e apre la porta, entrerò da lui» (Apocalisse 3:20).
La Sua voce c’è… ma la porta devi aprirla tu. Il Signore non fa irruzione, non si impone, non urla sopra il “rumore” che abbiamo continuamente dentro di noi. Egli attende, con pazienza, con amore, con rispetto per la tua libertà. E oggi, mentre leggi o ascolti queste parole, non sei qui per caso: ancora una volta, Dio ti sta ricordando qualcosa che hai dimenticato da un tempo più o meno lungo. Forse hai dimenticato che la sua presenza non si percepisce nella fretta, ma nella quiete, ed è per questo motivo che ci dobbiamo fermare un po’ per poterlo ascoltare, perché la Sua voce non si sente tra mille notifiche, ma nel silenzio della preghiera, senza lo smartphone vicino, nella nostra “cameretta” (Vangelo di Matteo 6:6). Perché per ascoltarlo non serve molto… basta poco, basta volerlo.
In fondo tutto ciò che devi fare è semplice: metti da parte il telefono per 15 minuti, apri la Bibbia, inginocchiati davanti a Dio. Sono 15 minuti che possono cambiare la tua giornata, la tua mente, la tua pace, il tuo cuore. Perché quando Dio parla, porta luce. Porta ordine. Porta guarigione e speranza. Le Sacre Scritture promettono: «Venite a Me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e Io vi darò riposo» (Vangelo di Matteo 11:28). Ma come può darti riposo se non ti avvicini, come può guidarti, se non lo ascolti? Oggi Dio ti sta facendo un invito dolce e serio allo stesso tempo; torna alla parte migliore. Fermati, ascoltalo, lascia che la Sua voce torni ad essere più forte del rumore dentro e fuori di te.
Nella frenesia della nostra vita siamo costantemente bombardati da rumori, notifiche, richieste di attenzione. La voce di Dio parla spesso attraverso il silenzio: non un silenzio vuoto, ma pieno di presenza. È nel momento in cui smettiamo di parlare, di chiedere, di pretendere, che possiamo finalmente sentire la risposta che è sempre stata lì. Aprire il cuore non è un atto passivo, ma una scelta coraggiosa. Significa accettare di essere vulnerabili, di mettere da parte le proprie certezze, i propri schemi mentali, i propri progetti. Significa dire: «Sono disposto ad essere trasformato, anche se non so in che direzione».
Ma come riconosciamo quando abbiamo veramente ascoltato? Ebbene, l’ascolto autentico porta frutti riconoscibili: pace interiore anche in mezzo alle difficoltà, compassione verso noi stessi e gli altri, chiarezza nelle decisioni importanti, capacità di perdonare, senso di gratitudine per ciò che abbiamo. L’invito ad ascoltare Dio è un invito ad ascoltare la vita stessa nella sua pienezza, con tutte le sue gioie e i suoi dolori, le sue domande e i suoi misteri. E forse, in quell’ascolto profondo, troviamo non solo Dio, ma anche noi stessi, perché quando apriamo il nostro cuore il Signore si manifesta, e allora riceviamo la benedizione che ha preparato per noi.
Remo Molaro
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