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	<title>resurrezione &#8211; Chiesa Di Cristo Udine</title>
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	<description>Al Vangelo delle origini</description>
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		<title>«Se Cristo non è risuscitato&#8230;»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[@chiesadicristoudine]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 Mar 2024 14:31:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Riflessioni in pillole]]></category>
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					<description><![CDATA[Il cardine della fede in Cristo – la Risurrezione – trova percentuali basse di credenti anche fra chi si dichiara cristiano. Questo dicono i sondaggi, ma è facile riscontrarlo anche di persona, nell’esperienza quotidiana. Riflettiamo, però. «Se Cristo non è risuscitato, è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede»: scriveva così, [&#8230;]]]></description>
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<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-8172d994a1e46ba1497f3595d3a26f53">Il cardine della fede in Cristo – la Risurrezione – trova percentuali basse di credenti anche fra chi si dichiara cristiano. Questo dicono i sondaggi, ma è facile riscontrarlo anche di persona, nell’esperienza quotidiana. Riflettiamo, però.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-b797e76e15e3af75bd5e0f0fd7b05ae4"><em>«Se Cristo non è risuscitato, è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede»</em>: scriveva così, l’apostolo Paolo, nella sua 1ª Lettera ai Corinzi (15:14).</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-37c3293e02eff8bf0c94b3f35ced948e">Vi erano infatti alcuni, già nei decenni successivi alla morte di Gesù, che si dicevano cristiani pur ritenendo impossibile la risurrezione dai morti: tanto quella di Gesù stesso, quanto quella di chiunque altro. Dal Nuovo Testamento risulta che costoro divulgavano una dottrina secondo la quale, come sintetizzò ancora Paolo nella 2ª Lettera a Timoteo (2:18), la risurrezione era <em>«già avvenuta»</em>. Con ciò, probabilmente, intendevano dire che la dottrina e l’esempio di Cristo avevano una valenza unicamente terrena: secondo loro essere cristiani significava, in pratica, operare un rinnovamento interiore, un cambiamento di idee e di stile di vita che rendeva sì persone “nuove”, ma senza la prospettiva di una vita successiva. La dimensione trascendente del messaggio di Gesù veniva perciò negata e l’esistenza umana, comunque vissuta, veniva confinata in questo mondo.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-9bbc1739b58728a2cbc659de24c49d95">Se ciò fosse vero, però, Gesù sarebbe tutt’al più uno dei grandi saggi e martiri della storia umana: un maestro di etica e di spiritualità da ammirare e dal quale trarre buoni esempi, certo, ma non il Figlio di Dio né il Messia né il Salvatore crocifisso in sacrificio e per il perdono dei nostri peccati. Non colui che ha lasciato un sepolcro vuoto per aprirci la porta dell’immortalità, insomma.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-615811cf105d1cb7cd1efb2a845b6f09">L’idea di una fede in Cristo relegata alla dimensione terrena era, secondo Paolo, un gravissimo errore capace di <em>«rodere come la cancrena» </em>– troviamo scritto proprio così – e di <em>«sovvertire la fede»</em> di molti (2ª Timoteo 2:17-18). E l’apostolo aggiungeva: <em>« Se speriamo in Cristo soltanto per questa vita, siamo i più miserabili di tutti gli uomini … Se i morti non risorgono mangiamo e beviamo, perché domani moriremo»</em> (1ª Corinzi 15:19.32).</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-19cfc853568505a9e4a75f8af7c0f5c6">Nel Vangelo di Giovanni troviamo questa promessa di Gesù: <em>«Se osservate i miei comandamenti, dimorerete nel mio amore» </em>(Vangelo di Giovanni 15:10). Ma che pro, se poi tutto finisce qui?</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-4ea341983c0a879087535e16432bc974"><em>«Ho il potere di dare la mia vita e il potere di riprendermela. Io do ai miei discepoli la vita eterna </em>(Giovanni 10:18); <em>Io sono la risurrezione e la vita: chi crede in me, anche se muore, vivrà»</em> (Giovanni 11:25); <em>Io sono la via, la verità e la vita: nessuno va al Padre se non per mezzo mio </em>(Giovanni 14:6): così si esprimeva Gesù. <strong>Ma ci credono, oggi, i cristiani? Vivono orientandosi con questi princìpi, con questa speranza? </strong>Oppure la loro vita può proseguire anche senza la prospettiva ultraterrena? E quando così è, che cristiani sono? In un Paese come il nostro, avvezzo a sottolineare le proprie radici cristiane, la questione se Cristo sia risorto oppure no, e se i morti possano risorgere o meno, in genere non è vissuta come decisiva: che sia o che non sia, ai più poco importa…</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-124d54be1504686ae6759e823e6d4b61"><em>«Perché cercate il vivente tra i morti?»</em>: questa, stando al Vangelo di Luca (24:5), è la domanda posta da due angeli alle donne che, nel giorno della Risurrezione di Cristo, si recarono al sepolcro senza trovarvi il suo corpo. L’interrogativo è più che mai attuale: Gesù è morto o vivo? Lo cerchiamo – se lo cerchiamo – solo come un ammirabile personaggio storico scomparso, oppure come colui che ha il potere di offrire, a chi desidera conoscerlo e seguirlo, la vita eterna con Dio?</p>



<p class="has-text-align-right"><strong><em>Valerio Marchi</em></strong></p>



<p></p>



<p class="has-text-align-center has-vivid-red-color has-text-color has-link-color wp-elements-fd009e55a4a190e53e2ede5bfb29e1ec"><strong>Hai domande sui contenuti dell&#8217;articolo o vuoi ricevere i nostri aggiornamenti?</strong></p>



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<p></p>
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		<title>Lazzaro, il silenzioso testimone dei segreti della morte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[@chiesadicristoudine]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Jan 2022 17:15:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Biblici]]></category>
		<category><![CDATA[aldilà]]></category>
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					<description><![CDATA[«Gesù non è venuto ad alterare il ciclo normale della vita fisica, liberando l’uomo dalla morte biologica, ma a dare a questa un nuovo significato» (J. Mateos – J. Barreto). «Lazzaro fu il silenzioso testimone dei segreti della morte» (A.T. Robertson). «Poiché dunque i figli hanno in comune sangue e carne, egli [Gesù] pure vi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-241b6b852809f42e050f9c3d2599747f"><em>«Gesù non è venuto ad alterare il ciclo normale della vita fisica, liberando l’uomo dalla morte biologica, ma a dare a questa un nuovo significato»</em> (J. Mateos – J. Barreto).</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-e806d5f178d4d9802411a94710edd230"><em>«Lazzaro fu il silenzioso testimone dei segreti della morte»</em> (A.T. Robertson).</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-18e03def5fc0ff909312dcff95fa1818"><em>«Poiché dunque i figli hanno in comune sangue e carne, egli [Gesù] pure vi ha similmente partecipato, per distruggere, con la sua morte, colui che aveva il potere sulla morte, cioè il diavolo, e liberare tutti quelli che dal timore della morte erano tenuti schiavi per tutta la loro vita»</em> (Eb 2:14-15).</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-d3f98c3e1e4448b5f86d03fd780c8c5c">* * *</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-121837bf1eafcaa1eabf7ea5b9ba8d09"><strong>La grandezza del Vangelo di Giovanni</strong></p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-e832e0b6b40e8195ead0add119834d20">Che il Vangelo secondo Giovanni rappresenti una delle opere più illustri della Bibbia e dell’intera letteratura mondiale, è noto. Basti pensare al carattere, alla materia, allo stile e al messaggio del libro, scritto per generare la fede nel lettore (20:30-31). La persona storica di Gesù si staglia al centro di questa straordinaria opera: egli è il Logos incarnato, la suprema rivelazione divina, Dio che si manifesta all’umanità. Da un lato, il Vangelo di Giovanni è il libro delle autorivelazioni di Cristo (<em>«io sono»</em>); dall’altro, il Vangelo dei segni.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-7a611f1512f2e9d4c7879f7eed2b63ab">Sette sono le occorrenze dell’<em>egò eimì</em>&nbsp;nominale (<em>«io sono»</em>):</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-3080a5eef2999c820df3442a7b870210">1.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;il pane della vita (6:35,51);</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-1bd974b03120f96105c0db767470698a">2.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;la luce del mondo (8:12);</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-f213990e76b890aeb5a0e5bd7b6cd952">3.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;la porta delle pecore (10:7,9);</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-23aee10c06eab3d878881767da24535e">4.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;il buon pastore (10:11,14);</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-7d34a5f4a557aaff56f4e68e23734580">5.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;la risurrezione e la vita (11:25);</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-4c8751ea7f6a7bd1b698c91ea261888a">6.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;la via, la verità e la vita (14:6);</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-cf39a96705f0a4b873c54bdbdf50f9c3">7.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;la vera vite (15:1-5).</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-6af62eeb333d32a08c8de01f4330666f">Sette sono i segni (<em>semèia</em>; qualcuno traduce:&nbsp;<em>«miracoli»</em>) compiuti da Gesù:</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-2dcd4ee7534095ac0d623aebcea1c292">1.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;il cambiamento dell’acqua in vino durante le nozze di Cana (2:1-11);</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-1f280aea5dde49d35aa4567b4329aeb1">2.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;la guarigione del figlio dell’ufficiale regio (4:43-54);</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-01a45ab85da3004b3528c23c5860eb1c">3.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;la guarigione di un paralitico (5:1-18);</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-8c5d3e87bed4fdd0e0f0f226d502a1e0">4.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;la moltiplicazione dei pani (6:1-15);</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-9a2194bd5d8c5eaaeb1d9a12af62c067">5.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;il cammino sulle acque (6:16-21);</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-48539349285980a6c7ccb15fc348b7ad">6.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;la guarigione del cieco nato (9);</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-68b68046d91faf3bcc4ad3c3ab52bf86">7.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;la risurrezione di Lazzaro (11).</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-b27b8f6869f2fc1bfcf3dcf1f019901b">Gli studiosi sono concordi nel ritenere che proprio quest’ultimo segno, la risurrezione di Lazzaro, costituisca l’apice dell’attività di Cristo, sì da essere collocato come cerniera tra la prima e la seconda parte del libro. La risurrezione di Lazzaro è importantissima perché</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-5ca5c2c7c71a1b7a8b88bf0648cadb60">·&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;adempie l’affermazione di Gesù secondo cui egli avrebbe donato la vita (capitolo 5);</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-8a9783be616fdf9e2f53682a4eff4f0d">·&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;è la prefigurazione della morte di Gesù e della sua risurrezione;</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-71d530534b34414452d0b543247781a8">·&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;è la drammatizzazione della tematica Gesù / vita, che segue quella del Gesù / luce (capitolo 9: la guarigione del cieco nato);</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-360e6989357474ee1c80553e127e7d69">·&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;induce le autorità giudaiche a condannare Gesù.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-1313b109271b0dc95fe93eae84bb8dbf">Il perno di Giovanni 11 non è costituito tanto dalla risurrezione di Lazzaro in sé e per sé (Giovanni non si sofferma sui particolari del miracolo, né tantomeno sulle reazioni di Lazzaro o delle sorelle Maria e Marta o della folla numerosa: il fatto viene riassunto in soli due versi, 43-44), quanto piuttosto dal discorso di Gesù con Marta (vv. 21-27), discorso che esprime in termini inequivocabili la realtà del Cristo come datore di vita eterna, come signore sulla morte, come autore della definitiva salvezza del genere umano. È dunque possibile pensare che Marta (e non Lazzaro) sia la figura centrale di Giovanni 11. Il povero Lazzaro, strumento della gloria di Dio, sembrerebbe poco importante per Giovanni, che non riporta neppure una sola parola da lui proferita. Invece, si potrebbe pensare che Giovanni voglia porre in rilievo il&nbsp;<em>silenzio</em>&nbsp;di Lazzaro,&nbsp;<em>silenzio</em>&nbsp;che è davvero la chiave per capire la personalità dignitosa di un uomo partecipe di un’esperienza eccezionale: la risurrezione. Quell’uomo di Betania fu «il silenzioso testimone dei segreti della morte» (A.T. Robertson).</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-32cb5540c56ea4b12ba3599302524995"><strong>Lazzaro nelle fonti neotestamentarie</strong></p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-7d2d2302054070f92434f7548b2036d8">Pochissimi sono i dati tramandatici nel Nuovo Testamento circa Lazzaro. Anzitutto, bisogna ricordare che solo Giovanni si è adoperato in tal senso (nei capitoli 11 e 12). Luca parla di Maria e di Marta, sorelle di Lazzaro, ma non di lui (cfr. Vangelo di Luca 10:38-42. È noto infatti il silenzio dei sinottici sulla risurrezione di Lazzaro: il che ha fatto dubitare, da parte di alcuni critici, della storicità del fatto. Ma noi sappiamo, tra le altre cose, che Giovanni riporta una tradizione antica, attendibile e indipendente rispetto ai sinottici, che conservano pochi ricordi del ministero giudaico di Gesù).</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-0721739762a8658435566642fc4b55ad">Il nome «Lazzaro» era assai diffuso all’epoca di Gesù. Esso (abbreviazione di «Eleazar») equivale, in ebraico, alla frase: «Dio ha aiutato». Da Giovanni provengono alcune informazioni taciute da Luca: ad esempio, che egli era il fratello di Maria e di Marta, che tutti e tre potevano vantare un’amicizia con Gesù (Giovanni 11:5,11,36), il quale si ritirava presso la loro casa di Betania, villaggio a circa 3 km. da Gerusalemme, sulle pendici orientali del Monte degli Ulivi (Marco 11:11; 14:3; Luca 10:38-41).</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-17a9135dd5f9336169a0d088cac1c705"><strong>La risurrezione di Lazzaro (Giovanni 11)</strong></p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-01589a118aa39c81347df837589bcf72">Qualche settimana prima della passione di Cristo, Lazzaro si ammala gravemente (nulla si sa circa la natura della sua malattia). Richiesto di un intervento, Gesù, inaspettatamente, attende per due giorni prima di muovere verso Betania, insieme con il gruppo apostolico (al solito, gli apostoli non avevano compreso la profondità delle parole del Signore: cfr. 1-16). All’arrivo di Gesù a Betania, Marta si porta presso di lui e intesse un discorso estremamente delicato. Gesù le annuncia che Lazzaro, suo fratello, riavrà la vita fisica come segno della vita eterna, per la glorificazione del Padre e del Figlio. Gesù afferma di essere la risurrezione e la vita, stabilendo in modo chiaro la propria divinità e l’esigenza di essere accolto con fede nella vita della creatura umana, che, d’ora in avanti, è segnata dalla presenza del Cristo. Vita dell’uomo con Cristo oppure vita dell’uomo senza Cristo? (vv. 21-27).</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-ca240ced55d650293aa71b5fdd2bd38b">Dopo Marta, ecco giungere Maria e il seguito dei parenti intervenuto secondo le pratiche funerarie del tempo. Gli aspetti umani del dramma della morte si ripetono, così allora, come oggi, come sempre finché esisterà il presente secolo: piange Maria, piangono i Giudei, piange Gesù: il quale, in pari tempo, palesa un fremito di sdegno, quasi di collera (interessanti le annotazioni filologiche degli esegeti in merito ai verbi adoperati da Giovanni per esprimere lo stato d’animo del Signore:&nbsp;<em>embrimàomai</em>,&nbsp;<em>taràsso</em>,&nbsp;<em>dakrýo</em>). Contro chi o che cosa Cristo reagisce? Contro la poca fede degli astanti, ovvero contro la morte, potenza oscura? Comunque sia, ordina di rimuovere la pesante pietra che sigilla la tomba. Marta, per un attimo, è disorientata, temendo le sgradevoli conseguenze del caso, visto che Lazzaro vi giaceva già da quattro lunghi giorni: ma, all’incitamento del Signore, che le chiede di credere, si rassegna. La pietra viene rimossa: Gesù può ora richiamare l’amico a vita. Lazzaro emerge dall’oscurità della morte. Immaginiamo lo spettacolo. Giovanni nulla dice di specifico, ma possiamo immaginare la reazione delle sorelle del resuscitato, dei suoi parenti e della folla: il vederlo là dinanzi a tutti, con ancora i piedi e le mani bendati e il sudario (telo) sul volto.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-f208ceb5d44ed9556cf0fb576147e839">La Scrittura afferma che molti Giudei credono in Gesù dopo aver visto il miracolo; altri, però, appartenenti al mondo ostile al Signore, si recano dai Farisei e li informano del fatto (vv. 45-46). Convocato il Sinedrio, i dirigenti del giudaismo, privi di qualunque sensibilità di fronte a fatti talmente clamorosi e per converso spinti da crudo realismo politico, deliberano di ucciderlo (Giovanni 11:53). Ma, così facendo, non si accorgono di rendere il migliore beneficio alla causa di Dio. Il racconto della risurrezione di Lazzaro è veramente scritto con molta perizia, con finezza psicologica, con l’intendimento di annunciare importantissime verità spirituali. Giovanni non finisce mai di sorprenderci: egli è davvero un genio!</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-5926702a37728c93bc02e7001dee5c1e"><strong>Lazzaro: dopo la risurrezione (Giovanni 12:1-11)</strong></p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-a2071ab33402bec7add93c9f63b8ffc7">Il risuscitato appare nuovamente sei giorni prima della Pasqua (durante la settimana pasquale si consumerà la tragedia del Nazareno). L’occasione è classica: una cena, offerta al Maestro da Simone il Lebbroso, un Fariseo (Matteo 26:6-13; Marco 14:3-9; Luca 7:56-50). Anche Lazzaro partecipa: egli è diventato un personaggio famoso: la folla, sempre numerosa, che attornia Gesù, questa volta è attirata da lui, che rappresenta visibilmente la potenza dell’uomo di Nazareth. Ma i capi dei sacerdoti, assai preoccupati, deliberano l’uccisione di Lazzaro, perché&nbsp;<em>«</em><em>a causa sua, molti Giudei andavano e credevano in Gesù»</em>&nbsp;(Giovanni 12:11).</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-39b0a45aea5231d064b6c51ada513e80">Sulla fine di Lazzaro non esistono notizie certe; quelle poche autorevoli e degne di fede si chiudono con Giovanni. Al solito, anche la figura di Lazzaro è stata assorbita dalla tradizione cattolica, sicché si parla di una sua opera d’evangelizzazione in Provenza (Francia) e di una sua partecipazione all’episcopato a Marsiglia. Questa leggenda è tuttavia molto tarda, risalendo al XI-XII sec. d.C. Le fonti orientali attestano l’esistenza delle sue reliquie nell’isola di Cipro. Felice è la sorte di Lazzaro nell’arte: un miracolo così significativo non poteva sfuggire a una precisa caratterizzazione artistica, volta a dimostrare la fede nell’onnipotenza di Cristo e nella sicurezza della risurrezione.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-b8cf6740ed5d0aea6d38c1ffd6905998"><strong>I segreti dell&#8217;aldilà</strong></p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-d4beda8a8eeeaf434a6e154493e60543">Lazzaro merita di essere considerato come uno dei personaggi più ragguardevoli d’ogni tempo. Per intendere questa frase, è ora necessario inserire alcuni pensieri sulla morte e sui segreti di essa e dell’aldilà.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-5837a6719d2133fd19fffddf179b55e2">Ogni generalizzazione arbitraria è da condannare. Eppure, si può dire che, fin dall’origine del genere umano, il tema della morte ha rappresentato il problema principale della vita di ciascuna creatura umana, che si chiude con la morte. La morte fisica, fatta eccezione per il caso di Gesù, si è estesa ad ogni creatura. Che cos’è la morte? Perché si muore? Esiste una vita dopo la morte? Se sì, allora di quale tipo di vita si tratta? e così via: queste sono soltanto alcune delle domande che l’uomo, si pone, da sempre, intorno alla morte. L’universo è pieno di testimonianze del genere, sin dall’epoca preistorica (per la quale, in mancanza della scrittura, parlano i resti archeologici attestanti un insieme di credenze nella vita ultraterrena).</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-f9e471a84559c77bc9ea3e9ea4b7aaf5">Pare legittimo porsi queste domande, poiché se si vuole morire occorre anche saper vivere nella maniera giusta. Ma vivere con l’angoscia della morte significa essere già morti. Il cristiano, che ha accolto la rivelazione scritta di Dio, cioè la Bibbia, conosce molto bene ciò che egli volle renderci noto in modo definitivo, autoritario e chiaro circa la morte. Il cristiano non teme più la morte (Ebrei 2:14-15). Tuttavia, bisogna ammetterlo, ciò che il Signore ci ha rivelato non è tanto quanto basta a soddisfare la curiosità umana, che è inesauribile. Certo, lo Spirito Santo non ci ha detto come si vivrà nella vita futura ma ci ha rivelato i tratti essenziali dell’oltretomba: studiare i quattro Vangeli significa anche rendersi conto di quanto il Signore Gesù abbia detto in proposito.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-d31873a748a681000fb025d90c283913">Di per sé l’uomo non può giungere alla conoscenza dei segreti dell’aldilà (cfr. Giobbe 38:17): per farlo dovrebbe morire e poi tornare a questa vita per spiegarli. Forse, non è ciò che il ricco, oppresso nei tormenti dell’Ades, voleva che Lazzaro (solo omonimo del Nostro) facesse per avvertire i propri familiari di evitare la sua orribile sorte (Luca 16:19-31)? Questo brano è fondamentale per capire certe realtà della vita e della morte. La risposta di Abramo è significativa: i suoi familiari hanno la rivelazione di Dio (Mosè e i profeti); li ascoltino e vivano conseguentemente. Al che il tormentato (ben conscio dell’indole dei suoi) replica<em>: «No, padre Abramo; ma se uno va a loro dai morti, si ravvedranno»</em>. Abramo a lui:&nbsp;<em>«Se non ascoltano Mosè e i profeti, non si lasceranno persuadere neppure se uno dei morti risuscitasse»</em>. Quindi, è perfettamente inutile richiamare alla vita i morti e subissarli di domande, quasi che dopo si sia disposti a cambiare vita … Per cambiare vita non occorrono le rivelazioni né dei risuscitati né dei negromanti, bensì la conoscenza e l’applicazione della volontà di Dio, rivelata all’uomo da Cristo nel Nuovo Testamento Conoscere i segreti della vita e della morte equivale a vivere come Cristo comanda.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-b9554bfa5771c0cff03bd2ba71bd8e6e"><strong>Lazzaro: il silenzioso testimone dei segreti della morte</strong></p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-b0cf6580d795974e25c67c87e88379bc">Il silenzio: questa è appunto la chiave per comprendere la personalità di Lazzaro, del quale, come abbiamo detto, nessuna parola ci è giunta tramite gli autori sacri o tramite la tradizione collaterale o posteriore. Lazzaro era diventato famoso; e, pertanto, avrebbe potuto speculare sulla propria situazione. Eppure, a quanto pare, non lo fece, né lo fecero gli autori del Nuovo Testamento, che pure dovettero conoscere la sua storia. Certo è che un silenzio così pieno dimostra l’intelligenza, la disposizione e il rispetto di quest’uomo verso le cose di Dio. Lazzaro si sarà affaticato per difendersi dalla morbosa curiosità degli astanti, degli scansafatiche, accorsi per vederlo, toccarlo, per vivere l’eccitazione di un momento, che subito lascia il posto alla consuetudine e al peccato di sempre. Egli capì tutto del Cristo, del suo amico, giacché volle che soltanto Gesù parlasse dei segreti della vita e della morte. Lazzaro, a ben guardare, ebbe la benedizione di vivere un’esperienza del genere nel suo tempo: se essa fosse accaduta oggi sarebbe divenuto il dio dei mezzi d’informazione, l’idolo di miliardi di persone non interessate a Dio. Qualcuno avrebbe erroneamente potuto elevarlo al rango di “divinità”, grado che non gli spetta, in quanto la risurrezione di Lazzaro fu momentanea e in vista della gloria di Dio e di Gesù:&nbsp;<em>non si trattò di una risurrezione uguale a quella del Signore</em>. Anche Lazzaro, come ogni altro essere vivente, alla fine morì, portando definitivamente con sé la diretta conoscenza dei segreti dell’aldilà. Perciò, egli rappresenta uno dei più illustri personaggi d’ogni tempo: perché non ha voluto che la sua verità fosse diffusa, ma quella di Cristo.</p>



<p class="has-text-align-right has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-350cc0f29660f065c31a40ed248a580d"><strong><em>Arrigo Corazza</em></strong><strong><em></em></strong></p>



<p></p>



<p class="has-text-align-center has-vivid-red-color has-text-color has-link-color wp-elements-fd009e55a4a190e53e2ede5bfb29e1ec"><strong>Hai domande sui contenuti dell&#8217;articolo o vuoi ricevere i nostri aggiornamenti?</strong></p>



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<p></p>
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		<title>Croce e risurrezione: la via per l&#8217;eternità.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[@chiesadicristoudine]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Mar 2021 06:28:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Biblici]]></category>
		<category><![CDATA[aldilà]]></category>
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					<description><![CDATA[Torture e condanna a morte tra dolori atroci, ma poi la resurrezione! Gesù Cristo ha fatto questo percorso per aprirci la strada dell'eternità con Dio. E' la vera opportunità della nostra vita: perché non coglierla?]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Furono i Romani a introdurre la crocifissione, di origini fenicie, in Palestina, provincia romana dal 6 d.C. Nella capitale dell’Impero si comminava quella orribile pena capitale – in genere preceduta da un’altra tortura atroce, la flagellazione – a schiavi, sovversivi e stranieri. In Palestina colpiva i condannati a morte privi di cittadinanza romana e sentenziati per i reati più gravi. Cicerone la definì «il supplizio più crudele e raccapricciante»</p>



<p>V’erano tre tipi di croce, quella a T, quella greca a X e quella latina (la più comune, chiamata&nbsp;<em>immissa</em>&nbsp;o&nbsp;<em>capitata</em>), sulla quale fu appeso Gesù di Nazareth: il palo verticale, più lungo (<em>stipes</em>), era di solito già piantato in terra, mentre quello orizzontale (<em>patibulum</em>) veniva aggiunto in un secondo momento, in genere dopo avervi inchiodato e/o legato ai polsi il condannato. Circa a metà dello&nbsp;<em>stipes</em>&nbsp;poteva essere posto un&nbsp;<em>sedile</em>, su cui poggiava a cavalcioni la persona crocifissa, onde evitare che mani o polsi trafitti si lacerassero per il peso del corpo; un’altra ipotesi è che i piedi venissero inchiodati uniti ad un poggiapiede (<em>suppedaneum</em>).</p>



<p>Lo&nbsp;<em>stipes</em>&nbsp;era piantato in un luogo bene in vista, frequentato o facilmente raggiungibile, affinché la pena avesse un effetto esemplare e deterrente. Alcuni soldati (solitamente quattro, comandati da un centurione che, fra le altre cose, doveva constatare la morte della vittima) prendevano in consegna il&nbsp;<em>cruciarius</em>&nbsp;e lo scortavano al luogo dell’esecuzione dopo avergli posto sulle spalle il&nbsp;<em>patibulum</em>, mentre la tavoletta (<em>titulus</em>) recante gli estremi del reato poteva essergli appesa al collo, se non era portata da un incaricato. Lungo il cammino, il condannato era sottoposto ad ogni sorta di angherie, scherni e insulti da parte della gente, e le molestie continuavano anche quando, probabilmente del tutto nudo, veniva issato sullo&nbsp;<em>stipes</em>, al quale si fissava il&nbsp;<em>patibulum</em>; in genere i piedi si fissavano con un chiodo solo, oppure con uno per caviglia, forse ai lati del palo verticale.</p>



<p>Il condannato poteva rimanere anche a lungo in quella posizione, fra atroci tormenti. La morte avveniva per dissanguamento, febbre, disidratazione, soffocamento, infarto, infezione e altre cause. I carnefici potevano in alcuni casi accelerare il decesso, in genere spezzando i femori del crocifisso (<em>crurifragium</em>, cosa&nbsp;che i soldati romani avrebbero fatto anche con Gesù, se non fosse morto prima: e così – secondo il Vangelo di Giovanni – si realizzò una profezia del Salmo 34).</p>



<p>In origine il cadavere, prima di essere rimosso, rimaneva sulla croce a decomporsi, e cani o uccelli potevano dilaniarlo. Tuttavia, a partire da Augusto, nel I sec. d.C., le autorità potevano permettere ad amici o parenti di prelevare il corpo prima di quello scempio.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La sepoltura</h3>



<p>All’epoca e nei luoghi di Gesù, il corpo del defunto veniva lavato e avvolto in fasce con aromi profumanti e antisettici, quali misture di mirra ed aloe, e&nbsp;le salme venivano collocate, nel giorno stesso della morte, in fossati o spelonche nei pressi dei centri abitati. Le famiglie meno abbienti, invece, inumavano i morti posando in genere sul terreno la bara, che veniva poi ricoperta di terra e/o di calce e circondata da pietre.&nbsp;Erano infatti le persone più altolocate che possedevano sepolcri scavati nella roccia. Da lì, in seguito, le ossa rimaste venivano rimosse e poste in vasi di pietra.</p>



<p>In simili tombe v’era in genere una camera funeraria di uno o più loculi (uno solo, pare, nel caso di Gesù) che ospitavano la salma ed erano generalmente preceduti da un atrio comunicante tramite un uscio stretto. L’atrio veniva sbarrato verso l’esterno con una grossa pietra circolare, che poteva essere fatta scorrere lungo un canaletto. Tale pietra, nel caso di Gesù, era stata altresì sigillata, ossia erano state tese lungo la roccia alcune corde, fissandone i capi alle pareti del sepolcro con sigilli, per garantire l’inviolabilità del luogo: ciò avvenne – come narra il Vangelo di Matteo – in seguito alla richiesta rivolta a Pilato dai capi dei sacerdoti e dai farisei, secondo i quali i discepoli di Gesù avrebbero potuto rubare il corpo del Signore per far credere che fosse risorto.</p>



<p>Il fatto, poi, che Gesù sia stato posto in un sepolcro per benestanti, viene spiegato da tutti e quattro i Vangeli con l’iniziativa di Giuseppe di Arimatea, uomo ricco e devoto, che ottenne da Pilato il corpo del Maestro e lo collocò nel tumulo nuovo predisposto per il giorno della propria sepoltura. Così facendo si compì – sempre nell’ottica cristiana – una profezia contenuta nel capitolo 53 del libro biblico di Isaia (VIII sec. a.C.).</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il corpo del Risorto</h3>



<p>L’inizio degli Atti degli Apostoli, il libro neotestamentario scritto dall’evangelista Luca, riferisce che Gesù, dopo la sua risurrezione e prima di salire al cielo, si presentò ai discepoli «con molte prove convincenti», mostrandosi più volte nell’arco di quaranta giorni.</p>



<p>Ora, in alcune circostanze egli non veniva riconosciuto subito dall’aspetto, salvo essere identificato in un secondo tempo; sembrava una persona diversa, ma compiva gesti che gli erano abituali, parlava e mangiava; appariva e scompariva in luoghi diversi, senza più limiti spazio-temporali, e passava attraverso porte chiuse e pareti: così offriva ai testimoni oculari prove della sua identità terrena, affinché fosse accertato che quel corpo era sì il&nbsp;suo&nbsp;corpo, ma era ormai anche qualcosa di diverso, trasformato, adatto per passare da questa dimensione a quella ultraterrena.</p>



<p>I redenti che risorgeranno sulla scia di Cristo – sempre stando al Nuovo Testamento – conserveranno la loro identità, ma con un corpo idoneo ad una nuova realtà (su questo aspetto si dilunga Paolo nel quindicesimo capitolo della prima lettera ai Corinzi): da un corpo terreno, fatto per vivere quaggiù e destinato a corrompersi (la polvere deve tornare alla polvere…), si passerà ad uno tangibile, sì, ma al tempo stesso “spirituale”, incorruttibile, fatto per vivere «nei cieli», vale a dire in una sfera dell’esistenza del tutto diversa da quella nostra attuale.</p>



<p>Avvicinarci al Vangelo significa concretamente abbracciare questa entusiasmante prospettiva: perché mai non dovremmo farlo, allora?!?</p>



<p class="has-text-align-right"><strong><em>Valerio Marchi</em></strong></p>
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		<title>Natale: festa cristiana?</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2020 19:11:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Natale festa di famiglia: lo conferma il detto «Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi». Regali, Babbi Natale, centri commerciali presi d’assalto, luci, addobbi, presepi, solidarietà, auguri, vacanze, neve (almeno in qualche parte del mondo, e finché dura, visti i rapidi e drammatici cambiamenti climatici)&#8230; e ancora falò, concerti, tavole imbandite, panettoni e cinepanettoni; [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Natale festa di famiglia: lo conferma il detto «Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi». Regali, Babbi Natale, centri commerciali presi d’assalto, luci, addobbi, presepi, solidarietà, auguri, vacanze, neve (almeno in qualche parte del mondo, e finché dura, visti i rapidi e drammatici cambiamenti climatici)&#8230; e ancora falò, concerti, tavole imbandite, panettoni e cinepanettoni; se poi si infila di mezzo anche una messa, tanto meglio… Troppe cose diverse mescolate? Sì, è vero, un servizio di culto non è sullo stesso piano delle palle di neve e un concreto gesto di solidarietà non va accostato a uno sdolcinato film natalizio. Ma è proprio questo che avviene a Natale. Il garbuglio è inestricabile sin dalla sua genesi.</p>



<p>Basta infatti consultare un’enciclopedia Per avere la conferma che il Natale è nato – chiediamo venia per il gioco di parole – nel IV secolo, allorché a una festa pagana nel tardo Impero romano si sovrappose la decisione di celebrare la nascita di Cristo (di cui peraltro – come ribadiremo – ignoriamo giorno, mese e anno: evidentemente i redattori dei quattro Vangeli ritenevano irrilevanti, ai fini della fede, questi dati anagrafici). Al pari di altri casi di contaminazione fra cristianesimo (ma forse è meglio dire cattolicesimo) e paganesimo, anche questa festa incontrò il favore popolare, un favore testimoniato nel corso dei secoli dall’apporto di suggestive celebrazioni e usanze di provenienza varia (romana, anatolica, germanica, anglosassone…). E circa il presepe, per inciso, esso risale al Medioevo e inscena anche cose inesatte (nessuno, ad esempio, sa quanti fossero i Magi, e non risulta che Gesù bambino fosse circondato da animali né che fosse in una grotta…).</p>



<p>Che il Natale risalga al IV sec. d.C., per “cristianizzare” l’antica festività pagana del&nbsp;<em>Dies natalis solis invicti</em>&nbsp;(25 dicembre) è dunque risaputo. Tanto i quattro Vangeli canonici, quanto l’intero Nuovo Testamento, non fanno alcun cenno all’osservanza, da parte dei cristiani, di un giorno di “compleanno” di Gesù. Neppure altri documenti storici ci aiutano a conoscere giorno e anno della Natività, la quale – anche se la cosa può sembrare paradossale – va collocata in un tempo imprecisato fra il 7 e il 4… a.C.: la datazione del monaco Dionigi il Piccolo – V-VI secolo d.C. – è stata infatti opportunamente rivista dagli studiosi, basandosi sui pochi dati certi a disposizione (ad esempio il fatto che Erode – quello della strage degli innocenti, per intenderci – morì nel 4 a.C.): Cristo è nato prima del fantomatico “anno zero” e, oltretutto, gli unici dati che abbiamo depongono non a favore di una data invernale, bensì di una compresa fra la primavera e l’estate.</p>



<p><em>Natale</em>&nbsp;significa “che riguarda la nascita”. Nel nostro caso, la nascita di Gesù di Nazareth. Se è lui che si vuole festeggiare, allora andrebbe anche rispettato, e il modo migliore per farlo è attenersi ai documenti che hanno comunicato al mondo quel che di lui sappiamo, ossia ciò che è stato testimoniato dai suoi primi discepoli e dagli scrittori sacri del Nuovo Testamento (apostoli, altri testimoni della primissima ora e discepoli comunque collegati agli apostoli). L’enfasi dei Vangeli (Matteo, Marco, Luca e Giovanni), delle lettere apostoliche (di Paolo, di Pietro…) e dell’Apocalisse di Giovanni è posta sempre e solo sulla necessità di comprendere chi è Gesù Cristo, di credere in lui e di vivere secondo i suoi insegnamenti: è questo che deve fare un vero discepolo.</p>



<p>Gesù è nato per portare la più alta rivelazione di Dio e per far sì che chiunque possa conoscere il Padre e avere la vita eterna. Ma lo stesso Gesù richiede una sequela continua, consapevole, impegnativa: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda ogni giorno la sua croce e mi segua» (Luca 9, 23 – e sorge spontanea la domanda: non sarà che “Gesù bambino” lo preferiamo perché non ci dice cose di questo tipo?).&nbsp;<em>Vangelo</em>&nbsp;significa “buona notizia”, e la buona notizia è: «Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino. Ravvedetevi e credete al Vangelo» (Marco 1, 15). Ma la si dà concretamente questa notizia, a Natale? Nel migliore dei casi solo qua e là, soffocata e dispersa fra mille altre cose. E perciò ininfluente.</p>



<p>Ragioniamo, dunque: per diffondere un generale (ma più spesso generico e passeggero) sentimento di fratellanza e bontà, di cui peraltro gli uomini sono sempre stati capaci quando lo hanno voluto, non serviva certo che Gesù nascesse, predicasse, desse il suo esempio, facesse miracoli, morisse sulla croce, risuscitasse e ascendesse al cielo… Perciò è opportuno ribadire che il Natale è una festa di fatto pagana (usiamo il termine senza alcun tono spregiativo) e che sarebbe più corretto, se la vogliamo mantenere, darle un nuovo nome: per i romani era il&nbsp;<em>Dies natalis solis invicti</em>, noi potremmo sceglierne un altro, lasciando da parte gli aspetti cristiani, che in realtà – come spiegato – di veramente cristiano hanno poco o nulla. Il Natale è un impasto di sacro, profano e pagano, lo è sempre stato: l’adiacenza, accertata dal IV secolo d.C., con il 25 dicembre della festività pagana del “Dies natalis solis invicti”, ne fu già un primo indicatore.</p>



<p>E i cristiani? Hanno una festa i cristiani secondo il Nuovo Testamento? Sì, per chi la vuole celebrare:&nbsp;<em>cristiano</em>&nbsp;significa “seguace di Cristo”, e non si tratta di un impegno di qualche giorno all’anno! Il “Natale” dei cristiani è una festa – e al tempo stesso una fatica – quotidiana. E la sua stessa vita, giorno per giorno, a fianco del Signore, per protendersi verso la vita eterna (Giovanni 11:26).</p>



<p>Che ne direbbe dunque del Natale Gesù di Nazaret? Ebbene, Gesù è venuto per alcune ragioni specifiche: invitarci al pentimento (“Ravvedetevi e credete al Vangelo”, disse: Marco 1:15); essere l’Agnello di Dio che toglie il peccato dal mondo (Giovanni 1:29 – ma quanti si preoccupano ancora del peccato, termine quasi obsoleto?); indicarci la verità, la vita eterna, la via per giungere al Padre; insegnarci che le tradizioni umane non sono Parola di Dio e che diventare suoi discepoli significa entrare da una “porta stretta” (Matteo 7:13, 15:6.9); morire sulla croce, risorgere, salire al cielo e tornare per giudicare il mondo. Dovremmo chiederci, allora, se Cristo – che il Nuovo Testamento rivela quale Dio entrato da uomo nella Storia umana – al posto di una festa che non ha mai richiesto, non desideri molto, molto di più: vale a dire che ciascuno di noi, uscendo da una folla anonima e confusa, inizi a conoscerlo veramente, per diventare suo discepolo. Perché cristiani non si nasce, ma si diventa. Dividiamo la Storia in a.C. e d.C.: se sarà così anche per la nostra storia personale – e ciò significherebbe una nuova nascita, interiore – allora avremo davvero il nostro vero Natale. Ogni giorno.</p>



<p class="has-text-align-right"><em><strong>Valerio Marchi</strong></em></p>
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		<title>Il ritorno di Cristo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[@chiesadicristoudine]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Nov 2020 18:45:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Biblici]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Nuovo Testamento insegna che Gesù tornerà alla fine della storia di questo mondo. Questo articolo contiene le informazioni bibliche essenziali al riguardo, fissando alcuni punti affiancati dai versetti tratti da Vangeli, Atti degli Apostoli, Lettere apostoliche, Apocalisse.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il Nuovo Testamento insegna che Gesù tornerà alla fine della storia di questo mondo.<strong></strong></p>



<p>Ora, mentre ci si preoccupa per mille cose, questo fatto non pare minimamente interessare alla stragrande maggioranza delle persone: dimostrazione in più che, nella sostanza, non siamo un Paese di cristiani, giacché “cristiano” significa discepolo, seguace di Cristo”, e chi dice di esserlo dovrebbe essere massimamente interessato alla questione.<strong></strong></p>



<p>Diamo allora in questo articolo le informazioni bibliche essenziali al riguardo, fissando alcuni punti affiancati dai versetti neotestamentari di riferimento (tratti dunque da Vangeli, Atti degli Apostoli, Lettere apostoliche, Apocalisse), augurandoci che almeno qualcuno possa e voglia leggerli, per potersi regolare di conseguenza.<strong></strong></p>



<p>Può essere un modo per avvicinarsi alla Bibbia, oppure, per chi già l’avesse fatto, per approfondire e verificare un aspetto così decisivo. Da parte nostra saremo ovviamente felici di parlarne assieme con chi lo volesse. A confrontarci sulla Parola di Dio, insomma.<strong></strong></p>



<p><strong><u>Il ritorno di Cristo:</u></strong><strong></strong></p>



<p><strong>È proprio certo che avverrà?</strong><strong></strong></p>



<p>Sì, è una promessa precisa (Atti degli Apostoli 1:9-11; 1ª Corinzi 15; 1ª Tessalonicesi 4:16; 2ª Pietro 3:4)</p>



<p><strong>Ma quando avverrà?</strong><strong></strong></p>



<p>Non lo sa nessuno, potrebbe essere adesso come fra un secolo o chissà quando (Matteo 24:44.50, 25:13; 1ª Tessalonicesi 5:2; 2ª Pietro 3:10).</p>



<p><strong>Sappiamo almeno che cosa succederà?</strong><strong></strong></p>



<p>&#8211;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Sì, conosciamo l’essenziale, ciò che basta per regolarci, per prepararci, dunque per trarne le conseguenze pratiche (Ebrei 4:11, 10:30-31; 2ª Pietro 3:11.14.17-18; 1ª Giovanni 3:3).</p>



<p>&#8211;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Sarà l’<em>ultimo giorno</em>, la fine di questo mondo, di questo sistema di cose (Giovanni 6:39, 11:24; 1ª Corinzi 1:7-8, 15:24).</p>



<p>&#8211;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Dunque, tutto ciò che vediamo adesso sarà distrutto (2ª Pietro 3:10.12).</p>



<p>&#8211;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Non ci sarà più tempo per prepararsi, perciò dobbiamo pensarci per tempo (Matteo 25:1-13; cfr. Ebrei 9:27).</p>



<p>&#8211;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Seguirà una realtà completamente nuova (2ª Pietro 3:13; Apocalisse 21-22).</p>



<p>&#8211;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;I morti risusciteranno: prima quelli che sono morti in Cristo, ovvero in piena comunione con Lui (i veri credenti in Cristo, dunque) e poi gli altri (Atti degli Apostoli 24:14-16; 1ª Corinzi 15:23-24; 1ª Tessalonicesi 4:16).</p>



<p>&#8211;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;I veri discepoli trovati al ritorno di Cristo ancora viventi sulla terra saranno trasformati nei loro corpi e raggiungeranno il Signore nel Cielo (1ª Tessalonicesi 4:17; cfr. 1ª Corinzi 15:52).</p>



<p>&#8211;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Ci saranno la Risurrezione generale e il Giudizio Universale, ossia tanto per i giusti, quanto per gli ingiusti (Matteo 25:31-46; Giovanni 5:28-29; Romani 14:10-12; 2Pt 3:7)</p>



<p>&#8211;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Il Giudizio si baserà sull’aderenza o meno di ciascuno alla Parola di Dio (Giovanni 12:48; 2ª Corinzi 5:9-10; Apocalisse 20:12-13)</p>



<p>&#8211;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Il Signore separerà gli uni dagli altri (i suoi da chi non lo è) in modo irrevocabile (Matteo 25:32-33; Luca 16:23-26; Apocalisse 20:15).</p>



<p>&#8211;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Seguiranno la felicità eterna, nel luogo preparato dal Signore per i suoi discepoli (Giovanni 14:2), oppure le pene eterne, ovvero l’eterna lontananza da Dio (Matteo 13:43, 25:46; cfr. Marco 9:43-44; Apocalisse 20:10, 22:5).</p>



<p>&#8211;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Gesù sottoporrà a sé tutti i suoi nemici, consegnerà il Regno nelle mani del Padre e si sottoporrà a lui (1ª Corinzi 15:24-28).</p>



<p>&#8211;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;La morte sarà annientata, dunque la vita sarà eterna (1ª Corinzi 15:26.54).</p>



<p>&#8211;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Dio sarà tutto in tutti (in tutti i salvati, si intende – 1ª Corinzi 15:28) nella “Gerusalemme celeste”, espressione che troviamo nell’Apocalisse (vedi i brani sopra citati) per indicare il luogo meraviglioso preparato per la vita eterna con il Signore.</p>



<p><strong>La domanda finale non può che essere: ci stiamo preparando?</strong></p>



<p class="has-text-align-right"><strong><em>Valerio Marchi</em></strong></p>
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		<title>La resurrezione: una speranza viva.</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2020 08:06:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Qual era la speranza dei cristiani in epoca apostolica? La stessa che dev’essere oggi, perché rifarsi, dopo due millenni, alle radici della fede in Cristo, non è un esito nostalgico, ma un atto di fede che si fonda su una attenta lettura del del Nuovo Testamento.]]></description>
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<p class="has-drop-cap">Qual era la speranza dei cristiani in epoca apostolica? La stessa che dev’essere oggi, perché rifarsi, dopo due millenni, alle radici della fede in Cristo, non è un esito nostalgico. Si tratta, piuttosto, di valutare i contenuti e il senso della documentazione del Nuovo Testamento (che rimane assolutamente straordinaria, a prescindere dal giudizio che ciascuno possa esprimere): Vangeli, Atti degli Apostoli, Lettere apostoliche, Apocalisse.</p>



<p>Secondo quanto riferito dagli evangelisti Matteo, Marco e Luca (i tre cosiddetti “sinottici”), Gesù indica l’ignoranza delle Sacre Scritture e la sfiducia nella potenza di Dio quali cause di fondo di ogni scetticismo nei confronti della risurrezione (Vangelo di Matteo 22:29). Inoltre, nel Vangelo di Giovanni 11:25 Gesù afferma: «Io sono la risurrezione e la vita. Chi crede in me, anche se muore vivrà». Una pretesa simile o è vera o è falsa: non è ammessa una terza possibilità. Dobbiamo valutare bene e decidere.</p>



<p>L’apostolo Pietro, poi, nella sua 1ª Lettera (1:3) testimonia di «una speranza viva mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti»: non si dà perciò vera fede in Cristo senza la sua risurrezione, che peraltro l’apostolo Paolo considera «primizia» (ossia anticipazione e garanzia) della nostra (1ª Lettera ai Corinzi 15:20). E lo stesso apostolo Paolo scrive: «Se Cristo non è risorto, vana è la nostra predicazione e vana è pure la vostra fede … Se i morti non risorgono, allora mangiamo e beviamo, perché domani morremo», e coerentemente aggiunge: «Se Cristo non è stato risuscitato, noi siamo trovati falsi testimoni di Dio, perché abbiamo testimoniato che egli ha risuscitato il Cristo» (1ª&nbsp; Lettera ai Corinzi 11:14.32).</p>



<p>Frasi di questo tenore spingono a fare una scelta decisiva. Sulla realtà o meno della risurrezione, infatti, sta o cade il Cristianesimo. Se Cristo non è risorto, allora il Vangelo si riduce a una rete di menzogne, infatuazioni, allucinazioni o, nel migliore dei casi, mitologie e pie illusioni: e la «buona notizia» – tale il significato del termine «vangelo», dal greco&nbsp;<em>euanghèlion</em> – sarebbe solo una “bufala”. Una “fake news”, come&nbsp;si dice oggi.</p>



<p>Nella Lettera ai Romani 10:9 leggiamo: «Se con la bocca dichiari che Gesù è il Signore e se credi nel tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato». Ciò non significa esigere una fede priva di basi oggettive, e infatti il Vangelo di Luca (1:1-4) si presenta come un «resoconto ordinato», frutto dell’opera di chi ha «indagato accuratamente ogni cosa fin dall’inizio» presso«coloro che da principio furono testimoni oculari e ministri della Parola»: una storia teologicamente orientata, dunque, ma non per questo approssimativa o contraffatta.</p>



<p>Ora, raccogliendo i dati sparsi negli scritti neotestamentari, si può proporre uno sguardo sintetico delle apparizioni del Risorto.</p>



<p>&nbsp;Nel giorno stesso della risurrezione (cioè quello dopo il Sabato) secondo le testimonianze del quattro Vangeli e degli Atti degli Apostoli (non le citiamo tutte per non annoiare con un lungo elenco, ma sono facilmente verificabili nella parti finali dei Vangeli ed all’inizio degli Atti) Gesù risorto appare nell’ordine: a Maria Maddalena; ad altre donne che, come Maddalena, si sono recate al sepolcro; a Pietro; ad altri due discepoli sulla via di Emmaus (uno è Cleopa); al gruppo degli apostoli (senza Tommaso) e ad altri con loro a Gerusalemme.</p>



<p>La Domenica seguente il Risorto si presenta agli apostoli (con Tommaso) e ad altri discepoli a Gerusalemme.</p>



<p>Quindi, nell’arco di quaranta giorni, «con molte prove convincenti» e «parlando delle cose del regno di Dio», incontra cinque apostoli e altri due discepoli presso il lago di Tiberiade, in Galilea; poi più di cinquecento persone assieme, probabilmente in Galilea; ancora gli apostoli in Galilea; Giacomo il Minore; gli apostoli a Gerusalemme; ancora loro presso Betania, sul monte dell’Uliveto, nella settimana prima della Pentecoste ebraica (che cade sette settimane dopo la Pasqua ebraica), in occasione dell’ascensione, ordinando di attendere la discesa dello Spirito Santo e annunciare il Vangelo ovunque a partire da Gerusalemme: ciò che avviene a Pentecoste, quando Pietro predica con gli apostoli il Risorto e molti si convertono battezzandosi. Nasce così la prima comunità cristiana, la prima chiesa di Cristo.</p>



<p>Comunque sia e si creda, il “caso Gesù” è ancora aperto e siamo qui a parlarne. Vogliamo farlo assieme?</p>



<p class="has-text-align-right"><strong><em>Valerio Marchi</em></strong></p>
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		<title>Il nome di Dio nella Bibbia</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Nov 2020 21:06:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Come va chiamato Dio? Allo stato attuale delle nostre conoscenze, nessuno è in grado di dire come si pronunciasse esattamente il Suo nome nella lingua ebraica...]]></description>
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<p></p>



<p><strong>1. Yhwh: Jahvè o Geova o che cosa?</strong></p>



<p>La predicazione dei Testimoni di Geova (d’ora innanzi: TdG) ha sollevato dappertutto un certo interesse per il nome di Dio quale riportato nell’A.T. I TdG, discepoli dell’americana Società Torre di Guardia, affermano di essere gli unici testimoni di Dio, da essi chiamato «Geova». C’è però un problema che debbono affrontare e risolvere: allo stato attuale della documentazione in nostro possesso e delle nostre conoscenze, nessuno è in grado di dire come si pronunciasse esattamente il nome di Dio espresso nella lingua ebraica da quattro consonanti («tetragramma»). Inoltre, come vedremo avanti, «Geova» è pronuncia per certo sbagliata.</p>



<p><strong>2.&nbsp;Un problema linguistico</strong></p>



<p>Nella vita non è possibile fare un passo avanti se non si comprende la natura del problema da affrontare e risolvere. Se ho il mal di denti, vado dal dentista; se soffro di mal di gola o di male alle orecchie, vado dall’otorinolaringoiatra. Insomma, mi rivolgo ai dottori, agli specialisti del settore. Difatti, il panettiere non può curare i miei denti, e viceversa il dentista molto difficilmente potrà essere tanto bravo quanto il panettiere a confezionare il pane. Il concetto appare ancora più valido allorché si parla di problemi linguistici legati alla Bibbia. In tal caso, lo specialista a cui ricorre si chiama “filologo”, studioso specializzato nell’apprendimento delle lingue originali della Sacra Scrittura (che sono, nell’ordine, ebraico, aramaico e greco).</p>



<p><strong>3.&nbsp;Onestà e capacità degli scienziati</strong></p>



<p>Abbiamo dunque detto che il filologo è lo studioso o scienziato che può risolvere il nostro problema relativo alla pronuncia del nome di Dio in ebraico. In linea di principio, gli scienziati, fedeli all’amore per la verità, dovrebbero essere capaci e, specialmente, onesti dapprima con se stessi e poi con gli altri.</p>



<p>Quanto alla capacità, essi farebbero bene a dedicarsi a qualcos’altro (al giardinaggio, per esempio) se non fossero in grado di essere bravi scienziati. Non c’è niente di male ad essere incapaci. Il male sta nell’essere incompetenti e voler in ogni caso continuare nel campo della ricerca, combinando guai molto seri, guai a non finire, guai che lasciano il segno (spesso duraturo). Si tratterebbe di vano orgoglio, di assenza di responsabilità e, alla fin fine, di dolo. Lasciamo che quelli che sanno fare le cose continuino indisturbati a farle. Come detto, se non siamo capaci, facciamo altro: la vita comunque continua &#8230;</p>



<p>Quanto all’onestà, gli scienziati non devono pendere da una parte o dall’altra quando sono chiamati ad affrontare e risolvere i problemi. Purtroppo, questo non sempre accade nella vita, con risultati gravi, che scoraggiano le persone perbene, dedite al culto della verità e della correttezza.</p>



<p>Nel campo delle versioni bibliche accade che gli scienziati non siano sempre onesti – pur essendo indubbiamente capaci. Talora si ha a che fare con studiosi seri e capaci, che, non si sa per quale motivo specifico (o forse lo si sa troppo bene, e cioè per tirare acqua ad un certo mulino …) producono traduzioni chiaramente viziate di taluni, particolarissimi brani biblici.</p>



<p>Oltre al caso della traduzione delle Sacre Scritture prodotta dai TdG (vedi sotto), facciamo ora presente altri due esempi di pessime traduzioni che fanno capo, rispettivamente, a specialisti cattolici e a specialisti cattolici e protestanti insieme.</p>



<p>– <em>i fratelli di Gesù</em>.</p>



<p>I «fratelli» carnali di Gesù (cfr. Mt 13:55) vengono miracolosamente trasformati in «cugini» in alcune versioni cattoliche: il che è impossibile, visto che il greco usa due parole diverse per “fratello” (<em>adelphòs</em>) e “cugino” (<em>anepsiòs</em>). Oggi, grazie al buon senso e al pudore delle persone, nonché alla libertà che prima non esisteva, non si osa più in tal senso. Ma perché è stato fatto questo? Perché Maria, sempre vergine secondo la teologia cattolica, non può aver avuto altri figli (come la metteremmo, infatti, con il concetto di peccato originale, visto che Maria, sempre per la teologia cattolica, è anche stata concepita in modo immacolato, cioè senza peccato? I fratelli di Gesù – in realtà, fratellastri – avrebbero dunque solo mezzo peccato originale, quello passato loro dal povero Giuseppe).</p>



<p>– «<em>Tu sei Pietro</em> … ».</p>



<p>I cattolici e protestanti insieme, in una traduzione della metà degli anni Settanta diffusa in milioni di copie(<em>La Parola del Signore. Traduzione Interconfessionale in Lingua Corrente</em>), hanno osato dove neppure le aquile osano: il celebre (ma corretto) «Tu sei Pietro e su questa pietra io edificherò la mia Chiesa» diventa incredibilmente «Tu sei Pietro e su di te, come su una pietra, io costruirò la mia Chiesa». Perché questo capolavoro di cattolici e protestanti insieme, quando i cattolici da soli non si sono mai permessi, neppure avendo tutto il potere nelle loro mani? Bisognerebbe chiederlo a quegli studiosi non cattolici che hanno avallato la versione. Chi è un po’ addentro a certe cose, potrebbe pensare senza malizia che alla base vi siano stati motivi “politici” (altrimenti cose del genere non si fanno).</p>



<p><strong>4.&nbsp;La traduzione dei TdG</strong></p>



<p>I TdG hanno prodotto un loro traduzione delle Sacre Scritture. Da un punto di vista scientifico e filologico, si può dire, senza ombra di dubbio, che essa non è corretta. Per di più, non è possibile conoscere i nomi dei traduttori, che devono assumersi in proprio la responsabilità di quanto producono, rispondendo scientificamente ad eventuali critiche. Il che è grave, è cosa che non si fa.</p>



<p>I TdG manipolano i manoscritti greci del N.T. quando sostengono che la parola «Geova» (o il tetragramma ebraico) vi compare più di 200 volte: affermazione falsa da un punto di vista scientifico, perché in quei manoscritti «Geova» non ricorre mai.</p>



<p>I TdG traducono male il N.T. in molti casi: tra di essi Gv 8:58, in cui il greco <em>egò eimi</em>, “io sono”, diventa, nella prima edizione della loro traduzione (1967), “io sono stato” e, poi dopo planetarie proteste, “io ero” nella seconda edizione (1986). Perché è stata presentata una traduzione così sbagliata? Perché Gv 8:58 insinua fortissimamente (se non l’afferma palesemente) la divinità di Gesù (cfr. Es 3:14). La dichiarazione di Gv 8:58 non piace alla Società Torre di Guardia di Brooklyn, per la quale Gesù non è Dio.</p>



<p><strong>5. <img decoding="async" width="34" height="257" src="">Il testo ebraico</strong></p>



<p>Gli originali degli scritti biblici non sono stati ritrovati. È possibile ricostruirli grazie a copie manoscritte. La raccolta, l’esame e la collazione (cioè il confronto) dei manoscritti superstiti consentono agli studiosi di approntare l’edizione critica della Bibbia, vale a dire il testo più vicino agli originali perduti. Per quanto concerne la Bibbia, il testo originale dell’A.T. fu scritto in ebraico ed aramaico, mentre quello del N.T. in greco (per la precisione nella <em>koiné</em> ellenistica del I secolo, con vari ebraismi, latinismi e idiotismi). L’edizione critica più aggiornata del testo ebraico è la <em>Biblia Hebraica Stuttgartensia</em>, mentre quella del testo greco è la Nestle-Aland (XXVII edizione) o <em>The Greek New Testament</em> (IV edizione). Queste edizioni possono essere acquistate facilmente in librerie specializzate o in Internet.</p>



<p>L’alfabeto ebraico, scritto da destra a sinistra, si compone di sole consonanti. Il sistema vocalico, seppure usato (altrimenti non ci sarebbe stato eloquio), non veniva indicato nella grafia (lo stesso accade oggi nel moderno Stato di Israele, dove si scrive usando soltanto le consonanti, ma in questo caso la pronuncia è nota perché si tratta di una lingua parlata, ancora viva). Pertanto, i manoscritti biblici ebraici recano unicamente un testo consonantico.</p>



<p>Facciamo ora un esempio molto semplice d’inserzione di vocali in una parole consonantica: dalle tre consonanti <em>gdl</em> (che recano l’idea della «grandezza») si ha <em>gadàl</em> («essere grande») oppure <em>godèl</em> («grandezza»), e così via. Come si può facilmente arguire, sono le vocali che, cambiando all’interno di una parola, le conferiscono un senso diverso. È dunque di somma importanza la loro collocazione all’interno della parola.</p>



<p>Dalla seconda metà del primo millennio d.C., le vocali vennero aggiunte al testo consonantico ebraico dai Masoreti (o Massoreti, dall’ebraico <em>massòret</em>, «tradizione», «trasmissione»). Questi studiosi ebrei del testo consonantico conservarono una propria tradizione di pronuncia (detta «tiberiense», da Tiberiade, località della Palestina), esprimendola per l’appunto nella puntazione (ch’è, nelle lingue semitiche, il sistema di rappresentazione delle vocali mediante punti e linee) dello stesso testo consonantico. Da notare che essi apposero le vocali a distanza di più di quindici secoli dalla composizione del primitivo testo consonantico. Il testo preparato dai rabbini ebrei si dice «Testo Masoretico» (TM). I Masoreti imposero il loro sistema di pronuncia su altri sistemi di puntazione medievali, quali quello “babilonese” e quello “palestinese”. Le moderne edizioni critiche dell’A.T. sono basate sul TM.</p>



<p>Dunque, i Masoreti presero il tetragramma sacro e lo dotarono di vocali; ma quali vocali misero?</p>



<p><strong>6.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <img decoding="async" width="34" height="257" src="">Yhwh: il tetragramma sacro</strong></p>



<p>Nell’A.T. sono usati vari termini per designare «Dio». Tra questi ricordiamo <em>elohìm</em> e, soprattutto, il nome proprio di Dio, <em>yhwh</em>, scritto con le quattro lettere <em>yod</em>, <em>he</em>, <em>waw</em> (vàu), <em>he</em>. Il tetragramma viene reso (cioè “translitterato”) nei nostri caratteri in vari modi secondo il modo di trattare le lettere <em>yod</em>, <em>he</em>, <em>waw</em>, <em>he</em>: yhwh / yhvh / ihvh / ihwh / jhvh / jhwh. II sacro tetragramma ricorrerebbe ben 6823 volte nel TM (secondo la statistica del dizionario di Brown-Driver-Briggs), ma non risuona mai nel testo greco del N.T. (come invece sostengono erroneamente i TdG). Lo troviamo per la prima volta in Gn 2:4. Seguendo una rigidissima interpretazione di Es 20:7 e Dt 5:11, il tetragramma non venne più pronunciato nella lettura del testo sacro, sicché con il passare del tempo se ne perse la vocalizzazione e la pronuncia esatta.</p>



<p>Gli Ebrei presero a leggere <em>adonài</em> (“Signore”) allorché incontravano <em>yhwh</em>. L’ibrido ed erroneo <em>yehowah</em> nacque quando furono applicate al tetragramma le vocali proprie di <em>adonài</em> (ecco una spiegazione tecnica dell’errore: la prima <em>e</em> al posto della <em>a</em> di <em>adonài</em> si spiega grammaticalmente con l’esigenza di porre sotto lo <em>yod</em> lo <em>shewà</em> semplice invece che quello composto voluto dalla gutturale <em>alef</em> con cui comincia la parola <em>adonài</em>).</p>



<p>Dunque, qual è la pronuncia del tetragramma, se <em>yehowah</em> (divenuto «Geova» in italiano) è sbagliato. Sembrerebbe che, in base a rilievi filologici propri della lingua ebraica e alle trascrizioni greche presenti presso i cosiddetti “Padri della Chiesa”, la pronuncia più vicina all’originale fosse <em>yahwèh</em>. Beninteso, si tratta solo di un’ipotesi, certo la più accreditata, ma sempre ipotesi: nessuno infatti può dire con esattezza scientifica quale fosse la reale pronuncia del tetragramma. Ed è da ritenere che, probabilmente, non la conosceremo mai, e forse proprio per non idolatrare un nome &#8230;</p>



<p><strong>7.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <img decoding="async" width="34" height="257" src="">Il significato del tetragramma yhwh</strong></p>



<p>Gli studiosi discutono anche sul significato preciso del tetragramma. Si parla di una derivazione dalla radice <em>hwh</em> (<em>hawah</em>) <em>hyh</em> (<em>hayah</em>), che riveste un’ampia gamma di sensi: da “divenire”, “essere” ad “accadere”, “comportarsi”, “agire”. Quindi, se diamo credito a Es 3:14 (il brano principe per capire l’essenza del tetragramma), <em>yhwh</em> significherebbe qualcosa di simile a «Colui che è».</p>



<p><strong>8.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <img decoding="async" width="34" height="257" src="">Come leggere il tetragramma YHWH</strong></p>



<p>Bisognerebbe leggerlo semplicemente <em>adonài</em>, come fanno gli Ebrei da tempo immemorabile. Da rifiutare sono la grafia e la dizione «Geova», frutto di ignoranza. Quanto alle traduzioni, sarebbe bene lasciare inalterato il tetragramma <em>yhwh</em>, ma il lettore dovrebbe supplire mentalmente la pronuncia <em>adonài</em> (il che non è obiettivamente facile per tutti). Oppure si potrebbe rendere con «Signore», come fanno i traduttori ebrei (e non). La versione Riveduta, assai diffusa nel mondo non cattolico italiano, legge erroneamente «Eterno», che è piuttosto un’interpretazione del tetragramma. Come detto, mai, ad ogni modo, dovrebbe usarsi la parola «Geova», che è certamente errata.</p>



<p class="has-text-align-right"><em>Arrigo Corazza</em></p>
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		<title>Il senso della vita</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Nov 2020 08:04:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Abbiamo ancora tempo per domandarci: “Che senso ha la mia vita? Quali sono i miei obiettivi? Dove andrò dopo la morte?”. Un antico re d'Israele, Salomone, figlio di Davide, circa tremila anni fa ci ha trasmesso le sue considerazioni (scritte nel libro dell’Ecclesiaste), che sono vere e proprie perle di saggezza, valide per gli uomini di ogni tempo e luogo. ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="2775" class="elementor elementor-2775" data-elementor-settings="[]">
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<p class="has-drop-cap">Le molte distrazioni e i ritmi incalzanti imposti dal nostro stile di vita spesso ci impediscono di riflettere su temi profondi che riguardano il fine della nostra esistenza. Basti pensare a domande quali: “Che senso ha la mia vita? Quali sono i miei obiettivi? Dove andrò dopo la morte?”. Un antico re d&#8217;Israele, Salomone, figlio di Davide, circa tremila anni fa ci ha trasmesso le sue considerazioni (scritte nel libro dell’Ecclesiaste), che sono vere e proprie <b>perle di saggezza</b>, valide <strong>per gli uomini di </strong><b>ogni tempo e luogo</b>. </p>
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<p><b>Qual è lo scopo della nostra esistenza?</b></p>
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<p>Per molte persone l&#8217;obiettivo primario è <strong>il <i>piacere dei sensi</i></strong>, il <b>divertimento</b>: tanti, infatti desiderano ad esempio accumulare denaro, oppure sperano di vincerlo al gioco, per potersi comprare una casa o la più lussuosa automobile, possedere vestiti e gioielli di pregio, viaggiare per il mondo, &#8220;godersi la vita&#8221; con sempre nuove o nuovi amanti&#8230; <br>Ebbene, una volta realizzati tali desideri, scopriranno di non essere pienamente appagati, perché, a pensarci bene, ogni &#8220;piacere&#8221; ne richiede sempre uno nuovo, visto che dura solo per un po&#8217; di tempo e che, comunque, l’uomo tende a non accontentarsi mai di ciò che ha. Per chi vive in tal modo, gli interrogativi esistenziali resteranno senza risposta!</p>
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<p>Il re Salomone ha vissuto le esperienze più intense e svariate che si possa immaginare e non si è negato alcun tipo di soddisfazione, al punto da non avere più niente da chiedere. Dopo avere affermato che i piaceri della vita sono “vanità”, &nbsp;cioè sono effimeri e non sono “sostanziosi” per il nostro spirito, dà il più prezioso dei consigli: <em>«Temi Dio e osserva i suoi comandamenti, perché questo è <b>il tutto dell&#8217;uomo</b>» </em>(Ecclesiaste 12,13). <br>Il fine della nostra vita è proprio quello di cercare ciò per cui siamo stati creati: <strong>l’incontro con Dio</strong>. Egli ci ha donato la sua parola (la Bibbia), contenente tutto ciò che ci serve per trovarlo, conoscerlo, amarlo e seguirlo.</p>
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<p><b>Come si può dare il giusto senso alla vita?</b></p>
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<p>Bisogna <strong>acquisire la consapevolezza</strong> che il nostro cammino terreno prima o poi finirà e impostare di conseguenza il nostro <b>rapporto con Dio</b> e <b>con il prossimo</b>: <em>«È meglio andare in una casa in lutto, che andare in una casa in festa; poiché là è la fine di ogni uomo, e colui che vive vi porrà mente»</em> (Ecclesiaste 7,2). Per chi desidera il divertimento sempre e a tutti i costi, per chi fa gli scongiuri al solo sentire la notizia di una persona ammalata, per chi vuole vivere lontano dalle situazioni dolorose della vita, questo messaggio è <strong>pura follia</strong>. Per chi, invece, desidera imparare a crescere spiritualmente, <b>anche </b>attraverso la sofferenza, il dolore e la coscienza della morte, si tratta di una grande <b>opportunità</b>.</p>
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<p>Avete notato dai discorsi che si fanno in occasione di un funerale, come le persone sono colpite dalla miseria umana, dal <b>senso di impotenza</b> di fronte all’ineluttabilità della morte? Naturalmente non dovrebbe servire un funerale per pensare a tali cose, ma questi sono i momenti in cui inevitabilmente lo si fa. <br>L’importante è che dopo le belle considerazioni, e i momenti di intense emozioni, poi seguano i fatti, cioè una vita che cambi, con nuovi obiettivi e nuove prospettive, le prospettive di chi vuole <b>guardare al di là</b> del “mangiare, bere e divertirsi”, cercando, piuttosto, di ubbidire a Dio per poterlo un giorno incontrare e godere per sempre della sua presenza. <br><em>«Abbiamo lo sguardo fisso non alle cose che si vedono, ma a quelle che non si vedono, poiché le cose che si vedono&nbsp;sono&nbsp;solo per un tempo, ma <strong>quelle che non si vedono&nbsp;sono eterne</strong>» </em>(2ª lettera di Paolo ai Corinzi 4,18).</p>
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<p class="has-text-align-right"><em><b>Andrea Miola</b></em></p>
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