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	<title>morte &#8211; Chiesa Di Cristo Udine</title>
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	<description>Al Vangelo delle origini</description>
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		<title>«Ricordati che devi morire»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[@chiesadicristoudine]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Apr 2022 19:55:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[«Ricordati che devi morire!» / «Come?» / «Ricordati che devi morire!!» / «Va bene…» / «Ricordati che devi morire!!!» / «Sì, sì, mo&#8217; me lo segno, non vi preoccupate». Chi non ricorda questo esilarante dialogo tra un frate predicatore e Massimo Troisi nel film-cult del 1985 Non ci resta che piangere? Tuttavia, al di là [&#8230;]]]></description>
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<p>«Ricordati che devi morire!» / «Come?» / «Ricordati che devi morire!!» / «Va bene…» / «Ricordati che devi morire!!!» / «Sì, sì, mo&#8217; me lo segno, non vi preoccupate».</p>



<p>Chi non ricorda questo esilarante dialogo tra un frate predicatore e Massimo Troisi nel film-cult del 1985 <em>Non ci resta che piangere</em>? Tuttavia, al di là della riuscitissima battuta e della satira nei confronti di una certa ossessione per la morte, di stampo “medievale”, quell’ammonimento ce lo dovremmo davvero «segnare». Magari assieme ad un principio parimenti trascurato: il timore di Dio, che non per caso la Bibbia definisce <em>«principio di ogni sapienza»</em> (Proverbi 1:7). Pensiamo bene a quante cose della nostra vita individuale, famigliare e sociale assumerebbero una prospettiva assai diversa se, mentre godiamo – ci mancherebbe, è cosa del tutto lecita e consigliata – delle gioie, delle bellezze e degli splendidi doni che la vita sa offrirci, avessimo sempre presenti tanto la inevitabile caducità del nostro passaggio terreno, quanto la concreta possibilità di ritrovarci presto a rispondere a Dio del nostro modo di agire.</p>



<p>Invidie, bugie, insulti, disonestà, desideri smodati, furti, competizioni sfrenate, sete di ricchezza e di potere, perversioni, soprusi, inganni, violenze… Ebbene, giammai una persona veramente consapevole del fatto che ogni giorno può essere l’ultimo della propria vita – una vita di cui dovrà rendere conto – si lascerà andare a cose simili, senza cercare di emendarsi.</p>



<p>Il problema se lo dovrebbero porre a maggior ragione coloro che ricoprono ruoli di governo, giacché alle loro azioni seguono effetti peggiori e talora devastanti, come vediamo accadere anche nella nostra “civile” Europa (pubblichiamo questo articolo mentre divampa una terribile guerra in Ucraina). Un brano biblico dice: <em>«Chi governa con timore di Dio è come la luce del mattino senza nubi al sorgere del sole, che fa scintillare dopo la pioggia i germogli della terra»</em> (Secondo libro di Samuele 23:3-4); ma che dire di chi, pur di conquistare senza scrupoli ricchezze, potere e fama, governa senza timore di Dio, agendo come se dovesse vivere chissà quanto e come se non dovesse mai pagarne le conseguenze, dimenticandosi che tutti gli esseri umani – siano essi di “basso” o dl “alto” rango – rimangono <em>«meno di un soffio»</em> (Salmo 69:10 – si legga anche Lettera di Giacomo 4:14)? Polvere siamo e in polvere dobbiamo tornare (secondo l’antico, ma ancora mai smentito principio enunciato in Genesi 3:19). <em>«Nulla nel mondo abbiamo portato e nulla possiamo portarne via»</em> (Prima lettera a Timoteo 6:7) e anche l’uomo più ricco e potente, alla fine, <em>«nudo se ne andrà, com’era venuto»</em> (Ecclesiaste 5:15).</p>



<p>Dicendo queste cose rischiamo di fare la figura di quel frate predicatore nel film da cui siamo partiti. Nondimeno occorre, al di fuori della finzione e della comicità filmiche, recuperare almeno in parte sia quell’insistenza solo apparentemente anacronistica sulla fragilità della nostra vita sia l’imminente prospettiva di essere ritenuti irrevocabilmente responsabili delle scelte operate. In fondo, basterebbe questa “semplice” domanda di Gesù: <em>«Che giova all’uomo se guadagna anche tutto il mondo e poi perde la propria anima?»</em>; già, perché Dio <em>«renderà a ciascuno secondo il suo operato»</em> (Matteo 16:26-27). Infine, sempre Gesù narrò la storia di un uomo che aveva fatto una tale fortuna da non sapere neppure più né dove riporre le proprie ricchezze né come utilizzare la propria influenza; quel tale fece allora piani molto “saggi” e precisi per espandersi ancora, di più, sempre di più, e starsene al sicuro per sempre… <em>«ma Dio gli disse: Stolto, questa stessa notte la tua vita ti sarà ridomandata, e ciò che hai preparato di chi sarà?»</em> (Vangelo di Luca 12:20). Ecco, per l’appunto: «stolto» chiunque ragiona e vive come se potesse farlo per sempre su questa terra, o come se finisse tutto qui, o come se non ci fosse mai un Giudizio.</p>



<p class="has-text-align-right"><em><strong>Valerio Marchi</strong></em></p>
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		<title>Lazzaro, il silenzioso testimone dei segreti della morte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[@chiesadicristoudine]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Jan 2022 17:15:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Biblici]]></category>
		<category><![CDATA[aldilà]]></category>
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					<description><![CDATA[«Gesù non è venuto ad alterare il ciclo normale della vita fisica, liberando l’uomo dalla morte biologica, ma a dare a questa un nuovo significato» (J. Mateos – J. Barreto). «Lazzaro fu il silenzioso testimone dei segreti della morte» (A.T. Robertson). «Poiché dunque i figli hanno in comune sangue e carne, egli [Gesù] pure vi [&#8230;]]]></description>
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<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-241b6b852809f42e050f9c3d2599747f"><em>«Gesù non è venuto ad alterare il ciclo normale della vita fisica, liberando l’uomo dalla morte biologica, ma a dare a questa un nuovo significato»</em> (J. Mateos – J. Barreto).</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-e806d5f178d4d9802411a94710edd230"><em>«Lazzaro fu il silenzioso testimone dei segreti della morte»</em> (A.T. Robertson).</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-18e03def5fc0ff909312dcff95fa1818"><em>«Poiché dunque i figli hanno in comune sangue e carne, egli [Gesù] pure vi ha similmente partecipato, per distruggere, con la sua morte, colui che aveva il potere sulla morte, cioè il diavolo, e liberare tutti quelli che dal timore della morte erano tenuti schiavi per tutta la loro vita»</em> (Eb 2:14-15).</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-d3f98c3e1e4448b5f86d03fd780c8c5c">* * *</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-121837bf1eafcaa1eabf7ea5b9ba8d09"><strong>La grandezza del Vangelo di Giovanni</strong></p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-e832e0b6b40e8195ead0add119834d20">Che il Vangelo secondo Giovanni rappresenti una delle opere più illustri della Bibbia e dell’intera letteratura mondiale, è noto. Basti pensare al carattere, alla materia, allo stile e al messaggio del libro, scritto per generare la fede nel lettore (20:30-31). La persona storica di Gesù si staglia al centro di questa straordinaria opera: egli è il Logos incarnato, la suprema rivelazione divina, Dio che si manifesta all’umanità. Da un lato, il Vangelo di Giovanni è il libro delle autorivelazioni di Cristo (<em>«io sono»</em>); dall’altro, il Vangelo dei segni.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-7a611f1512f2e9d4c7879f7eed2b63ab">Sette sono le occorrenze dell’<em>egò eimì</em>&nbsp;nominale (<em>«io sono»</em>):</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-3080a5eef2999c820df3442a7b870210">1.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;il pane della vita (6:35,51);</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-1bd974b03120f96105c0db767470698a">2.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;la luce del mondo (8:12);</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-f213990e76b890aeb5a0e5bd7b6cd952">3.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;la porta delle pecore (10:7,9);</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-23aee10c06eab3d878881767da24535e">4.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;il buon pastore (10:11,14);</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-7d34a5f4a557aaff56f4e68e23734580">5.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;la risurrezione e la vita (11:25);</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-4c8751ea7f6a7bd1b698c91ea261888a">6.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;la via, la verità e la vita (14:6);</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-cf39a96705f0a4b873c54bdbdf50f9c3">7.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;la vera vite (15:1-5).</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-6af62eeb333d32a08c8de01f4330666f">Sette sono i segni (<em>semèia</em>; qualcuno traduce:&nbsp;<em>«miracoli»</em>) compiuti da Gesù:</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-2dcd4ee7534095ac0d623aebcea1c292">1.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;il cambiamento dell’acqua in vino durante le nozze di Cana (2:1-11);</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-1f280aea5dde49d35aa4567b4329aeb1">2.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;la guarigione del figlio dell’ufficiale regio (4:43-54);</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-01a45ab85da3004b3528c23c5860eb1c">3.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;la guarigione di un paralitico (5:1-18);</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-8c5d3e87bed4fdd0e0f0f226d502a1e0">4.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;la moltiplicazione dei pani (6:1-15);</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-9a2194bd5d8c5eaaeb1d9a12af62c067">5.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;il cammino sulle acque (6:16-21);</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-48539349285980a6c7ccb15fc348b7ad">6.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;la guarigione del cieco nato (9);</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-68b68046d91faf3bcc4ad3c3ab52bf86">7.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;la risurrezione di Lazzaro (11).</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-b27b8f6869f2fc1bfcf3dcf1f019901b">Gli studiosi sono concordi nel ritenere che proprio quest’ultimo segno, la risurrezione di Lazzaro, costituisca l’apice dell’attività di Cristo, sì da essere collocato come cerniera tra la prima e la seconda parte del libro. La risurrezione di Lazzaro è importantissima perché</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-5ca5c2c7c71a1b7a8b88bf0648cadb60">·&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;adempie l’affermazione di Gesù secondo cui egli avrebbe donato la vita (capitolo 5);</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-8a9783be616fdf9e2f53682a4eff4f0d">·&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;è la prefigurazione della morte di Gesù e della sua risurrezione;</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-71d530534b34414452d0b543247781a8">·&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;è la drammatizzazione della tematica Gesù / vita, che segue quella del Gesù / luce (capitolo 9: la guarigione del cieco nato);</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-360e6989357474ee1c80553e127e7d69">·&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;induce le autorità giudaiche a condannare Gesù.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-1313b109271b0dc95fe93eae84bb8dbf">Il perno di Giovanni 11 non è costituito tanto dalla risurrezione di Lazzaro in sé e per sé (Giovanni non si sofferma sui particolari del miracolo, né tantomeno sulle reazioni di Lazzaro o delle sorelle Maria e Marta o della folla numerosa: il fatto viene riassunto in soli due versi, 43-44), quanto piuttosto dal discorso di Gesù con Marta (vv. 21-27), discorso che esprime in termini inequivocabili la realtà del Cristo come datore di vita eterna, come signore sulla morte, come autore della definitiva salvezza del genere umano. È dunque possibile pensare che Marta (e non Lazzaro) sia la figura centrale di Giovanni 11. Il povero Lazzaro, strumento della gloria di Dio, sembrerebbe poco importante per Giovanni, che non riporta neppure una sola parola da lui proferita. Invece, si potrebbe pensare che Giovanni voglia porre in rilievo il&nbsp;<em>silenzio</em>&nbsp;di Lazzaro,&nbsp;<em>silenzio</em>&nbsp;che è davvero la chiave per capire la personalità dignitosa di un uomo partecipe di un’esperienza eccezionale: la risurrezione. Quell’uomo di Betania fu «il silenzioso testimone dei segreti della morte» (A.T. Robertson).</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-32cb5540c56ea4b12ba3599302524995"><strong>Lazzaro nelle fonti neotestamentarie</strong></p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-7d2d2302054070f92434f7548b2036d8">Pochissimi sono i dati tramandatici nel Nuovo Testamento circa Lazzaro. Anzitutto, bisogna ricordare che solo Giovanni si è adoperato in tal senso (nei capitoli 11 e 12). Luca parla di Maria e di Marta, sorelle di Lazzaro, ma non di lui (cfr. Vangelo di Luca 10:38-42. È noto infatti il silenzio dei sinottici sulla risurrezione di Lazzaro: il che ha fatto dubitare, da parte di alcuni critici, della storicità del fatto. Ma noi sappiamo, tra le altre cose, che Giovanni riporta una tradizione antica, attendibile e indipendente rispetto ai sinottici, che conservano pochi ricordi del ministero giudaico di Gesù).</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-0721739762a8658435566642fc4b55ad">Il nome «Lazzaro» era assai diffuso all’epoca di Gesù. Esso (abbreviazione di «Eleazar») equivale, in ebraico, alla frase: «Dio ha aiutato». Da Giovanni provengono alcune informazioni taciute da Luca: ad esempio, che egli era il fratello di Maria e di Marta, che tutti e tre potevano vantare un’amicizia con Gesù (Giovanni 11:5,11,36), il quale si ritirava presso la loro casa di Betania, villaggio a circa 3 km. da Gerusalemme, sulle pendici orientali del Monte degli Ulivi (Marco 11:11; 14:3; Luca 10:38-41).</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-17a9135dd5f9336169a0d088cac1c705"><strong>La risurrezione di Lazzaro (Giovanni 11)</strong></p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-01589a118aa39c81347df837589bcf72">Qualche settimana prima della passione di Cristo, Lazzaro si ammala gravemente (nulla si sa circa la natura della sua malattia). Richiesto di un intervento, Gesù, inaspettatamente, attende per due giorni prima di muovere verso Betania, insieme con il gruppo apostolico (al solito, gli apostoli non avevano compreso la profondità delle parole del Signore: cfr. 1-16). All’arrivo di Gesù a Betania, Marta si porta presso di lui e intesse un discorso estremamente delicato. Gesù le annuncia che Lazzaro, suo fratello, riavrà la vita fisica come segno della vita eterna, per la glorificazione del Padre e del Figlio. Gesù afferma di essere la risurrezione e la vita, stabilendo in modo chiaro la propria divinità e l’esigenza di essere accolto con fede nella vita della creatura umana, che, d’ora in avanti, è segnata dalla presenza del Cristo. Vita dell’uomo con Cristo oppure vita dell’uomo senza Cristo? (vv. 21-27).</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-ca240ced55d650293aa71b5fdd2bd38b">Dopo Marta, ecco giungere Maria e il seguito dei parenti intervenuto secondo le pratiche funerarie del tempo. Gli aspetti umani del dramma della morte si ripetono, così allora, come oggi, come sempre finché esisterà il presente secolo: piange Maria, piangono i Giudei, piange Gesù: il quale, in pari tempo, palesa un fremito di sdegno, quasi di collera (interessanti le annotazioni filologiche degli esegeti in merito ai verbi adoperati da Giovanni per esprimere lo stato d’animo del Signore:&nbsp;<em>embrimàomai</em>,&nbsp;<em>taràsso</em>,&nbsp;<em>dakrýo</em>). Contro chi o che cosa Cristo reagisce? Contro la poca fede degli astanti, ovvero contro la morte, potenza oscura? Comunque sia, ordina di rimuovere la pesante pietra che sigilla la tomba. Marta, per un attimo, è disorientata, temendo le sgradevoli conseguenze del caso, visto che Lazzaro vi giaceva già da quattro lunghi giorni: ma, all’incitamento del Signore, che le chiede di credere, si rassegna. La pietra viene rimossa: Gesù può ora richiamare l’amico a vita. Lazzaro emerge dall’oscurità della morte. Immaginiamo lo spettacolo. Giovanni nulla dice di specifico, ma possiamo immaginare la reazione delle sorelle del resuscitato, dei suoi parenti e della folla: il vederlo là dinanzi a tutti, con ancora i piedi e le mani bendati e il sudario (telo) sul volto.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-f208ceb5d44ed9556cf0fb576147e839">La Scrittura afferma che molti Giudei credono in Gesù dopo aver visto il miracolo; altri, però, appartenenti al mondo ostile al Signore, si recano dai Farisei e li informano del fatto (vv. 45-46). Convocato il Sinedrio, i dirigenti del giudaismo, privi di qualunque sensibilità di fronte a fatti talmente clamorosi e per converso spinti da crudo realismo politico, deliberano di ucciderlo (Giovanni 11:53). Ma, così facendo, non si accorgono di rendere il migliore beneficio alla causa di Dio. Il racconto della risurrezione di Lazzaro è veramente scritto con molta perizia, con finezza psicologica, con l’intendimento di annunciare importantissime verità spirituali. Giovanni non finisce mai di sorprenderci: egli è davvero un genio!</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-5926702a37728c93bc02e7001dee5c1e"><strong>Lazzaro: dopo la risurrezione (Giovanni 12:1-11)</strong></p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-a2071ab33402bec7add93c9f63b8ffc7">Il risuscitato appare nuovamente sei giorni prima della Pasqua (durante la settimana pasquale si consumerà la tragedia del Nazareno). L’occasione è classica: una cena, offerta al Maestro da Simone il Lebbroso, un Fariseo (Matteo 26:6-13; Marco 14:3-9; Luca 7:56-50). Anche Lazzaro partecipa: egli è diventato un personaggio famoso: la folla, sempre numerosa, che attornia Gesù, questa volta è attirata da lui, che rappresenta visibilmente la potenza dell’uomo di Nazareth. Ma i capi dei sacerdoti, assai preoccupati, deliberano l’uccisione di Lazzaro, perché&nbsp;<em>«</em><em>a causa sua, molti Giudei andavano e credevano in Gesù»</em>&nbsp;(Giovanni 12:11).</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-39b0a45aea5231d064b6c51ada513e80">Sulla fine di Lazzaro non esistono notizie certe; quelle poche autorevoli e degne di fede si chiudono con Giovanni. Al solito, anche la figura di Lazzaro è stata assorbita dalla tradizione cattolica, sicché si parla di una sua opera d’evangelizzazione in Provenza (Francia) e di una sua partecipazione all’episcopato a Marsiglia. Questa leggenda è tuttavia molto tarda, risalendo al XI-XII sec. d.C. Le fonti orientali attestano l’esistenza delle sue reliquie nell’isola di Cipro. Felice è la sorte di Lazzaro nell’arte: un miracolo così significativo non poteva sfuggire a una precisa caratterizzazione artistica, volta a dimostrare la fede nell’onnipotenza di Cristo e nella sicurezza della risurrezione.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-b8cf6740ed5d0aea6d38c1ffd6905998"><strong>I segreti dell&#8217;aldilà</strong></p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-d4beda8a8eeeaf434a6e154493e60543">Lazzaro merita di essere considerato come uno dei personaggi più ragguardevoli d’ogni tempo. Per intendere questa frase, è ora necessario inserire alcuni pensieri sulla morte e sui segreti di essa e dell’aldilà.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-5837a6719d2133fd19fffddf179b55e2">Ogni generalizzazione arbitraria è da condannare. Eppure, si può dire che, fin dall’origine del genere umano, il tema della morte ha rappresentato il problema principale della vita di ciascuna creatura umana, che si chiude con la morte. La morte fisica, fatta eccezione per il caso di Gesù, si è estesa ad ogni creatura. Che cos’è la morte? Perché si muore? Esiste una vita dopo la morte? Se sì, allora di quale tipo di vita si tratta? e così via: queste sono soltanto alcune delle domande che l’uomo, si pone, da sempre, intorno alla morte. L’universo è pieno di testimonianze del genere, sin dall’epoca preistorica (per la quale, in mancanza della scrittura, parlano i resti archeologici attestanti un insieme di credenze nella vita ultraterrena).</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-f9e471a84559c77bc9ea3e9ea4b7aaf5">Pare legittimo porsi queste domande, poiché se si vuole morire occorre anche saper vivere nella maniera giusta. Ma vivere con l’angoscia della morte significa essere già morti. Il cristiano, che ha accolto la rivelazione scritta di Dio, cioè la Bibbia, conosce molto bene ciò che egli volle renderci noto in modo definitivo, autoritario e chiaro circa la morte. Il cristiano non teme più la morte (Ebrei 2:14-15). Tuttavia, bisogna ammetterlo, ciò che il Signore ci ha rivelato non è tanto quanto basta a soddisfare la curiosità umana, che è inesauribile. Certo, lo Spirito Santo non ci ha detto come si vivrà nella vita futura ma ci ha rivelato i tratti essenziali dell’oltretomba: studiare i quattro Vangeli significa anche rendersi conto di quanto il Signore Gesù abbia detto in proposito.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-d31873a748a681000fb025d90c283913">Di per sé l’uomo non può giungere alla conoscenza dei segreti dell’aldilà (cfr. Giobbe 38:17): per farlo dovrebbe morire e poi tornare a questa vita per spiegarli. Forse, non è ciò che il ricco, oppresso nei tormenti dell’Ades, voleva che Lazzaro (solo omonimo del Nostro) facesse per avvertire i propri familiari di evitare la sua orribile sorte (Luca 16:19-31)? Questo brano è fondamentale per capire certe realtà della vita e della morte. La risposta di Abramo è significativa: i suoi familiari hanno la rivelazione di Dio (Mosè e i profeti); li ascoltino e vivano conseguentemente. Al che il tormentato (ben conscio dell’indole dei suoi) replica<em>: «No, padre Abramo; ma se uno va a loro dai morti, si ravvedranno»</em>. Abramo a lui:&nbsp;<em>«Se non ascoltano Mosè e i profeti, non si lasceranno persuadere neppure se uno dei morti risuscitasse»</em>. Quindi, è perfettamente inutile richiamare alla vita i morti e subissarli di domande, quasi che dopo si sia disposti a cambiare vita … Per cambiare vita non occorrono le rivelazioni né dei risuscitati né dei negromanti, bensì la conoscenza e l’applicazione della volontà di Dio, rivelata all’uomo da Cristo nel Nuovo Testamento Conoscere i segreti della vita e della morte equivale a vivere come Cristo comanda.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-b9554bfa5771c0cff03bd2ba71bd8e6e"><strong>Lazzaro: il silenzioso testimone dei segreti della morte</strong></p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-b0cf6580d795974e25c67c87e88379bc">Il silenzio: questa è appunto la chiave per comprendere la personalità di Lazzaro, del quale, come abbiamo detto, nessuna parola ci è giunta tramite gli autori sacri o tramite la tradizione collaterale o posteriore. Lazzaro era diventato famoso; e, pertanto, avrebbe potuto speculare sulla propria situazione. Eppure, a quanto pare, non lo fece, né lo fecero gli autori del Nuovo Testamento, che pure dovettero conoscere la sua storia. Certo è che un silenzio così pieno dimostra l’intelligenza, la disposizione e il rispetto di quest’uomo verso le cose di Dio. Lazzaro si sarà affaticato per difendersi dalla morbosa curiosità degli astanti, degli scansafatiche, accorsi per vederlo, toccarlo, per vivere l’eccitazione di un momento, che subito lascia il posto alla consuetudine e al peccato di sempre. Egli capì tutto del Cristo, del suo amico, giacché volle che soltanto Gesù parlasse dei segreti della vita e della morte. Lazzaro, a ben guardare, ebbe la benedizione di vivere un’esperienza del genere nel suo tempo: se essa fosse accaduta oggi sarebbe divenuto il dio dei mezzi d’informazione, l’idolo di miliardi di persone non interessate a Dio. Qualcuno avrebbe erroneamente potuto elevarlo al rango di “divinità”, grado che non gli spetta, in quanto la risurrezione di Lazzaro fu momentanea e in vista della gloria di Dio e di Gesù:&nbsp;<em>non si trattò di una risurrezione uguale a quella del Signore</em>. Anche Lazzaro, come ogni altro essere vivente, alla fine morì, portando definitivamente con sé la diretta conoscenza dei segreti dell’aldilà. Perciò, egli rappresenta uno dei più illustri personaggi d’ogni tempo: perché non ha voluto che la sua verità fosse diffusa, ma quella di Cristo.</p>



<p class="has-text-align-right has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-350cc0f29660f065c31a40ed248a580d"><strong><em>Arrigo Corazza</em></strong><strong><em></em></strong></p>



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<p class="has-text-align-center has-vivid-red-color has-text-color has-link-color wp-elements-fd009e55a4a190e53e2ede5bfb29e1ec"><strong>Hai domande sui contenuti dell&#8217;articolo o vuoi ricevere i nostri aggiornamenti?</strong></p>



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		<title>Il nostro &#8220;miglio verde&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 11 May 2021 20:01:20 +0000</pubDate>
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<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-34fed9c7331ed906c3e57d7799f04a0c">Di recente, un canale televisivo ha riproposto il film <em>Il miglio verde</em>, tratto da un romanzo di Stephen King. La pellicola ha ormai più di vent’anni, ma ricordo bene quando la vidi e la apprezzai per la prima volta. Ricordo anche alcune riflessioni – sempre attuali – che mi vennero in mente alla prima visione, e che adesso propongo a chi ci legge.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-5ac80e08eab27ad7f8ac559656ec510d">La storia è ambientata decenni addietro in un penitenziario statunitense della Louisiana, dove “miglio verde” era chiamato quel lungo corridoio – verde, per l’appunto – posto nel mezzo delle celle dei detenuti del “braccio della morte”: ogni condannato alla pena capitale, giunto il suo momento, doveva percorrere quell’angoscioso cammino per raggiungere la sedia elettrica.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-34cd47b4d9e8c82c65cd8544e664f8e9">Ora, per quanto sempre troppi, coloro che scontano una sentenza di condanna a morte inflitta da un tribunale umano sono una parte assolutamente esigua dell’umanità. Da un’altra ottica, tuttavia, la prospettiva può cambiare completamente: infatti, come non riflettere sul fatto che la nostra esistenza su questo pianeta è – da un certo punto di vista – un più o meno lungo “miglio verde”, un percorso sul quale ci avviamo fin dal giorno in cui veniamo concepiti? Se ci pensiamo bene, dunque, la nostra morte fisica è la “sentenza” più certa ed inevitabile del cammino terreno di ciascuno di noi: siamo tutti “condannati a morte” dalla nostra stessa vita.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-723344c1789fc859979131ef6356f7c9">Possiamo cercare il più possibile di non pensarci, oppure vivere apertamente angosciati dal pensiero della nostra fine, o immaginare che con la fine delle funzioni vitali del nostro corpo non resti più nulla di noi, o ancora ritenere che dopo vivremo tutti felici in un’altra splendida dimensione, a prescindere da quello che sia stato il nostro modo di condurci quaggiù… Ebbene, tre sono le cose, peraltro strettamente collegate l’una all’altra, che vorrei far notare in proposito, alla luce della Parola di Dio.</p>



<ol>
<li>Le Sacre Scritture parlano chiaramente di un destino ultraterreno per l’uomo, precisando che esso potrà essere felice (più che felice!) se avremo amato e – dunque ubbidito – Dio, mentre sarà infelice (più che infelice!) nel caso contrario: <em>«E questi </em>[coloro che non avranno seguito il Signore]<em> andranno nelle pene eterne, mentre i giusti nella vita eterna»</em> (Vangelo di Matteo 25:46).</li>



<li>Colui che ha vinto la morte, aprendo per chiunque lo desideri prospettive di vita eterna con Dio, è stato (ed è) Gesù Cristo: <em>«Io sono la risurrezione e la vita; chiunque crede in me, anche se muore, vivrà»</em> (Vangelo di Giovanni 11: 25): nonostante la morte fisica – intende – chi crede in Cristo proseguirà una nuova vita da risorti con Dio, nella beatitudine eterna. È per questo che si può dire che Gesù è venuto a <em>«liberare tutti quelli che per timore della morte erano tenuti in schiavitù per tutta la loro vita»</em> (Lettera agli Ebrei 2:15).</li>



<li>Tutti gli esseri umani infatti, in un modo o nell’altro, prima o dopo, ma spesso costantemente, e più o meno coscientemente, e che lo ammettano o meno, sono “schiavi” – cioè condizionati, oppressi, aggravati – dal pensiero della propria estinzione. Ebbene, solo il Signore può dare loro una vera e concreta tranquillità d’animo e un’aspettativa gioiosa e gloriosa per quel momento: <em>«È preziosa agli occhi del Signore la morte dei suoi fedeli»</em> (Salmo 116:15); <em>«Beati i morti che muoiono nel Signore»</em> (Apocalisse 14:13).</li>
</ol>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-93761083876c1046cc714257d90d8680">Stiamo attraversando tutti il nostro “miglio verde”, non sappiamo esattamente per quanto tempo ancora. Non è forse un ottimo motivo per conoscere il Signore, convertirci e seguirlo, affinché, invece di essere l’anticamera di una pena, questo percorso diventi un tragitto verso la luce di Dio? Riflettiamo su questo versetto che l’apostolo Paolo scrisse ai cristiani della città di Colosse, ma che vale tuttora per chiunque voglia diventare ed essere veramente cristiano: <em>«Quando Cristo che è la nostra vita apparirà</em> [nel senso che tornerà, alla fine del mondo] <em>allora anche voi apparirete con lui in gloria»</em> (Lettera ai Colossesi 3:4).</p>



<p class="has-text-align-right"><strong><em>Valerio Marchi</em></strong></p>
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