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	<title>cristiani &#8211; Chiesa Di Cristo Udine</title>
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		<title>Sapore di sale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[@chiesadicristoudine]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Aug 2025 15:37:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Biblici]]></category>
		<category><![CDATA[cristianesimo]]></category>
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					<description><![CDATA[C'è una fiaba in cui un re chiese alle sue tre figlie di esprimergli a parole il valore del proprio affetto. "Ti voglio bene come il sale" lo fece mandare su tutte le furie...
Qual è il senso della fiaba e, soprattutto, qual è il significato del sale nelle parole di Gesù rivolte ai suoi discepoli?]]></description>
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<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-fff1c54451bfc588a7f24958a3f6a178">Una nota fiaba narra la storia di un re, che chiese alle sue tre figlie di esprimergli a parole il valore del proprio affetto. Felice di sentire le prime due che parlarono in termini di perle preziose e oro, il re inorridì quando si sentì dire dalla terza <em>“ti voglio bene come il sale“</em> e la mandò via. In seguito, quando a causa di un evento accidentale, venne a mancare il sale a palazzo e tutte le pietanze avevano perso il loro sapore, il re capì il significato delle parole della figlia: “il mio affetto per te, padre, è qualcosa che dà senso, valore e riempie la vita di tutti i giorni insieme a te“. Il pentimento del re e la conseguente riconciliazione sono il lieto fine della fiaba.<br>La morale è chiara: il bene che si vuole a qualcuno non si misura con denaro, oro o gioielli, ma  è qualcosa di autentico e profondo, i cui frutti si percepiscono nella vita di tutti i giorni. </p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-a3bc749ff047acf67dcb3938d416904b"><strong>Il sale del cristiano</strong></p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-594a612ed5863dfe2b4babf5295948d0">Ascoltiamo le parole di Gesù nel Vangelo di Matteo <em>“Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore,</em> <em>con che cosa lo si salerà?”</em> (5,13).</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-a929282a8f444297efea7ef8018362e1">Poche ma pesantissime parole per parlare ai cristiani, a parer mio, in questi termini:</p>



<ul>
<li>nella vostra società, ovunque abitiate (questo significa la “terra”), siete <strong>chiamati ad essere</strong> persone sì positive e serene, che godono delle benedizioni quotidiane, ma anche affidabili, serie, misurate, oneste e senza le tante “stupidaggini” che riempiono purtroppo la vita di chi non ha altri pensieri che mangiare, bere e divertirsi;</li>



<li>sempre nel vostro ambiente (p.es. famiglia, amici, lavoro, scuola etc.) è importante che si vedano <strong>i frutti</strong> del vostro essere miei discepoli (cioè cristiani); perché non mi bastano le vostre parole o i vostri proclami: c’è bisogno di testimonianza della vostra fede in me (<em>“Non chiunque mi dice: &#8220;Signore, Signore&#8221;, entrerà nel regno dei cieli; ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.”</em> Matteo 7,21).</li>
</ul>



<p></p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-fd861b66e7af7df092dc3144bf21823b"><strong>Perfettino, quindi, che dà lezioni di morale?</strong></p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-91e39518583c7326ae5c0dec34bfb624">No, non è questo l’atteggiamento del cristiano, se consapevole prima di tutto di essere stato “graziato” in virtù del sacrificio di Gesù salvatore. Non perfetto, non superiore, ma una persona che si sforza seriamente di raggiungere quei <strong>valori morali e spirituali che richiede la vita cristiana</strong>, a cominciare dall’umiltà. Questo è il sapore del “sale” che riceve ogni credente.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-06c3e3220e5d26dd6012a4789f977e5c">Compito dei cristiani, quindi, è di acquisire questo sapore nella propria vita e di condividerlo con il prossimo. Se lo perdiamo, dice Gesù, non c’è niente e nessun altro che ce lo potrà ridare, come a ricordarci che solo Lui è la via, la Verità e la vita, la strada che porta al Padre celeste (Giovanni 14,6).</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-61b775b967a8db475386f919c5a2d071">Ecco quindi un altro valore che emerge dalle sue parole: la <strong>perseveranza</strong>. Proprio così: dopo aver imparato, praticato, testimoniato, è importante “rimanere in pista”, fiduciosi della sua promessa di restare sempre al nostro fianco (Matteo 28,20).&nbsp;</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-9de0840441bc9bd3eb5fee9d151b155d"><strong>La fiaba e le parole di Gesù</strong></p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-81a0c03635a15c3d996ea8b1c5c479fb">La fiaba ci insegna qualcosa di prezioso nei rapporti familiari ma, pur con la sua morale, ha il valore di una fiaba, mentre <strong>le parole di Gesù</strong> (queste come altre) sono impegnative e rivolte al cuore di ognuno di noi, al fine di farci riflettere sulla nostra interiorità, sulla nostra statura morale e spirituale (il sapore del sale), scuoterci dal profondo, farci dirigere i passi verso la strada da lui tracciata, incoraggiando il prossimo (con le parole e nei fatti) a fare altrettanto.</p>



<p class="has-text-align-right has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-757b7ee92b97c68b3040b22c446ffe24"><strong><em>Andrea Miola&nbsp;</em></strong></p>



<p></p>



<p class="has-text-align-center has-vivid-red-color has-text-color has-link-color wp-elements-fd009e55a4a190e53e2ede5bfb29e1ec"><strong>Hai domande sui contenuti dell&#8217;articolo o vuoi ricevere i nostri aggiornamenti?</strong></p>



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<p></p>



<p></p>


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		<title>Per una vera fede </title>
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		<dc:creator><![CDATA[@chiesadicristoudine]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Apr 2025 19:16:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Biblici]]></category>
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					<description><![CDATA[🎧 Ascolta questo articolo Ed egli, veduta la loro fede, disse a quello: «Uomo, i tuoi peccati ti sono perdonati». Questo versetto (Vangelo di Luca 5:20) racconta la guarigione di un paralitico portato a Gesù da quattro uomini e ci pone davanti a domande fondamentali. Se fosse possibile trovarsi ora nella stessa situazione davanti a [&#8230;]]]></description>
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<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-65c1caf7995c904991e0286ed077aac0"><em>Ed egli, veduta la loro fede, disse a quello: «Uomo, i tuoi peccati ti sono perdonati».</em></p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-1b59c4aa225b92d3cd885493a4f0cd8f">Questo versetto (Vangelo di Luca 5:20) racconta la guarigione di un paralitico portato a Gesù da quattro uomini e ci pone davanti a domande fondamentali. Se fosse possibile trovarsi ora nella stessa situazione davanti a Gesù, avrei tutta la fede che dimostra il paralitico? In un mondo dominato dall’egocentrismo, sarei circondato di amici pieni di fede, disposti a fare così tanto per la mia guarigione, oppure mi troverei da solo? Quale sarebbe la mia reazione alla risposta <em>«i tuoi peccati ti sono perdonati»</em>, quando invece avrei voluto sentirmi dire prima di tutto «<em>alzati e cammina</em>»?</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-35af7e3c72a2e4c3ad1626e22f85e423">Certo è che in una sola riga troviamo tanti insegnamenti e spunti di riflessione su cui potremo scrivere pagine e pagine: ad esempio il potere di Gesù di perdonare i peccati, l&#8217;importanza della fede come elemento che permette l&#8217;intervento divino, la connessione tra guarigione spirituale e fisica… e in particolare il fatto che, a differenza di quanto desidera la maggior parte degli uomini, per il Signore è assolutamente più importante la guarigione spirituale di quella fisica, e non viceversa.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-017e663f82804e513227ca2a3e9b9163">La premessa <em>«Veduta la loro fede»</em> ci insegna che la nostra fede è qualcosa che si vede, cioè deve tradursi in atti concreti: non è una parola al vento, o una teoria! Ecco perché Gesù, osservando la determinazione e la fiducia degli uomini che portavano il paralitico, ne riconosce pubblicamente la fede. <em>«La fede senza le opere è mort</em>a» (Lettera di Giacomo 2:26)<em>.</em></p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-332789f95333578d952cc3705666968d">Riflettiamo poi sulla frase: <em>«Uomo, i tuoi peccati ti sono perdonati»: </em>Gesù, con la sua autorità divina, prima di tutto pronuncia parole di perdono e dimostra, in quanto Figlio di Dio, di avere il potere di perdonare i peccati.&nbsp;</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-aefcda4eb1c974a9ff2e4a56f00dfd2c">Quindi la cosa più importante su cui soffermarsi in questo episodio è che il perdono dei peccati precede la guarigione fisica. Ci è mai capitato di attraversare un periodo particolarmente difficile della vita, un periodo di grande sofferenza, così lungo da farci anteporre la salute fisica a quella dell’anima, e di maledire Dio se non ce la concede, lasciandoci nelle sofferenze? È volontà&nbsp; del Signore Gesù che i suoi discepoli, con le preghiere quotidiane, ottengano la forza di sopportare anche i problemi di salute più gravi, preparandoli alle tentazioni che li accompagnano, e che nulla li smuova dal lottare per raggiungere l’obiettivo finale: <em>«Noi non siamo di quelli che si tirano indietro a loro perdizione, ma di quelli che credono per la salvezza dell&#8217;anima» </em>(Lettera agli Ebrei 10:39).</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-b64d47ffdeed8775a9ff902cbfbcf4be">Lasciamo che Dio operi nel nostro cuore attraverso la sua Parola, aprendolo alla fede. Abbandoniamoci a Dio invece di continuare ad indurire il nostro cuore come fece il faraone in occasione dei famosi episodi delle dieci piaghe d’Egitto che tutti più o meno conoscono.&nbsp;</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-0160ba23dad0dd71629232f9b1d0f6d9">La fede è <em>«fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono»</em> (Ebrei 11:1), è una certezza interiore che va oltre le evidenze dell&#8217;esperienza e che offre speranza in questa vita, nelle promesse di Dio, nella vita eterna. La vera fede in Dio ci fa capire quanto siamo piccoli davanti a Lui, ci trasforma da uomini orgogliosi a umili servitori, ci fa comprendere quanto siamo fragili e quanto questa vita non abbia nessun senso se non scegliamo di vivere alla luce di Dio. La fede ci porterà alla conversione e al ravvedimento affinché Lui ci possa vedere come uomini giusti.&nbsp;</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-2ad78d06a1c66121970de1fe8a8f0f2e">Soltanto camminando secondo Dio possiamo provare quel sentimento che non ci fa vivere nella paura; paura di ammalarsi, paura di stare male, paura del futuro, paura di morire troppo giovani, o paura di invecchiare nella solitudine e nella sofferenza. Sostanzialmente nella paura di quelle situazioni che non possono essere sotto il nostro controllo, e quindi, alla fin fine, paura di tutto!&nbsp;</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-51e405e3c5443be286d9854a1175e72e">La vera fede ci permette anche o di guarire dalle malattie, o di conviverci al meglio. Avere fede significa non dubitare mai della potenza di Dio per ogni cosa e in qualsiasi momento e non dubitare della potenza della preghiera fatta con cuore sincero, perché Dio ascolta la preghiera di chi sceglie di ravvedersi e convertirsi a Lui. Dio ascolta la preghiera fatta con fede, accoglie le richieste lecite e soprattutto le richieste che sono un bene per la nostra anima. La vera fede è riposta in Dio e non nelle nostre ricchezze, capacità, forze fisiche, e così via, perché tutto ci è stato dato da Dio e così come ci è stato donato, ci può essere anche tolto in un attimo. Ecco allora che dobbiamo farci una domanda: Com’è la mia fede? In cosa la ripongo? Siamo ancora in tempo per cambiare ciò che dentro di noi ci impedisce di avere quella fede buona, vera, forte, sincera e gradita a Dio.&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-001b0224c6050b019115e5d467e2b1a4">Donaci allora, Signore, la fede necessaria riguardo alla tua capacità e volontà di guarire le nostre anime. Aiutaci a desiderare il perdono dei peccati più di qualsiasi benedizione terrena o della vita stessa. Rendici capaci di credere al tuo potere di perdonare i peccati, perché solo così le nostre anime si eleveranno e andranno dove a te piace. Amen!</p>



<p class="has-text-align-right has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-016908d6b2a9460e7298d389337c57cf"><em>Remo Molaro</em></p>



<p></p>



<p class="has-text-align-center has-vivid-red-color has-text-color has-link-color wp-elements-fd009e55a4a190e53e2ede5bfb29e1ec"><strong>Hai domande sui contenuti dell&#8217;articolo o vuoi ricevere i nostri aggiornamenti?</strong></p>



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<p></p>
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		<title>Paolo non inventò, ma divulgò il Cristianesimo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[@chiesadicristoudine]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Feb 2025 15:40:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[🎧 Ascolta questo articolo Valerio Marchi, membro della nostra comunità, ha scritto un libro che, prendendo spunto da un lavoro del popolare scrittore e presentatore televisivo Corrado Augias, riflette su alcuni aspetti fondamentali della figura e dell’opera dell’apostolo Paolo. «Non sono più io che vivo, ma Cristo che vive in me»: scrisse così ai cristiani [&#8230;]]]></description>
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<p></p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-97ff6ff6fd9cf0644a5cafd12594de72"><em>Valerio Marchi, membro della nostra comunità, ha scritto un libro che, prendendo spunto da un lavoro del popolare scrittore e presentatore televisivo Corrado Augias, riflette su alcuni aspetti fondamentali della figura e dell’opera dell’apostolo Paolo.</em></p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-2fa0ecdbc84ff17bd83bd7d52019c975"><em>«Non sono più io che vivo, ma Cristo che vive in me»</em>: scrisse così ai cristiani della Galazia (Lettera ai Galati 2:20), una ventina di anni dopo la celebre conversione sulla via di Damasco, nel pieno della sua titanica opera di evangelizzazione, Saulo di Tarso, ovvero l’apostolo Paolo.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-53937488d194de4cd537b77e32b61947">Da zelantissimo paladino dell’ortodossia ebraica, inizialmente perseguitò i discepoli di Gesù che, testimoniando della Resurrezione del Nazareno, indicavano in lui il Messia. Ma, proprio mentre si recava a Damasco con il mandato delle autorità giudaiche di Gerusalemme per arrestare i cristiani, secondo lui pericolosi divulgatori di falsità religiose, incontrò il Risorto che si presentò in forma di luce accecante e lo costrinse alla cecità per tre giorni: indotto, così, a guardarsi dentro, e recuperata la vista, sia fisica sia interiore, iniziò a fare di quella fede che aveva tanto avversato lo scopo stesso della sua vita.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-e6586ad288119a68cf26a343d945ecbc">È questa, in sintesi, la versione offerta dagli Atti degli Apostoli, il libro del Nuovo Testamento in cui l’evento che ha fatto di Saulo/Paolo l’<em>Apostolo delle genti</em>&nbsp;viene presentato come uno snodo cruciale nell’espansione del cristianesimo in epoca apostolica: perciò, chi ritiene degno di fede il Nuovo Testamento vede in Paolo l’esempio più efficace, e senz’altro provvidenziale, di come il Vangelo possa trasformare le persone, indirizzandole alla salvezza.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-0715c2e73a6ce42ddefc05ac98184cba">Nondimeno, vi sono anche coloro che considerano Paolo un impostore, oppure un &#8220;caso clinico&#8221; con un carattere poco gradevole. Infatti, pur riconoscendogli una certa genialità e una tempra psicofisica invidiabile, i critici di Paolo di ieri e di oggi hanno scritto e scrivono pagine dure nei suoi confronti: senza andare a tempi lontanissimi, ci basti ricordare, nell’Ottocento, il giudizio di Nietzsche, che fra le altre cose dipinse l’uomo di Tarso come un “funesto cervellaccio” portatore non della “buona novella” del Vangelo, bensì di una “cattiva novella”.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-34112f22d3130a87b6670753a832ada5">Anche Corrado Augias, pur senza lasciarsi andare a epiteti in stile nietzschiano, ma dimostrando comunque di considerare il filosofo tedesco un suo punto di riferimento, non è tenero nei confronti di Paolo. Infatti, nel suo libro dal titolo&nbsp;<em>Paolo. L’uomo che inventò il cristianesimo</em>&nbsp;(Rai Libri, 2023) lo ha descritto come un soggetto collerico, nevrotico, orgoglioso, aspro, in preda a passioni carnali e capace solo di rado di cedere ai sentimenti più puri. Peraltro, non sono pochi gli scrittori che in pubblicazioni anche recenti lo definiscono esclusivista, megalomane, invasato, arrivista, delirante, manipolatore, e avanti di questo passo.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-b8a30ecd9ecb3e249ff2f59b6b09bc0a">Rinfocolando idee non nuove, Augias ritiene credibile il fatto che Paolo, vittima di una patologia neurologica, si sarebbe convinto di essere in contatto con il Signore e si sarebbe “impadronito” della figura di Gesù per “inventare” il cristianesimo e propagandare un “nuovo Dio”. Inoltre, assieme ad altri sostanzialmente sulla sua stessa linea, sostiene che Maria Maddalena – la prima a incontrare Gesù risorto – avrebbe avuto visioni “isteriche” o “allucinatorie”, da cui sarebbe nata l’illusoria credenza della Resurrezione, poi divenuta il cardine della predicazione paolina. Egli ipotizza addirittura, fra le altre cose – sempre sulla scia di autori del passato, in primis Ernest Renan – un’inverosimile tresca amorosa fra Paolo e la discepola Lidia.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-67905b69b827317ee758b4e6c4906edf">Si tratta, in sostanza, di congetture di vecchia data, riadattate con indubbie capacità narrative, che mescolano i dati biblici con vere e proprie &#8220;fantasie&#8221;.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-978ee20cb9ee733126efe197eed0e917">Per contro, il principio che attraversa il libro di Marchi,&nbsp;<em>Paolo. L’uomo che&nbsp;</em>non<em>&nbsp;inventò il cristianesimo</em>” (chi fosse interessato a riceverlo ci può contattare via email) è di rimanere fedele alla narrazione dei libri del Nuovo Testamento per sostenere, argomentando ogni affermazione, che Paolo era un tipo d’uomo molto sensibile, altruista, equilibrato, amorevole e, in sintesi, assai diverso da come altri lo dipingono. </p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-06dd0733586d14f48c9c636907dec7a5">Pertanto il fondamentale ruolo da lui ricoperto nell’approfondimento e nella divulgazione del Vangelo non fu il frutto di una sua invenzione arbitraria, ma è stato piuttosto lo sviluppo fedele e coerente dell’annuncio e dell’opera di Gesù Cristo.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-9632d32c8b8672da2d63b1f133e38e4d">Ritroviamo espresso questo concetto anche dalle parole di un altro apostolo, Pietro, che, come gli altri, si era preparato a dare la vita per diffondere il messaggio di Colui che ha fondato il cristianesimo: <em>Infatti vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del nostro Signore Gesù Cristo, non perché siamo andati dietro a favole abilmente inventate, ma perché siamo stati testimoni oculari della sua maestà.</em> (2ª lettera di Pietro, 1:16).</p>



<p></p>



<p class="has-text-align-center has-vivid-red-color has-text-color has-link-color wp-elements-fd009e55a4a190e53e2ede5bfb29e1ec"><strong>Hai domande sui contenuti dell&#8217;articolo o vuoi ricevere i nostri aggiornamenti?</strong></p>



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<p></p>
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		<title>Natale, nuovo anno: riflettiamo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[@chiesadicristoudine]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jan 2025 08:19:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Riflessioni in pillole]]></category>
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					<description><![CDATA[Nella prospettiva del Vangelo, la nascita di Gesù di Nazaret è avvenuta nella «pienezza dei tempi». Ciò indica l’adempimento del grande disegno di salvezza di Dio all’interno della storia umana.]]></description>
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<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-a3bb0bd987fb756547693c9f32b8d54a">Nella prospettiva del Vangelo, la nascita di Gesù di Nazaret è avvenuta nella&nbsp;<em>«pienezza dei tempi»</em>: così ci spiegano, nel Nuovo Testamento, brani come quelli delle Lettere ai Galati 4:4, agli Efesini 1:8-10, agli Ebrei 9:26. Ciò indica l’adempimento del grande disegno di salvezza di Dio all’interno della storia umana:&nbsp;<strong>una svolta decisiva</strong>&nbsp;che è a favore potenzialmente di tutti, ma poi, concretamente, solo di chi regola la propria vita su un&nbsp;<em>prima</em>&nbsp;e un&nbsp;<em>dopo</em>&nbsp;avere conosciuto Cristo.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-82e82d3e4b6e7ffa1d6c8e146022e6b3">Se la nascita, l’esempio e l’insegnamento di Gesù non ci inducono a&nbsp;<strong>vedere da un’angolazione nuova</strong>&nbsp;noi stessi e il mondo, e a vivere di conseguenza, diventando suoi discepoli e perciò imprimendo una svolta al nostro percorso, allora il bambinello nella mangiatoria potrà anche ispirare una passeggera tenerezza, certo… ma “a.C./d.C.” rimarrà a quel punto soltanto una meccanica indicazione cronologica.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-a2745895bd4c5d770350a2db1fbb95c9">Oltretutto, le&nbsp;<strong>radici extra-bibliche del Natale</strong>&nbsp;non sono certo un mistero. Consideriamo questi fatti: il Nuovo Testamento (che raccoglie gli scritti cristiani più autorevoli e più vicini all’epoca di Gesù) non dice nulla in proposito; i primi cristiani non conobbero alcuna celebrazione natalizia; non conosciamo né il giorno né il mese né l’anno in cui Gesù&nbsp;venne al mondo, ed&nbsp;è certo che il re della Giudea Erode il Grande (quello della strage degli innocenti: Vangelo di Matteo 2:1-16) morì nel 4 avanti Cristo: perciò Gesù nacque prima di quella data e&nbsp;ci troviamo nella singolare condizione di dover ammettere che, dal punto di vista storico, Gesù Cristo è nato… avanti Cristo!&nbsp;</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-60995ecb08bd1118ac53e5fd641f1454">E il 25 dicembre? Ebbene, nell’antichità quella data, legata al solstizio d’inverno, celebrava la vittoria del dio Sole sulle tenebre e si ricollegava anche al dio Saturno (il sole rinato era segno dell’avvicinarsi della primavera con i suoi nuovi frutti, e si usava scambiarsi doni tra amici e parenti). Il sole venne a un certo punto legato alla figura del Messia atteso dal popolo ebraico (il&nbsp;<em>«sole di giustizia»</em>&nbsp;di cui parla, nell’Antico testamento, il Libro del profeta Malachia 3:20-21) e identificato dai cristiani con Gesù, ma si trattò in realtà di una delle varie&nbsp;<strong>mescolanze fra paganesimo e cristianesimo</strong>.<strong></strong></p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-87dbc4d5533f304f984ce62a6a3970f7">Alla ricorrenza del 25 dicembre, inteso come giorno (leggendario) della nascita di Gesù, si aggiunse, in particolare a partire dal monaco Dionigi il Piccolo (vissuto a cavallo dei secoli V e VI), l’idea di stabilire uno spartiacque nella periodizzazione storica, distinguendo fra&nbsp;<strong>prima e dopo Cristo</strong>&nbsp;(e il 1° gennaio sorse da un’esigenza di razionalizzazione: iniziare l’anno con il primo giorno del mese successivo a dicembre). Un lungo percorso ha portato infine a quel calendario gregoriano che ci è familiare (ma non è così ovunque).<strong></strong></p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-506ff5433947999814f517b654ffdfd0">I cristiani, in realtà, non dovrebbero riferirsi alla nascita di Gesù e alla periodizzazione a.C./d.C. con una valenza collegata solo a convenzioni storico-pratiche, e tanto meno dovrebbero mescolare il significato dell’ingresso nel mondo della Parola che&nbsp;<em>«si fece carne»</em>&nbsp;(Vangelo di Giovanni 1:14) con usanze – di cui il Natale abbonda – estranee alla fede in Cristo. La messa a fuoco dovrebbe avvenire invece sul tempo inteso nella sua natura&nbsp;<strong>qualitativa</strong>&nbsp;e sul senso dell’esistenza in un’ottica escatologica, cioè proiettata verso i destini ultimi dell’umanità e di ciascuno di noi.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-b2c7ee29c203d3e6404b8a9ff0b17cd3">È la vita di chi desidera essere cristiano che dev’essere “a.C./ d.C.”: oggi non si usa quasi più la parola&nbsp;<strong>“conversione”</strong>, ma è ancora ciò di cui abbiamo urgentemente bisogno. Ricordiamo che il primo annuncio pubblico sia di Giovanni Battista – precursore di Gesù – sia di Gesù stesso, è stato questo:&nbsp;<em>«Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino: ravvedetevi e credete al Vangelo!»</em>&nbsp;(Vangelo di Marco 1:4.15; Vangelo di Matteo 3:2, 4:17). Gesù, poi, aggiunse:&nbsp;<em>«Se uno non è nato di nuovo, non può vedere il regno di Dio»</em>&nbsp;(Vangelo di Giovanni 3:3), e l’apostolo Paolo invita ancora oggi tutti noi a spogliarci del nostro&nbsp;<em>«uomo vecchio»</em>&nbsp;per rivestirci dell’<em>«uomo nuovo che si va rinnovando nella conoscenza a immagine del Creatore»</em>&nbsp;(Lettera ai Colossesi 3:9-10).</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-23f38a82b636242279efe30160b012a8">Il mondo, possiamo starne certi, fra una cosa e l’altra sostanzialmente non cambierà: anche nel 2025, come diceva un grande saggio dell’Antico Testamento, non vi sarà&nbsp;<em>«nulla di nuovo sotto il sole»</em>&nbsp;(Qohelet 1:9). Ciascuno di noi, però, ha il potere di cambiare se stesso: facciamolo seguendo il Signore, e allora potremo veramente dire&nbsp;<strong>“buon anno”</strong>!</p>



<p class="has-text-align-right has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-80f46b8bd0ccc0c036445ce701c33532"><em>Valerio Marchi</em></p>



<p></p>



<p class="has-text-align-center has-vivid-red-color has-text-color has-link-color wp-elements-fd009e55a4a190e53e2ede5bfb29e1ec"><strong>Hai domande sui contenuti dell&#8217;articolo o vuoi ricevere i nostri aggiornamenti?</strong></p>



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<p></p>
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		<title>Diventare santi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[@chiesadicristoudine]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Nov 2024 17:02:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Biblici]]></category>
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		<category><![CDATA[chiesa cristiana]]></category>
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					<description><![CDATA[🎧 Ascolta questo articolo La venerazione dei santi, sviluppatasi nel corso dei secoli dopo Cristo, non esisteva al tempo di Gesù e neppure nei primi secoli d.C.: si tratta, infatti, di uno sviluppo della teologia e della tradizione cattolica che non ha&#160;nulla&#160;a che fare&#160;con il Nuovo Testamento. Nel suo prezioso libretto&#160;L’inizio dell’era Cristiana. Una ricchezza [&#8230;]]]></description>
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<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-4ba7cb6bd6abcaa6a9d163d7ba37475a">La venerazione dei santi, sviluppatasi nel corso dei secoli dopo Cristo, non esisteva al tempo di Gesù e neppure nei primi secoli d.C.: si tratta, infatti, di uno sviluppo della teologia e della tradizione cattolica che non ha&nbsp;<strong>nulla</strong>&nbsp;<strong>a che fare</strong>&nbsp;con il Nuovo Testamento.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-d85d4b1dd3361595857ec8458eaef939">Nel suo prezioso libretto&nbsp;<em>L’inizio dell’era Cristiana. Una ricchezza perduta</em>, l’illustre biblista Luigi Moraldi scrisse: «La fede cristiana dei primordi, interrogata seriamente, è in ogni generazione fonte di rinnovamento e di vita». Ebbene, nella fede dei primordi, nel Nuovo Testamento, non esiste l’idea che qualcuno, dichiarato dagli uomini “beato” o “santo”, possa intervenire dall’Aldilà nel mondo dei vivi o addirittura mediare tra Dio e gli uomini: solo a Dio spetta il giudizio sugli esseri umani, solo Lui&nbsp;<em>«renderà a ciascuno secondo le sue opere»</em>, dichiarandoli salvati o meno (Lettera ai Romani 2:6), e&nbsp;<strong>l’unico</strong>&nbsp;<strong>mediatore&nbsp;</strong>fra Dio e gli uomini è Gesù Cristo (1ª Lettera a Timoteo 2:5-6).</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-e8e41e90ad47d1b65c9359aa3eae9c11">Certo, se scorriamo i Vangeli, le lettere apostoliche e gli altri scritti neotestamentari incontriamo numerosissime volte termini quali “santo/i, santificato/i, santificare, santificazione”, ma sempre per indicare i credenti in Cristo&nbsp;<strong>ancora</strong>&nbsp;<strong>presenti</strong>&nbsp;su questa terra. Biblicamente, infatti, essere “santo” significa essere “separato”, nel senso di dedicato a vivere una vita retta e pura per seguire il Signore: e si tratta di una richiesta che Dio fa ad ogni cristiano, nessuno escluso. Per rendere l’idea, il termine “cristiano/i” ricorre solo tre volte nel Nuovo Testamento, mentre “santo/i”, o “santificato/i” è uno dei modi più comuni per indicare chi accoglie la Parola di Cristo e la pratica.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-340a799dc930d7ca49b9238edf7b4de9">Per porgere&nbsp;<strong>qualche esempio</strong>, ecco l’inizio di due lettere dell’apostolo Paolo, che costantemente chiedeva ai cristiani di compiere la loro&nbsp;<em>«santificazione nel timore di Dio»</em>&nbsp;(2ª Lettera ai Corinzi 7:1):&nbsp;<em>«Paolo, apostolo di Gesù Cristo per volontà di Dio, ai santi che sono in Efeso e fedeli in Cristo Gesù»</em>&nbsp;(Lettera agli Efesini 1:1-2);&nbsp;<em>«A voi tutti che siete in Roma, amati da Dio, chiamati santi»</em>&nbsp;(Lettera ai Romani 1:7). L’apostolo Pietro, poi, scriveva così ai fedeli:&nbsp;<em>«Come Dio che vi ha chiamati è santo, voi pure siate santi in tutta la vostra condotta»</em>&nbsp;(1ª Lettera di Pietro 1:15). Infine, secondo l’Apocalisse di Giovanni (5:8) con&nbsp;<em>«preghiere dei santi»</em>&nbsp;si intendono quelle dei credenti che da qui si rivolgono al Signore, al “Padre nostro nei cieli” (Vangelo di Matteo 6:9).</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-74fb5f0b63e5602eb83286fe3e3ca497">Rivolgendosi al Padre in preghiera a pro dei suoi discepoli, Gesù disse:&nbsp;<em>«Santificali nella tua verità; la tua parola è verità»</em>&nbsp;(Vangelo di Giovanni 17:17).&nbsp;<em>Santificarci</em>&nbsp;significa conoscere la Parola di Dio, credere in essa e purificarsi conformandosi ai voleri del Signore,&nbsp;<strong>modellando la nostra vita</strong>&nbsp;sul suo insegnamento e sul suo esempio (i veri discepoli, infatti, vivono nel mondo ma non sono del mondo, cioè non si adeguano ai parametri negativi di questo mondo: Vangelo di Giovanni 15:18-19 e 17:14-16).</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-1dcfa77242f87319f5c7ac015aecbdc1">La nostra santificazione è un’impresa personale entusiasmante e possibile (altrimenti il Signore non ce la richiederebbe), però necessita di fede, costanza e impegno, al punto che&nbsp;<strong>Gesù ha avvisato</strong>:&nbsp;<em>«Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono coloro che entrano per essa. Quanto stretta è invece la porta e angusta la via che conduce alla vita!»</em>&nbsp;(Matteo 7:13-14). E lo scrittore sacro Giacomo chiede ai cristiani:&nbsp;<em>«Purificate i vostri cuori!»</em>, mentre l’apostolo Paolo ha scritto che il Signore Gesù&nbsp;<em>«ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e purificare per sé un popolo speciale, zelate nelle opere buone»</em>&nbsp;(Lettera a Tito 2:14).</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-5f2a9ad8ab4133afb1bfa170d5f7c0b3">Attenzione: questa “impresa” spirituale<strong>&nbsp;è necessaria&nbsp;</strong>e va compiuta con l’insostituibile aiuto di Dio, se vogliamo presentarci preparati davanti a Lui nel giorno in cui ci chiamerà:&nbsp;<em>«Ora il Dio della pace vi santifichi egli stesso completamente; e l’intero vostro spirito, anima e corpo siano conservati irreprensibili per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo»</em>&nbsp;(1ª Lettera ai Tessalonicesi 5:23).</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-52c91f58160c4f57a6112413de0ec715">Purtroppo, però, le persone ritengono in genere più comodo e facile vivere un po’ come pare loro e poi, eventualmente, richiedere l’intervento, diciamo anche la “raccomandazione” e l’<em>aiutino</em> di qualche nostro simile che –&nbsp;<strong>ci si illude</strong>&nbsp;– potrà intervenire a nostro favore… Ma non è così.</p>



<p class="has-text-align-right has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-e3fc9795e81ae9e9910c891a004b4e47"><em>Valerio March</em>i</p>



<p></p>



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		<title>Fermiamoci per un attimo&#8230;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[@chiesadicristoudine]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Oct 2024 20:12:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Chi non si è mai posto la domanda: che senso ha la mia esistenza?Nel momento in cui riusciamo ad estraniarci da questa vita caotica per fermarci un momento ariflettere sul nostro passato e su quanto può attenderci in un ipotetico futuro, se siamo razionali eonesti con noi stessi ricordiamo successi e insuccessi, gioie e sofferenze, [&#8230;]]]></description>
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<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-6ede3edd36dcaa29306bdc537866eba0">Chi non si è mai posto la domanda: che senso ha la mia esistenza?<br>Nel momento in cui riusciamo ad estraniarci da questa vita caotica per fermarci un momento a<br>riflettere sul nostro passato e su quanto può attenderci in un ipotetico futuro, se siamo razionali e<br>onesti con noi stessi ricordiamo successi e insuccessi, gioie e sofferenze, momenti felici e tristi, ma<br>soprattutto il continuo desiderio di sapere, il bisogno di conoscere la verità in un mondo nel quale<br>domina la menzogna: e allora troveremo una risposta. O meglio, <strong>una non-risposta</strong>….<br>Proprio così, una non risposta, perché se ci limitiamo a guardare la vita sotto un aspetto<br>immediato, materiale, naturale, tutto il nostro esistere, faticare, lavorare, stancarsi, divertirsi un<br>po’ per soffrire molto, giorno dopo giorno, anno dopo anno, non ha senso.<br><em>«La vita umana è come un pendolo che oscilla incessantemente tra dolore e noia, passando<br>attraverso l’intervallo fugace, e per di più illusorio, del piacere&nbsp;e della gioia»</em>: diceva così un celebre<br>filosofo dell’Ottocento, Arthur Schopenhauer.<br>Certo che un pensiero del genere non mette sicuramente allegria, ma se andiamo indietro di<br>molti secoli troviamo che un re di nome Salomone ci lasciò scritto nella Bibbia, nell’Antico<br>Testamento, qualcosa che nella sua cruda realtà può sembrare ancora più deprimente:<br><em>«Vanità delle vanità, tutto è vanità. Che vantaggio ha l&#8217;uomo da tutta la sua fatica in cui si<br>affatica sotto il sole?”</em> (Qohelet 1:2). L’autore biblico praticamente ci sta dicendo che anche i<br>momenti di gioia sono fugaci e alla fin fine lasciano dentro di noi un ricordo sempre più sbiadito.<br>Nel mondo impera un sistema malato che ci sfrutta, facendoci credere che se compreremo<br>una determinata marca di merendine avremo una famiglia perfetta e saremo belli e felici ogni<br>mattina, un mondo in cui siamo spinti ad indebitarci, in comode rate, per comprare macchine<br>nuove per il presunto bene del pianeta: così veniamo illusi che tutto diventerà più bello, che<br>potremo sentirci finalmente realizzati, apparendo ricchi e gioiosi agli occhi di chi ci guarda, mentre<br>giocando con le nostre insicurezze qualcuno prova a convincerci, mostrandoci stereotipi<br>irraggiungibili, che usando un certo profumo diventeremo affascinanti e irresistibili…<br><strong>Ebbene, in questo marasma ci dimentichiamo, ignoriamo e non teniamo in considerazione il<br>signore Dio onnipotente e creatore di ogni cosa.</strong> Non pensiamo più all’Unico che è stato fin dall’inizio e<br>continua ad essere veramente sincero con tutti, facendo ogni cosa per il nostro bene e<br>desiderando guidarci con i suoi comandamenti, che sono consigli sinceri e utili per tutti noi.<br>Perdiamo la nostra salute per guadagnare soldi, dopodiché spendiamo soldi per recuperare la<br>salute. Siamo annoiati nella nostra infanzia e non vediamo l’ora di crescere ma una volta cresciuti<br>vorremo tornare bambini… Che senso ha tutto questo?<br><em>«<a href="https://www.chiesadicristoudine.com/la-casa-del-lutto-e-la-casa-della-festa/">È meglio andare in una casa dove c&#8217;è lutto, che andare in una casa dove si fa festa, perché<br>quella è la fine di ogni uomo, e chi vive vi porrà mente</a>»</em> (Qohelet 7:2).<br>Sembra troppo pessimista? Frustrato? Fanatico?<br>Forse, può essere, ma vorrei invitare il lettore a fermarsi un attimo, a riflettere e ad astrarsi da<br>tutto ciò che lo circonda per ascoltare la propria coscienza, quella coscienza che Dio ci ha dato ma<br>che troppo spesso ignoriamo, quella coscienza che possiamo e dobbiamo alimentare attraverso la Parola di Dio, il Verbo che finalmente aprirà i nostri occhi e ci farà distinguere pienamente il bene<br>del male, ciò che è giusto da ciò che non lo è. Questo mondo non potrà mai darci la vera gioia e<br>pace, che possiamo trovare sicuramente solo in Dio.<br><em>«Ascoltiamo dunque la conclusione di tutto il discorso: Temi DIO e osserva i suoi<br>comandamenti, perché questo è il tutto dell&#8217;uomo. Poiché DIO farà venire in giudizio ogni opera,<br>anche tutto ciò che è nascosto, sia bene o male»</em> (Qohelet 12:13).</p>



<p class="has-text-align-right has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-bc9f45a671776f95d79b1658c5952560"><strong><em>Remo Molaro</em></strong></p>



<p></p>



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		<title>La casa del lutto e la casa della festa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[@chiesadicristoudine]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Aug 2024 14:14:05 +0000</pubDate>
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<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-82290f0d4c6ee2fb53cb13cf6bb0ed14"><em>«È meglio andare nella casa del lutto che nella casa della festa, perché quella è la fine di ogni uomo e chi vive vi potrà riflettere»</em>&nbsp;(Qohelet 7:2). Diceva così un saggio vissuto oltre duecento anni prima di Cristo, le cui riflessioni sulla condizione umana ci sono state tramandate dal libro dell’Antico Testamento che porta il suo nome (in alcune versioni della Bibbia è chiamato “Ecclesiaste”, che rende l’ebraico “Qohelet”, ovvero qualcuno che si rivolge ad una assemblea, ad un uditorio).</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-ae9d394e8f4a80e5d19d5fc8826454f9">Qohelet ricordò altresì che ogni essere umano lascia prima o poi questo mondo&nbsp;<em>«nudo com’era venuto, com’era uscito dal grembo di sua madre»</em>&nbsp;(5:15). Egli echeggiò il detto di Giobbe 1:21:&nbsp;<em>«Nudo sono uscito dal grembo di mia madre e nudo vi ritornerò: il Signore ha dato, il Signore ha tolto…»</em>. E Giobbe, a sua volta, aveva ripreso l’eterno principio:&nbsp;<em>«Tu sei polvere, e in polvere ritornerai»</em>&nbsp;(Genesi 3:19).</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-1f8314c0dcf32ecffd7bfcc0e153546c">Nel Nuovo Testamento, l’apostolo Paolo espresse il medesimo concetto:&nbsp;<em>«Non abbiamo portato nulla nel mondo e nulla possiamo portarne via»</em>. Lo scopo era di esortare alla sobrietà:&nbsp;<em>«Quando abbiamo di che mangiare e di che coprirci, saremo di questo contenti»</em>&nbsp;(1ª Lettera a Timoteo 6:7-8).</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-895c7d92b6dff8413f0cd12f204681e3">Ricordarci dei nostri cari che non ci sono più va bene, ma attenzione: l’enfasi dovrebbe essere posta prima di tutto sulla nostra condizione, su di noi che ancora siamo qui. Dovremmo riflettere sulla nostra vita, sul nostro modo di essere e di comportarci, sui nostri valori e obiettivi, su ciò a cui diamo veramente peso, su ciò che lasceremo come eredità morale e spirituale. E, ovviamente, sul nostro rapporto con Dio.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-6f0b2f2eb960db72e38c2e2110dbde8a">Un brano del Vangelo di Luca (9:59-60) riferisce che un giorno Gesù invitò un uomo dicendogli:&nbsp;<em>«Seguimi!»</em>, ma quel tale rispose:<em>&nbsp;«Signore, permettimi prima di andare a seppellire mio padre»</em>. Richiesta comprensibilissima, certo, ma se il Qohelet sapeva provocarci, ebbene, Gesù sapeva addirittura scandalizzarci. La sua risposta fu infatti:&nbsp;<em>«Lascia che i morti seppelliscano i loro morti, ma tu va ad annunciare il regno di Dio»</em>. La frase appare sulle prime enigmatica. Forse Gesù non apprezzava il desiderio di un figlio che intendeva dare una degna sepoltura e il dovuto onore al proprio padre defunto? No, non è questo il punto…</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-01ef7ce9a5ff5fd41678f6fab9b83a4e">E allora, che cosa volle dirci il Signore? Evidentemente egli sapeva che, spesso, ricordarsi dei defunti, anche se devotamente e affettuosamente, può diventare un modo per pensare più a loro che a noi stessi, alle nostre responsabilità, al nostro rapporto con Dio. Ma, se sbagliamo prospettiva, allora i veri morti siamo noi (<em>«lascia che i morti seppelliscano i loro morti…»</em>):&nbsp;<em>morti</em>&nbsp;perché di fatto lontani da noi stessi, da Dio, dall’unica cosa che conta (<em>«che giova all’uomo se guadagna tutto il mondo e poi perde la propria anima?»</em>, disse ancora Gesù in Matteo 16:26). Lontani anche dal senso del peccato (parola fuori moda, ormai…) e da ogni stimolo di ravvedimento e conversione, scivolando sconsideratamente verso la nostra fine terrena.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-7f99061854efb0d9c85c784cd30d376d">Quando il&nbsp;<em>«figliol prodigo»</em>, dopo aver sperperato tutto,&nbsp;<em>«tornò in sé»</em>, finalmente si pentì e tornò al Padre, che di lui disse:&nbsp;<em>«Era morto ed è tornato in vita»</em>&nbsp;(Vangelo di Luca 15:32). Fisicamente il figlio era rimasto sempre in vita, ma dentro di sé aveva avuto bisogno di rinascere, perché era&nbsp;<em>morto</em>. Il vero problema è sempre quello di essere spiritualmente vivi mentre siamo ancora in questo mondo, e la&nbsp;<em>«casa del lutto»</em>&nbsp;deve aiutarci a riflettere su noi stessi, prima che a piangere sui (fisicamente) morti. </p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-bb1c58bf825badf7a02d3761cb391f23">Gesù non ci richiede di essere tristi né pessimisti, anzi, desidera che siano sereni e allegri nella speranza che abbiamo riposto in Lui, ma, allo stesso modo, ci esorta affinché la nostra vita non sia improntata alla ricerca della&nbsp;<em>«casa della festa»</em>&nbsp;(o della semplice distrazione), ma che le inevitabili occasioni che la vita ci prospetta di piangere sui morti diventino delle opportunità di cambiamento interiore.</p>



<p class="has-text-align-right has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-9459d77f7c024e976c6243c9e8bcf806"><strong>Valerio Marchi</strong></p>



<p></p>



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		<title>Da Abramo a Gesù di Nazareth a noi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[@chiesadicristoudine]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jun 2024 16:09:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Biblici]]></category>
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					<description><![CDATA[🎧 Ascolta questo articolo La recente ricorrenza musulmana della Festa del Sacrificio, che celebra un famoso gesto di fede di Abramo, ha avuto eco anche nelle cronache nazionali e locali italiane. Ricordiamo che la figura di Abramo è centrale per Ebraismo, Cristianesimo e Islam. Per i cristiani, può essere una buona occasione per riflettere sul [&#8230;]]]></description>
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<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-a450adaa863327b76bd23085cbbce4c1">La recente ricorrenza musulmana della Festa del Sacrificio, che celebra un famoso gesto di fede di Abramo, ha avuto eco anche nelle cronache nazionali e locali italiane.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-852d34e98f1698a83b6b35382356cdf6">Ricordiamo che la figura di Abramo è centrale per Ebraismo, Cristianesimo e Islam.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-020d824f6dd0ba78885e13ce4c5d364a">Per i cristiani, può essere una buona occasione per riflettere sul fatto che il più delle volte essi sono ignari di ciò che la figura di quel patriarca biblico rappresenta per loro. Al fine di riscoprirlo – e, auguriamoci, per trarne incoraggiamento e desiderio di saperne di più – occorre riferirsi alla Bibbia.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-efc0ef61ac197d4a226f4f512c36d216">Il primo libro dell’Antico Testamento elenca <strong>tre fondamentali promesse </strong>rivolte da Dio ad Abramo (Genesi 12:1-3), la cui vita è collocata nel secondo millennio a.C.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-a8827ed671e51ddf0c1c02fd1fda99be">Una promessa fu quella secondo cui <strong>Abramo e Sara</strong>, nonostante l’età avanzata di entrambi e la sterilità della seconda, <strong>avrebbero avuto una progenie destinata a diventare un grande popolo</strong>. E difatti, seppure dopo una lunga attesa, essi generarono finalmente figli e diedero inizio al popolo d’Israele.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-f6c8b8fa76999e445751f71b21e73482">Un’altra promessa, realizzatasi secoli dopo con l’ingresso del popolo d’Israele nella terra di Canaan, si riferiva alla conquista della “<strong>Terra Promessa</strong>” sotto la guida del condottiero che succedette a Mosè, ovvero Giosuè, dal quale prende il nome il sesto libro dell’Antico Testamento.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-37b035a5111cb1170b9fcc8b89e1deac">Rimaneva un’ulteriore promessa – esplicitamente ripresa nel Nuovo Testamento in brani quali Atti degli apostoli 3:25, Lettera ai Galati 4:17, Lettera ai Ebrei 11:17-19 –, secondo cui <strong>un giorno <em>«tutte le famiglie della terra»</em> sarebbero state benedette spiritualmente grazie all’ubbidienza di Abramo</strong>, la cui fede fu messa alla prova in varie circostanze, anche in modo estremo: egli accettò infatti – benché, possiamo immaginarlo, fra mille tormenti interiori – a sacrificare il figlio Isacco su comando di Dio; ma Dio stesso, quando vide che Abramo, pur di essergli fedele, era pronto ad eseguire quell’atto tremendo, lo fermò prima che lo facesse: Genesi 22:12. In base alla promessa di una futura benedizione per tutti, Abramo (il cui nome significa “padre grande”: Genesi 11:26) divenne Abrahamo (“padre di una moltitudine”: Genesi 17:5).</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-df6405448be8b04707b00f6b924c6683">Nella prospettiva cristiana, <strong>quest’ultima promessa si è avverata con l’avvento del Figlio di Dio</strong>, Gesù Cristo, il Messia – che come uomo, secondo i Vangeli di Matteo 1:2 e Luca 3:34, è discendente da Abrahamo – e con il conseguente annuncio della salvezza alla portata di tutti gli esseri umani di ogni tempo e luogo.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-090e205bde325617087e06bd9cb36075"><em>«</em><em>Andate dunque, e fate discepoli di tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo,&nbsp;insegnando loro di osservare tutte le cose che io vi ho comandato. Or ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine dell&#8217;età&nbsp;presente. Amen»</em>: è questo l’incarico dato da Gesù agli apostoli nel Vangelo di Matteo 28:19-20, ed è questa la straordinaria “buona notizia” (tale è il significato del termine “Vangelo”, dal greco <em>euangélion</em>) recataci dal Signore.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-02acf746801dd0ad2b8dee4033fcef25">Nel Vangelo di Giovanni 3:16 leggiamo: <em>«Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna»</em>. Già, perché ad Abrahamo fu risparmiato, sì, di sacrificare suo figlio; ma per il perdono dei nostri peccati, e dunque per la nostra salvezza, <strong>Dio</strong>, come ci ha lasciato scritto l’apostolo Paolo, <em><strong>«non ha risparmiato il suo proprio Figlio»</strong></em> (Lettera ai Romani 8,32). Perciò lo stesso Paolo ha aggiunto: <em>«Se siete di Cristo, siete dunque <strong>progenie di Abrahamo</strong>, <strong>eredi secondo la promessa</strong>»</em>. Infatti i cristiani sono <em>«alla maniera di Isacco, figli della promessa»</em> (Lettera ai Galati 3:29 e 4:28).</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-d675c8a062b596ca92f13c74700c41b2">Da tutto ciò possiamo capire perché Gesù disse: <em>«Abrahamo giubilò nella speranza di vedere il mio giorno: lo vide e se ne rallegrò»</em> (Vangelo di Giovanni 8:56). Abrahamo “vide” con gli occhi della fede, cioè con la piena fiducia che la terza promessa di Dio si sarebbe compiuta nel giorno – alla sua epoca ancora molto lontano – della venuta del Messia: Gesù, per l’appunto.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-faa09e78c62111d0b46465739ea6b241">Occorre che i cristiani, oltre ad esprimere, come spesso fanno, i propri variegati pareri nei confronti della realtà islamica (che, con la sua sempre più marcata presenza, sollecita sia l’opportunità sia il desiderio di confrontarsi con essa), riprendano il filo e il senso della fede in Cristo, ricominciando, come nel caso della figura di Abramo, dalle sue radici.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-ace55936d06b8cf8a592e7746952d4f0">Giugno 2024</p>



<p class="has-text-align-right has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-80f46b8bd0ccc0c036445ce701c33532"><em>Valerio Marchi</em></p>



<p></p>



<p class="has-text-align-center has-vivid-red-color has-text-color has-link-color wp-elements-fd009e55a4a190e53e2ede5bfb29e1ec"><strong>Hai domande sui contenuti dell&#8217;articolo o vuoi ricevere i nostri aggiornamenti?</strong></p>



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