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	<title>aldilà &#8211; Chiesa Di Cristo Udine</title>
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		<title>Natale, nuovo anno: riflettiamo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[@chiesadicristoudine]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jan 2025 08:19:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Riflessioni in pillole]]></category>
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					<description><![CDATA[Nella prospettiva del Vangelo, la nascita di Gesù di Nazaret è avvenuta nella «pienezza dei tempi». Ciò indica l’adempimento del grande disegno di salvezza di Dio all’interno della storia umana.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-a3bb0bd987fb756547693c9f32b8d54a">Nella prospettiva del Vangelo, la nascita di Gesù di Nazaret è avvenuta nella&nbsp;<em>«pienezza dei tempi»</em>: così ci spiegano, nel Nuovo Testamento, brani come quelli delle Lettere ai Galati 4:4, agli Efesini 1:8-10, agli Ebrei 9:26. Ciò indica l’adempimento del grande disegno di salvezza di Dio all’interno della storia umana:&nbsp;<strong>una svolta decisiva</strong>&nbsp;che è a favore potenzialmente di tutti, ma poi, concretamente, solo di chi regola la propria vita su un&nbsp;<em>prima</em>&nbsp;e un&nbsp;<em>dopo</em>&nbsp;avere conosciuto Cristo.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-82e82d3e4b6e7ffa1d6c8e146022e6b3">Se la nascita, l’esempio e l’insegnamento di Gesù non ci inducono a&nbsp;<strong>vedere da un’angolazione nuova</strong>&nbsp;noi stessi e il mondo, e a vivere di conseguenza, diventando suoi discepoli e perciò imprimendo una svolta al nostro percorso, allora il bambinello nella mangiatoria potrà anche ispirare una passeggera tenerezza, certo… ma “a.C./d.C.” rimarrà a quel punto soltanto una meccanica indicazione cronologica.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-a2745895bd4c5d770350a2db1fbb95c9">Oltretutto, le&nbsp;<strong>radici extra-bibliche del Natale</strong>&nbsp;non sono certo un mistero. Consideriamo questi fatti: il Nuovo Testamento (che raccoglie gli scritti cristiani più autorevoli e più vicini all’epoca di Gesù) non dice nulla in proposito; i primi cristiani non conobbero alcuna celebrazione natalizia; non conosciamo né il giorno né il mese né l’anno in cui Gesù&nbsp;venne al mondo, ed&nbsp;è certo che il re della Giudea Erode il Grande (quello della strage degli innocenti: Vangelo di Matteo 2:1-16) morì nel 4 avanti Cristo: perciò Gesù nacque prima di quella data e&nbsp;ci troviamo nella singolare condizione di dover ammettere che, dal punto di vista storico, Gesù Cristo è nato… avanti Cristo!&nbsp;</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-60995ecb08bd1118ac53e5fd641f1454">E il 25 dicembre? Ebbene, nell’antichità quella data, legata al solstizio d’inverno, celebrava la vittoria del dio Sole sulle tenebre e si ricollegava anche al dio Saturno (il sole rinato era segno dell’avvicinarsi della primavera con i suoi nuovi frutti, e si usava scambiarsi doni tra amici e parenti). Il sole venne a un certo punto legato alla figura del Messia atteso dal popolo ebraico (il&nbsp;<em>«sole di giustizia»</em>&nbsp;di cui parla, nell’Antico testamento, il Libro del profeta Malachia 3:20-21) e identificato dai cristiani con Gesù, ma si trattò in realtà di una delle varie&nbsp;<strong>mescolanze fra paganesimo e cristianesimo</strong>.<strong></strong></p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-87dbc4d5533f304f984ce62a6a3970f7">Alla ricorrenza del 25 dicembre, inteso come giorno (leggendario) della nascita di Gesù, si aggiunse, in particolare a partire dal monaco Dionigi il Piccolo (vissuto a cavallo dei secoli V e VI), l’idea di stabilire uno spartiacque nella periodizzazione storica, distinguendo fra&nbsp;<strong>prima e dopo Cristo</strong>&nbsp;(e il 1° gennaio sorse da un’esigenza di razionalizzazione: iniziare l’anno con il primo giorno del mese successivo a dicembre). Un lungo percorso ha portato infine a quel calendario gregoriano che ci è familiare (ma non è così ovunque).<strong></strong></p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-506ff5433947999814f517b654ffdfd0">I cristiani, in realtà, non dovrebbero riferirsi alla nascita di Gesù e alla periodizzazione a.C./d.C. con una valenza collegata solo a convenzioni storico-pratiche, e tanto meno dovrebbero mescolare il significato dell’ingresso nel mondo della Parola che&nbsp;<em>«si fece carne»</em>&nbsp;(Vangelo di Giovanni 1:14) con usanze – di cui il Natale abbonda – estranee alla fede in Cristo. La messa a fuoco dovrebbe avvenire invece sul tempo inteso nella sua natura&nbsp;<strong>qualitativa</strong>&nbsp;e sul senso dell’esistenza in un’ottica escatologica, cioè proiettata verso i destini ultimi dell’umanità e di ciascuno di noi.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-b2c7ee29c203d3e6404b8a9ff0b17cd3">È la vita di chi desidera essere cristiano che dev’essere “a.C./ d.C.”: oggi non si usa quasi più la parola&nbsp;<strong>“conversione”</strong>, ma è ancora ciò di cui abbiamo urgentemente bisogno. Ricordiamo che il primo annuncio pubblico sia di Giovanni Battista – precursore di Gesù – sia di Gesù stesso, è stato questo:&nbsp;<em>«Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino: ravvedetevi e credete al Vangelo!»</em>&nbsp;(Vangelo di Marco 1:4.15; Vangelo di Matteo 3:2, 4:17). Gesù, poi, aggiunse:&nbsp;<em>«Se uno non è nato di nuovo, non può vedere il regno di Dio»</em>&nbsp;(Vangelo di Giovanni 3:3), e l’apostolo Paolo invita ancora oggi tutti noi a spogliarci del nostro&nbsp;<em>«uomo vecchio»</em>&nbsp;per rivestirci dell’<em>«uomo nuovo che si va rinnovando nella conoscenza a immagine del Creatore»</em>&nbsp;(Lettera ai Colossesi 3:9-10).</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-23f38a82b636242279efe30160b012a8">Il mondo, possiamo starne certi, fra una cosa e l’altra sostanzialmente non cambierà: anche nel 2025, come diceva un grande saggio dell’Antico Testamento, non vi sarà&nbsp;<em>«nulla di nuovo sotto il sole»</em>&nbsp;(Qohelet 1:9). Ciascuno di noi, però, ha il potere di cambiare se stesso: facciamolo seguendo il Signore, e allora potremo veramente dire&nbsp;<strong>“buon anno”</strong>!</p>



<p class="has-text-align-right has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-80f46b8bd0ccc0c036445ce701c33532"><em>Valerio Marchi</em></p>



<p></p>



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		<title>Diventare santi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[@chiesadicristoudine]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Nov 2024 17:02:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Biblici]]></category>
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					<description><![CDATA[🎧 Ascolta questo articolo La venerazione dei santi, sviluppatasi nel corso dei secoli dopo Cristo, non esisteva al tempo di Gesù e neppure nei primi secoli d.C.: si tratta, infatti, di uno sviluppo della teologia e della tradizione cattolica che non ha&#160;nulla&#160;a che fare&#160;con il Nuovo Testamento. Nel suo prezioso libretto&#160;L’inizio dell’era Cristiana. Una ricchezza [&#8230;]]]></description>
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<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-4ba7cb6bd6abcaa6a9d163d7ba37475a">La venerazione dei santi, sviluppatasi nel corso dei secoli dopo Cristo, non esisteva al tempo di Gesù e neppure nei primi secoli d.C.: si tratta, infatti, di uno sviluppo della teologia e della tradizione cattolica che non ha&nbsp;<strong>nulla</strong>&nbsp;<strong>a che fare</strong>&nbsp;con il Nuovo Testamento.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-d85d4b1dd3361595857ec8458eaef939">Nel suo prezioso libretto&nbsp;<em>L’inizio dell’era Cristiana. Una ricchezza perduta</em>, l’illustre biblista Luigi Moraldi scrisse: «La fede cristiana dei primordi, interrogata seriamente, è in ogni generazione fonte di rinnovamento e di vita». Ebbene, nella fede dei primordi, nel Nuovo Testamento, non esiste l’idea che qualcuno, dichiarato dagli uomini “beato” o “santo”, possa intervenire dall’Aldilà nel mondo dei vivi o addirittura mediare tra Dio e gli uomini: solo a Dio spetta il giudizio sugli esseri umani, solo Lui&nbsp;<em>«renderà a ciascuno secondo le sue opere»</em>, dichiarandoli salvati o meno (Lettera ai Romani 2:6), e&nbsp;<strong>l’unico</strong>&nbsp;<strong>mediatore&nbsp;</strong>fra Dio e gli uomini è Gesù Cristo (1ª Lettera a Timoteo 2:5-6).</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-e8e41e90ad47d1b65c9359aa3eae9c11">Certo, se scorriamo i Vangeli, le lettere apostoliche e gli altri scritti neotestamentari incontriamo numerosissime volte termini quali “santo/i, santificato/i, santificare, santificazione”, ma sempre per indicare i credenti in Cristo&nbsp;<strong>ancora</strong>&nbsp;<strong>presenti</strong>&nbsp;su questa terra. Biblicamente, infatti, essere “santo” significa essere “separato”, nel senso di dedicato a vivere una vita retta e pura per seguire il Signore: e si tratta di una richiesta che Dio fa ad ogni cristiano, nessuno escluso. Per rendere l’idea, il termine “cristiano/i” ricorre solo tre volte nel Nuovo Testamento, mentre “santo/i”, o “santificato/i” è uno dei modi più comuni per indicare chi accoglie la Parola di Cristo e la pratica.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-340a799dc930d7ca49b9238edf7b4de9">Per porgere&nbsp;<strong>qualche esempio</strong>, ecco l’inizio di due lettere dell’apostolo Paolo, che costantemente chiedeva ai cristiani di compiere la loro&nbsp;<em>«santificazione nel timore di Dio»</em>&nbsp;(2ª Lettera ai Corinzi 7:1):&nbsp;<em>«Paolo, apostolo di Gesù Cristo per volontà di Dio, ai santi che sono in Efeso e fedeli in Cristo Gesù»</em>&nbsp;(Lettera agli Efesini 1:1-2);&nbsp;<em>«A voi tutti che siete in Roma, amati da Dio, chiamati santi»</em>&nbsp;(Lettera ai Romani 1:7). L’apostolo Pietro, poi, scriveva così ai fedeli:&nbsp;<em>«Come Dio che vi ha chiamati è santo, voi pure siate santi in tutta la vostra condotta»</em>&nbsp;(1ª Lettera di Pietro 1:15). Infine, secondo l’Apocalisse di Giovanni (5:8) con&nbsp;<em>«preghiere dei santi»</em>&nbsp;si intendono quelle dei credenti che da qui si rivolgono al Signore, al “Padre nostro nei cieli” (Vangelo di Matteo 6:9).</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-74fb5f0b63e5602eb83286fe3e3ca497">Rivolgendosi al Padre in preghiera a pro dei suoi discepoli, Gesù disse:&nbsp;<em>«Santificali nella tua verità; la tua parola è verità»</em>&nbsp;(Vangelo di Giovanni 17:17).&nbsp;<em>Santificarci</em>&nbsp;significa conoscere la Parola di Dio, credere in essa e purificarsi conformandosi ai voleri del Signore,&nbsp;<strong>modellando la nostra vita</strong>&nbsp;sul suo insegnamento e sul suo esempio (i veri discepoli, infatti, vivono nel mondo ma non sono del mondo, cioè non si adeguano ai parametri negativi di questo mondo: Vangelo di Giovanni 15:18-19 e 17:14-16).</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-1dcfa77242f87319f5c7ac015aecbdc1">La nostra santificazione è un’impresa personale entusiasmante e possibile (altrimenti il Signore non ce la richiederebbe), però necessita di fede, costanza e impegno, al punto che&nbsp;<strong>Gesù ha avvisato</strong>:&nbsp;<em>«Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono coloro che entrano per essa. Quanto stretta è invece la porta e angusta la via che conduce alla vita!»</em>&nbsp;(Matteo 7:13-14). E lo scrittore sacro Giacomo chiede ai cristiani:&nbsp;<em>«Purificate i vostri cuori!»</em>, mentre l’apostolo Paolo ha scritto che il Signore Gesù&nbsp;<em>«ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e purificare per sé un popolo speciale, zelate nelle opere buone»</em>&nbsp;(Lettera a Tito 2:14).</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-5f2a9ad8ab4133afb1bfa170d5f7c0b3">Attenzione: questa “impresa” spirituale<strong>&nbsp;è necessaria&nbsp;</strong>e va compiuta con l’insostituibile aiuto di Dio, se vogliamo presentarci preparati davanti a Lui nel giorno in cui ci chiamerà:&nbsp;<em>«Ora il Dio della pace vi santifichi egli stesso completamente; e l’intero vostro spirito, anima e corpo siano conservati irreprensibili per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo»</em>&nbsp;(1ª Lettera ai Tessalonicesi 5:23).</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-52c91f58160c4f57a6112413de0ec715">Purtroppo, però, le persone ritengono in genere più comodo e facile vivere un po’ come pare loro e poi, eventualmente, richiedere l’intervento, diciamo anche la “raccomandazione” e l’<em>aiutino</em> di qualche nostro simile che –&nbsp;<strong>ci si illude</strong>&nbsp;– potrà intervenire a nostro favore… Ma non è così.</p>



<p class="has-text-align-right has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-e3fc9795e81ae9e9910c891a004b4e47"><em>Valerio March</em>i</p>



<p></p>



<p class="has-text-align-center has-vivid-red-color has-text-color has-link-color wp-elements-fd009e55a4a190e53e2ede5bfb29e1ec"><strong>Hai domande sui contenuti dell&#8217;articolo o vuoi ricevere i nostri aggiornamenti?</strong></p>



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		<title>Fermiamoci per un attimo&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Oct 2024 20:12:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Chi non si è mai posto la domanda: che senso ha la mia esistenza?Nel momento in cui riusciamo ad estraniarci da questa vita caotica per fermarci un momento ariflettere sul nostro passato e su quanto può attenderci in un ipotetico futuro, se siamo razionali eonesti con noi stessi ricordiamo successi e insuccessi, gioie e sofferenze, [&#8230;]]]></description>
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<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-6ede3edd36dcaa29306bdc537866eba0">Chi non si è mai posto la domanda: che senso ha la mia esistenza?<br>Nel momento in cui riusciamo ad estraniarci da questa vita caotica per fermarci un momento a<br>riflettere sul nostro passato e su quanto può attenderci in un ipotetico futuro, se siamo razionali e<br>onesti con noi stessi ricordiamo successi e insuccessi, gioie e sofferenze, momenti felici e tristi, ma<br>soprattutto il continuo desiderio di sapere, il bisogno di conoscere la verità in un mondo nel quale<br>domina la menzogna: e allora troveremo una risposta. O meglio, <strong>una non-risposta</strong>….<br>Proprio così, una non risposta, perché se ci limitiamo a guardare la vita sotto un aspetto<br>immediato, materiale, naturale, tutto il nostro esistere, faticare, lavorare, stancarsi, divertirsi un<br>po’ per soffrire molto, giorno dopo giorno, anno dopo anno, non ha senso.<br><em>«La vita umana è come un pendolo che oscilla incessantemente tra dolore e noia, passando<br>attraverso l’intervallo fugace, e per di più illusorio, del piacere&nbsp;e della gioia»</em>: diceva così un celebre<br>filosofo dell’Ottocento, Arthur Schopenhauer.<br>Certo che un pensiero del genere non mette sicuramente allegria, ma se andiamo indietro di<br>molti secoli troviamo che un re di nome Salomone ci lasciò scritto nella Bibbia, nell’Antico<br>Testamento, qualcosa che nella sua cruda realtà può sembrare ancora più deprimente:<br><em>«Vanità delle vanità, tutto è vanità. Che vantaggio ha l&#8217;uomo da tutta la sua fatica in cui si<br>affatica sotto il sole?”</em> (Qohelet 1:2). L’autore biblico praticamente ci sta dicendo che anche i<br>momenti di gioia sono fugaci e alla fin fine lasciano dentro di noi un ricordo sempre più sbiadito.<br>Nel mondo impera un sistema malato che ci sfrutta, facendoci credere che se compreremo<br>una determinata marca di merendine avremo una famiglia perfetta e saremo belli e felici ogni<br>mattina, un mondo in cui siamo spinti ad indebitarci, in comode rate, per comprare macchine<br>nuove per il presunto bene del pianeta: così veniamo illusi che tutto diventerà più bello, che<br>potremo sentirci finalmente realizzati, apparendo ricchi e gioiosi agli occhi di chi ci guarda, mentre<br>giocando con le nostre insicurezze qualcuno prova a convincerci, mostrandoci stereotipi<br>irraggiungibili, che usando un certo profumo diventeremo affascinanti e irresistibili…<br><strong>Ebbene, in questo marasma ci dimentichiamo, ignoriamo e non teniamo in considerazione il<br>signore Dio onnipotente e creatore di ogni cosa.</strong> Non pensiamo più all’Unico che è stato fin dall’inizio e<br>continua ad essere veramente sincero con tutti, facendo ogni cosa per il nostro bene e<br>desiderando guidarci con i suoi comandamenti, che sono consigli sinceri e utili per tutti noi.<br>Perdiamo la nostra salute per guadagnare soldi, dopodiché spendiamo soldi per recuperare la<br>salute. Siamo annoiati nella nostra infanzia e non vediamo l’ora di crescere ma una volta cresciuti<br>vorremo tornare bambini… Che senso ha tutto questo?<br><em>«<a href="https://www.chiesadicristoudine.com/la-casa-del-lutto-e-la-casa-della-festa/">È meglio andare in una casa dove c&#8217;è lutto, che andare in una casa dove si fa festa, perché<br>quella è la fine di ogni uomo, e chi vive vi porrà mente</a>»</em> (Qohelet 7:2).<br>Sembra troppo pessimista? Frustrato? Fanatico?<br>Forse, può essere, ma vorrei invitare il lettore a fermarsi un attimo, a riflettere e ad astrarsi da<br>tutto ciò che lo circonda per ascoltare la propria coscienza, quella coscienza che Dio ci ha dato ma<br>che troppo spesso ignoriamo, quella coscienza che possiamo e dobbiamo alimentare attraverso la Parola di Dio, il Verbo che finalmente aprirà i nostri occhi e ci farà distinguere pienamente il bene<br>del male, ciò che è giusto da ciò che non lo è. Questo mondo non potrà mai darci la vera gioia e<br>pace, che possiamo trovare sicuramente solo in Dio.<br><em>«Ascoltiamo dunque la conclusione di tutto il discorso: Temi DIO e osserva i suoi<br>comandamenti, perché questo è il tutto dell&#8217;uomo. Poiché DIO farà venire in giudizio ogni opera,<br>anche tutto ciò che è nascosto, sia bene o male»</em> (Qohelet 12:13).</p>



<p class="has-text-align-right has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-bc9f45a671776f95d79b1658c5952560"><strong><em>Remo Molaro</em></strong></p>



<p></p>



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		<title>La casa del lutto e la casa della festa</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Aug 2024 14:14:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[🎧 Ascolta questo articolo «È meglio andare nella casa del lutto che nella casa della festa, perché quella è la fine di ogni uomo e chi vive vi potrà riflettere»&#160;(Qohelet 7:2). Diceva così un saggio vissuto oltre duecento anni prima di Cristo, le cui riflessioni sulla condizione umana ci sono state tramandate dal libro dell’Antico [&#8230;]]]></description>
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<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-82290f0d4c6ee2fb53cb13cf6bb0ed14"><em>«È meglio andare nella casa del lutto che nella casa della festa, perché quella è la fine di ogni uomo e chi vive vi potrà riflettere»</em>&nbsp;(Qohelet 7:2). Diceva così un saggio vissuto oltre duecento anni prima di Cristo, le cui riflessioni sulla condizione umana ci sono state tramandate dal libro dell’Antico Testamento che porta il suo nome (in alcune versioni della Bibbia è chiamato “Ecclesiaste”, che rende l’ebraico “Qohelet”, ovvero qualcuno che si rivolge ad una assemblea, ad un uditorio).</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-ae9d394e8f4a80e5d19d5fc8826454f9">Qohelet ricordò altresì che ogni essere umano lascia prima o poi questo mondo&nbsp;<em>«nudo com’era venuto, com’era uscito dal grembo di sua madre»</em>&nbsp;(5:15). Egli echeggiò il detto di Giobbe 1:21:&nbsp;<em>«Nudo sono uscito dal grembo di mia madre e nudo vi ritornerò: il Signore ha dato, il Signore ha tolto…»</em>. E Giobbe, a sua volta, aveva ripreso l’eterno principio:&nbsp;<em>«Tu sei polvere, e in polvere ritornerai»</em>&nbsp;(Genesi 3:19).</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-1f8314c0dcf32ecffd7bfcc0e153546c">Nel Nuovo Testamento, l’apostolo Paolo espresse il medesimo concetto:&nbsp;<em>«Non abbiamo portato nulla nel mondo e nulla possiamo portarne via»</em>. Lo scopo era di esortare alla sobrietà:&nbsp;<em>«Quando abbiamo di che mangiare e di che coprirci, saremo di questo contenti»</em>&nbsp;(1ª Lettera a Timoteo 6:7-8).</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-895c7d92b6dff8413f0cd12f204681e3">Ricordarci dei nostri cari che non ci sono più va bene, ma attenzione: l’enfasi dovrebbe essere posta prima di tutto sulla nostra condizione, su di noi che ancora siamo qui. Dovremmo riflettere sulla nostra vita, sul nostro modo di essere e di comportarci, sui nostri valori e obiettivi, su ciò a cui diamo veramente peso, su ciò che lasceremo come eredità morale e spirituale. E, ovviamente, sul nostro rapporto con Dio.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-6f0b2f2eb960db72e38c2e2110dbde8a">Un brano del Vangelo di Luca (9:59-60) riferisce che un giorno Gesù invitò un uomo dicendogli:&nbsp;<em>«Seguimi!»</em>, ma quel tale rispose:<em>&nbsp;«Signore, permettimi prima di andare a seppellire mio padre»</em>. Richiesta comprensibilissima, certo, ma se il Qohelet sapeva provocarci, ebbene, Gesù sapeva addirittura scandalizzarci. La sua risposta fu infatti:&nbsp;<em>«Lascia che i morti seppelliscano i loro morti, ma tu va ad annunciare il regno di Dio»</em>. La frase appare sulle prime enigmatica. Forse Gesù non apprezzava il desiderio di un figlio che intendeva dare una degna sepoltura e il dovuto onore al proprio padre defunto? No, non è questo il punto…</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-01ef7ce9a5ff5fd41678f6fab9b83a4e">E allora, che cosa volle dirci il Signore? Evidentemente egli sapeva che, spesso, ricordarsi dei defunti, anche se devotamente e affettuosamente, può diventare un modo per pensare più a loro che a noi stessi, alle nostre responsabilità, al nostro rapporto con Dio. Ma, se sbagliamo prospettiva, allora i veri morti siamo noi (<em>«lascia che i morti seppelliscano i loro morti…»</em>):&nbsp;<em>morti</em>&nbsp;perché di fatto lontani da noi stessi, da Dio, dall’unica cosa che conta (<em>«che giova all’uomo se guadagna tutto il mondo e poi perde la propria anima?»</em>, disse ancora Gesù in Matteo 16:26). Lontani anche dal senso del peccato (parola fuori moda, ormai…) e da ogni stimolo di ravvedimento e conversione, scivolando sconsideratamente verso la nostra fine terrena.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-7f99061854efb0d9c85c784cd30d376d">Quando il&nbsp;<em>«figliol prodigo»</em>, dopo aver sperperato tutto,&nbsp;<em>«tornò in sé»</em>, finalmente si pentì e tornò al Padre, che di lui disse:&nbsp;<em>«Era morto ed è tornato in vita»</em>&nbsp;(Vangelo di Luca 15:32). Fisicamente il figlio era rimasto sempre in vita, ma dentro di sé aveva avuto bisogno di rinascere, perché era&nbsp;<em>morto</em>. Il vero problema è sempre quello di essere spiritualmente vivi mentre siamo ancora in questo mondo, e la&nbsp;<em>«casa del lutto»</em>&nbsp;deve aiutarci a riflettere su noi stessi, prima che a piangere sui (fisicamente) morti. </p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-bb1c58bf825badf7a02d3761cb391f23">Gesù non ci richiede di essere tristi né pessimisti, anzi, desidera che siano sereni e allegri nella speranza che abbiamo riposto in Lui, ma, allo stesso modo, ci esorta affinché la nostra vita non sia improntata alla ricerca della&nbsp;<em>«casa della festa»</em>&nbsp;(o della semplice distrazione), ma che le inevitabili occasioni che la vita ci prospetta di piangere sui morti diventino delle opportunità di cambiamento interiore.</p>



<p class="has-text-align-right has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-9459d77f7c024e976c6243c9e8bcf806"><strong>Valerio Marchi</strong></p>



<p></p>



<p class="has-text-align-center has-vivid-red-color has-text-color has-link-color wp-elements-fd009e55a4a190e53e2ede5bfb29e1ec"><strong>Hai domande sui contenuti dell&#8217;articolo o vuoi ricevere i nostri aggiornamenti?</strong></p>



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<p></p>
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		<title>Da Abramo a Gesù di Nazareth a noi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[@chiesadicristoudine]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jun 2024 16:09:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[🎧 Ascolta questo articolo La recente ricorrenza musulmana della Festa del Sacrificio, che celebra un famoso gesto di fede di Abramo, ha avuto eco anche nelle cronache nazionali e locali italiane. Ricordiamo che la figura di Abramo è centrale per Ebraismo, Cristianesimo e Islam. Per i cristiani, può essere una buona occasione per riflettere sul [&#8230;]]]></description>
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<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-a450adaa863327b76bd23085cbbce4c1">La recente ricorrenza musulmana della Festa del Sacrificio, che celebra un famoso gesto di fede di Abramo, ha avuto eco anche nelle cronache nazionali e locali italiane.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-852d34e98f1698a83b6b35382356cdf6">Ricordiamo che la figura di Abramo è centrale per Ebraismo, Cristianesimo e Islam.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-020d824f6dd0ba78885e13ce4c5d364a">Per i cristiani, può essere una buona occasione per riflettere sul fatto che il più delle volte essi sono ignari di ciò che la figura di quel patriarca biblico rappresenta per loro. Al fine di riscoprirlo – e, auguriamoci, per trarne incoraggiamento e desiderio di saperne di più – occorre riferirsi alla Bibbia.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-efc0ef61ac197d4a226f4f512c36d216">Il primo libro dell’Antico Testamento elenca <strong>tre fondamentali promesse </strong>rivolte da Dio ad Abramo (Genesi 12:1-3), la cui vita è collocata nel secondo millennio a.C.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-a8827ed671e51ddf0c1c02fd1fda99be">Una promessa fu quella secondo cui <strong>Abramo e Sara</strong>, nonostante l’età avanzata di entrambi e la sterilità della seconda, <strong>avrebbero avuto una progenie destinata a diventare un grande popolo</strong>. E difatti, seppure dopo una lunga attesa, essi generarono finalmente figli e diedero inizio al popolo d’Israele.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-f6c8b8fa76999e445751f71b21e73482">Un’altra promessa, realizzatasi secoli dopo con l’ingresso del popolo d’Israele nella terra di Canaan, si riferiva alla conquista della “<strong>Terra Promessa</strong>” sotto la guida del condottiero che succedette a Mosè, ovvero Giosuè, dal quale prende il nome il sesto libro dell’Antico Testamento.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-37b035a5111cb1170b9fcc8b89e1deac">Rimaneva un’ulteriore promessa – esplicitamente ripresa nel Nuovo Testamento in brani quali Atti degli apostoli 3:25, Lettera ai Galati 4:17, Lettera ai Ebrei 11:17-19 –, secondo cui <strong>un giorno <em>«tutte le famiglie della terra»</em> sarebbero state benedette spiritualmente grazie all’ubbidienza di Abramo</strong>, la cui fede fu messa alla prova in varie circostanze, anche in modo estremo: egli accettò infatti – benché, possiamo immaginarlo, fra mille tormenti interiori – a sacrificare il figlio Isacco su comando di Dio; ma Dio stesso, quando vide che Abramo, pur di essergli fedele, era pronto ad eseguire quell’atto tremendo, lo fermò prima che lo facesse: Genesi 22:12. In base alla promessa di una futura benedizione per tutti, Abramo (il cui nome significa “padre grande”: Genesi 11:26) divenne Abrahamo (“padre di una moltitudine”: Genesi 17:5).</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-df6405448be8b04707b00f6b924c6683">Nella prospettiva cristiana, <strong>quest’ultima promessa si è avverata con l’avvento del Figlio di Dio</strong>, Gesù Cristo, il Messia – che come uomo, secondo i Vangeli di Matteo 1:2 e Luca 3:34, è discendente da Abrahamo – e con il conseguente annuncio della salvezza alla portata di tutti gli esseri umani di ogni tempo e luogo.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-090e205bde325617087e06bd9cb36075"><em>«</em><em>Andate dunque, e fate discepoli di tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo,&nbsp;insegnando loro di osservare tutte le cose che io vi ho comandato. Or ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine dell&#8217;età&nbsp;presente. Amen»</em>: è questo l’incarico dato da Gesù agli apostoli nel Vangelo di Matteo 28:19-20, ed è questa la straordinaria “buona notizia” (tale è il significato del termine “Vangelo”, dal greco <em>euangélion</em>) recataci dal Signore.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-02acf746801dd0ad2b8dee4033fcef25">Nel Vangelo di Giovanni 3:16 leggiamo: <em>«Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna»</em>. Già, perché ad Abrahamo fu risparmiato, sì, di sacrificare suo figlio; ma per il perdono dei nostri peccati, e dunque per la nostra salvezza, <strong>Dio</strong>, come ci ha lasciato scritto l’apostolo Paolo, <em><strong>«non ha risparmiato il suo proprio Figlio»</strong></em> (Lettera ai Romani 8,32). Perciò lo stesso Paolo ha aggiunto: <em>«Se siete di Cristo, siete dunque <strong>progenie di Abrahamo</strong>, <strong>eredi secondo la promessa</strong>»</em>. Infatti i cristiani sono <em>«alla maniera di Isacco, figli della promessa»</em> (Lettera ai Galati 3:29 e 4:28).</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-d675c8a062b596ca92f13c74700c41b2">Da tutto ciò possiamo capire perché Gesù disse: <em>«Abrahamo giubilò nella speranza di vedere il mio giorno: lo vide e se ne rallegrò»</em> (Vangelo di Giovanni 8:56). Abrahamo “vide” con gli occhi della fede, cioè con la piena fiducia che la terza promessa di Dio si sarebbe compiuta nel giorno – alla sua epoca ancora molto lontano – della venuta del Messia: Gesù, per l’appunto.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-faa09e78c62111d0b46465739ea6b241">Occorre che i cristiani, oltre ad esprimere, come spesso fanno, i propri variegati pareri nei confronti della realtà islamica (che, con la sua sempre più marcata presenza, sollecita sia l’opportunità sia il desiderio di confrontarsi con essa), riprendano il filo e il senso della fede in Cristo, ricominciando, come nel caso della figura di Abramo, dalle sue radici.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-ace55936d06b8cf8a592e7746952d4f0">Giugno 2024</p>



<p class="has-text-align-right has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-80f46b8bd0ccc0c036445ce701c33532"><em>Valerio Marchi</em></p>



<p></p>



<p class="has-text-align-center has-vivid-red-color has-text-color has-link-color wp-elements-fd009e55a4a190e53e2ede5bfb29e1ec"><strong>Hai domande sui contenuti dell&#8217;articolo o vuoi ricevere i nostri aggiornamenti?</strong></p>



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<p></p>
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		<title>La beatitudine del perdono</title>
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		<dc:creator><![CDATA[@chiesadicristoudine]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 May 2024 18:50:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Riflessioni in pillole]]></category>
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					<description><![CDATA[Salmo 119:1:&#160;«Beati quelli la cui via è senza macchia e che camminano nella legge dell&#8217;Eterno». Salmo 32:1:&#160;«Beato l’uomo il cui peccato è perdonato». Mi capita spesso di sentir dire, fra persone che dialogano: «Beato tu che puoi andare in ferie», oppure «che hai un buono stipendio, che puoi comprare quella macchina, che ti godi la [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-8c738014dd6b0fbbaa7163a5dc014458">Salmo 119:1:<em>&nbsp;«Beati quelli la cui via è senza macchia e che camminano nella legge dell&#8217;Eterno».</em></p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-17228b1cb649ed3eb8685418839a81c7">Salmo 32:1:<em>&nbsp;«Beato l’uomo il cui peccato è perdonato».</em></p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-ad2e9df7361356d73b7a4f9c3dc22e43">Mi capita spesso di sentir dire, fra persone che dialogano: «Beato tu che puoi andare in ferie», oppure «che hai un buono stipendio, che puoi comprare quella macchina, che ti godi la pensione, che hai una bella casa, un buon lavoro», e avanti di questo passo.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-cde2c9d769520149cfb8c481689bd99f">Quello che non mi capita mai di sentire, invece, è questo: «Beato tu che sei cristiano». Spesso, anzi, oggi come oggi, se dici di essere cristiano molta gente ti guarda fra il perplesso e l’ironico, in qualche caso anche con un po’ di compassione.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-511c2afb25b6907ea7f8af972b9f26b3"><em>«Se i morti non risuscitano, mangiamo e beviamo, perché domani morremo»</em>, dice l’apostolo Paolo nella&nbsp;1ª&nbsp;Lettera ai Corinzi 15:32. Perché? È presto detto: perché secondo il pensiero comune la vita “è oggi”, le beatitudini sono solo terrene, palpabili, reali, attuali… Gli uomini “beati”, per chi non ha fede in Cristo, sono quelli che hanno o possano avere tutto il meglio (o presunto tale) delle cose materiali e carnali. Secondo Dio, invece i veri beati (che significa “benedetti, felici”) sono quelli la cui vita è condotta in armonia con la sua Parola.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-5cf0d145686f8f3aa731066532f423cb"><em>«In verità vi dico che ai figli degli uomini sarà perdonato ogni peccato e qualunque bestemmia essi diranno»</em>&nbsp;(Vangelo di Marco 3:28): se pecchiamo (e tutti siamo peccatori!) la Parola di Dio ci offre l’occasione di confessare le nostre colpe (il perdono di Dio, sia chiaro, implica sempre il nostro pentimento), di abbandonare i peccati, di essere perdonati e di riabilitarci (di convertirci, insomma) per comparire integri davanti al Signore. Questa è la vera beatitudine!</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-3dc1b41d4fb61beab0913ed451c7cecd">E non ci è lecito dire «no, io non ce la posso fare», perché sarebbe come dare del bugiardo a Dio, il quale ci assicura:&nbsp;<em>«Nessuna tentazione vi ha finora colti se non umana; or Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d&#8217;uscita, affinché la possiate sostenere»&nbsp;</em>(1ª&nbsp;Lettera ai Corinzi 10:13).</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-a8f2b9f084d2c2a83563819589b2282a">Qualunque vero cristiano, ricco o povero, in salute o meno, può dirsi veramente beato già in questa vita, in attesa della risurrezione e della vita eterna, perché riceve ogni giorno, grazie al sacrificio di Cristo, la cosa più preziosa che ogni essere umano dovrebbe desiderare: un immeritato e inestimabile perdono dei propri peccati, e la possibilità concreta di migliorarsi.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-610b9085757c0042db4b963ebe4e29a6">Preghiamo e dedichiamoci ad essere tra queste persone, per diventare cristiani pienamente consapevoli del peso del peccato, cristiani obbedienti e fedeli che, con gioia, fanno il possibile per stare lontani da tutto ciò che è male per la propria anima. E ringraziamo continuamente il Signore per la sua pazienza, per le prove che pone davanti a noi nel nostro cammino, prove che si sono utili per crescere spiritualmente e per la preziosa opportunità di perdono che Dio continua a donarci. Senza il suo perdono, infatti, siamo perduti e questa vita non ha senso.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-979245a1053bb321b8705dedc6654274"><em>«Beato l&#8217;uomo che persevera nella prova, perché, uscendone approvato, riceverà la corona della vita, che il Signore ha promesso a coloro che lo amano»&nbsp;</em>(Lettera di Giacomo 1:12).</p>



<p class="has-text-align-right has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-688c3fa60f9b175d65d36166c3c5c16d"><em><strong>Remo Molaro</strong></em></p>



<p></p>



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		<title>«Se Cristo non è risuscitato&#8230;»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[@chiesadicristoudine]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 Mar 2024 14:31:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Riflessioni in pillole]]></category>
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		<category><![CDATA[resurrezione]]></category>
		<category><![CDATA[vita eterna]]></category>
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					<description><![CDATA[Il cardine della fede in Cristo – la Risurrezione – trova percentuali basse di credenti anche fra chi si dichiara cristiano. Questo dicono i sondaggi, ma è facile riscontrarlo anche di persona, nell’esperienza quotidiana. Riflettiamo, però. «Se Cristo non è risuscitato, è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede»: scriveva così, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-8172d994a1e46ba1497f3595d3a26f53">Il cardine della fede in Cristo – la Risurrezione – trova percentuali basse di credenti anche fra chi si dichiara cristiano. Questo dicono i sondaggi, ma è facile riscontrarlo anche di persona, nell’esperienza quotidiana. Riflettiamo, però.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-b797e76e15e3af75bd5e0f0fd7b05ae4"><em>«Se Cristo non è risuscitato, è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede»</em>: scriveva così, l’apostolo Paolo, nella sua 1ª Lettera ai Corinzi (15:14).</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-37c3293e02eff8bf0c94b3f35ced948e">Vi erano infatti alcuni, già nei decenni successivi alla morte di Gesù, che si dicevano cristiani pur ritenendo impossibile la risurrezione dai morti: tanto quella di Gesù stesso, quanto quella di chiunque altro. Dal Nuovo Testamento risulta che costoro divulgavano una dottrina secondo la quale, come sintetizzò ancora Paolo nella 2ª Lettera a Timoteo (2:18), la risurrezione era <em>«già avvenuta»</em>. Con ciò, probabilmente, intendevano dire che la dottrina e l’esempio di Cristo avevano una valenza unicamente terrena: secondo loro essere cristiani significava, in pratica, operare un rinnovamento interiore, un cambiamento di idee e di stile di vita che rendeva sì persone “nuove”, ma senza la prospettiva di una vita successiva. La dimensione trascendente del messaggio di Gesù veniva perciò negata e l’esistenza umana, comunque vissuta, veniva confinata in questo mondo.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-9bbc1739b58728a2cbc659de24c49d95">Se ciò fosse vero, però, Gesù sarebbe tutt’al più uno dei grandi saggi e martiri della storia umana: un maestro di etica e di spiritualità da ammirare e dal quale trarre buoni esempi, certo, ma non il Figlio di Dio né il Messia né il Salvatore crocifisso in sacrificio e per il perdono dei nostri peccati. Non colui che ha lasciato un sepolcro vuoto per aprirci la porta dell’immortalità, insomma.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-615811cf105d1cb7cd1efb2a845b6f09">L’idea di una fede in Cristo relegata alla dimensione terrena era, secondo Paolo, un gravissimo errore capace di <em>«rodere come la cancrena» </em>– troviamo scritto proprio così – e di <em>«sovvertire la fede»</em> di molti (2ª Timoteo 2:17-18). E l’apostolo aggiungeva: <em>« Se speriamo in Cristo soltanto per questa vita, siamo i più miserabili di tutti gli uomini … Se i morti non risorgono mangiamo e beviamo, perché domani moriremo»</em> (1ª Corinzi 15:19.32).</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-19cfc853568505a9e4a75f8af7c0f5c6">Nel Vangelo di Giovanni troviamo questa promessa di Gesù: <em>«Se osservate i miei comandamenti, dimorerete nel mio amore» </em>(Vangelo di Giovanni 15:10). Ma che pro, se poi tutto finisce qui?</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-4ea341983c0a879087535e16432bc974"><em>«Ho il potere di dare la mia vita e il potere di riprendermela. Io do ai miei discepoli la vita eterna </em>(Giovanni 10:18); <em>Io sono la risurrezione e la vita: chi crede in me, anche se muore, vivrà»</em> (Giovanni 11:25); <em>Io sono la via, la verità e la vita: nessuno va al Padre se non per mezzo mio </em>(Giovanni 14:6): così si esprimeva Gesù. <strong>Ma ci credono, oggi, i cristiani? Vivono orientandosi con questi princìpi, con questa speranza? </strong>Oppure la loro vita può proseguire anche senza la prospettiva ultraterrena? E quando così è, che cristiani sono? In un Paese come il nostro, avvezzo a sottolineare le proprie radici cristiane, la questione se Cristo sia risorto oppure no, e se i morti possano risorgere o meno, in genere non è vissuta come decisiva: che sia o che non sia, ai più poco importa…</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-124d54be1504686ae6759e823e6d4b61"><em>«Perché cercate il vivente tra i morti?»</em>: questa, stando al Vangelo di Luca (24:5), è la domanda posta da due angeli alle donne che, nel giorno della Risurrezione di Cristo, si recarono al sepolcro senza trovarvi il suo corpo. L’interrogativo è più che mai attuale: Gesù è morto o vivo? Lo cerchiamo – se lo cerchiamo – solo come un ammirabile personaggio storico scomparso, oppure come colui che ha il potere di offrire, a chi desidera conoscerlo e seguirlo, la vita eterna con Dio?</p>



<p class="has-text-align-right"><strong><em>Valerio Marchi</em></strong></p>



<p></p>



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		<title>Non vi accorgete di alcune contraddizioni presenti nel racconto della conversione di Saulo di Tarso?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[@chiesadicristoudine]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Feb 2024 22:43:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Domande e risposte]]></category>
		<category><![CDATA[aldilà]]></category>
		<category><![CDATA[apostolo paolo]]></category>
		<category><![CDATA[chiesa cristiana]]></category>
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					<description><![CDATA[Non vi pare che esse, e una in particolare, mettano in dubbio l’attendibilità di ciò che viene riportato dagli Atti degli Apostoli?]]></description>
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<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-4e9b8917f1785a04d0605f91b65930b8">Nel libro degli Atti degli Apostoli troviamo rievocato tre volte l’episodio della conversione di Saulo (Saul) di Tarso, in seguito chiamato Paolo, e divenuto l’apostolo Paolo: per la precisione in 9:2ss., 22:1-21; 26:12-22. Nel primo caso è l’evangelista Luca, autore del libro, a raccontare l’accaduto; negli altri egli riporta due resoconti di Paolo stesso.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-93fb05c8332ae259bf332423f2d69a56">Alcune differenze sono irrilevanti per il quadro nel suo complesso e dipendono dalle diverse circostanze (di tempo, di uditorio, di scopo…) in cui i tre brani vengono presentati: chiunque di noi, riferendo un medesimo episodio, senza che ciò implichi falsità o contraddizioni, tara diversamente ciò che dice a seconda dei contesti (ad esempio: mi sto rivolgendo ad un amico? oppure ad estraneo? un curioso? un giornalista? un fratello in fede? un giudice?&#8230; e ancora: sto raccontando una cosa capitata a me o ad un altro?). Perciò, leggendo le sezioni degli Atti degli Apostoli in oggetto, non è difficile constatare come, in realtà, esse si integrino bene l’una con l’altra.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-775a920f4c0fc8026cfb32dbe53e6f74">Fra le supposte contraddizioni, la più appariscente – ben nota a chi si occupa di queste cose –&nbsp; sarebbe la seguente: in Atti degli Apostoli 9:7 si dice che coloro che erano con Paolo udirono una voce ma non videro nulla, mentre in Atti degli Apostoli 22:9 si dice che videro ma non udirono. Come mai? Ebbene, la spiegazione, peraltro semplice, è stata data da numerosi studiosi. Ne scegliamo qui due soli, illustri: il pastore protestante Giovanni Luzzi (1856-1948) e il sacerdote cattolico Giuseppe Ricciotti (1890-1964).</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-4a7b4694aa6c246d70d6cb925efb4598"><span style="color:#0e5f95" class="has-inline-color">«Non è una contraddizione; la cosa si spiega benissimo e facilmente. Essi udirono&nbsp;<em>la voce</em>,&nbsp;<em>il suono</em>, ma non udirono&nbsp;<em>le parole</em>.&nbsp;<em>Le parole</em>, che Saul afferrò e che avevano per lui un significato profondo, non erano per i suoi compagni che un&nbsp;<em>suono</em>&nbsp;confuso e indistinto. Così, nello stesso modo, essi videro&nbsp;<em>una luce</em>, ma non&nbsp;<em>una forma</em>&nbsp;nella luce, non&nbsp;<em>una persona</em>».</span><br>(G. Luzzi,&nbsp;<em>Fatti degli Apostoli</em>, Claudiana, Firenze, ristampa anastatica, 1988 [I edizione 1899], p. 146)</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-02a72bb3612fe6af3f869db737724d37"><span class="has-inline-color has-vivid-cyan-blue-color">«È implicito nel verbo stesso&nbsp;<em>udire</em>&nbsp;il doppio significato di “sentire”, ossia percepire il suono materiale, e di “capire”, ossia comprendere il senso; così si potrà affermare di aver “sentito” un oratore che parlava, ma di non aver “capito” ciò che diceva. Ora, confrontando il complesso delle due narrazioni di qui e di 22:7 segg., appare chiaro che si sono volute contrapporre le percezioni visive e uditive dei compagni di Saul a quelle di Saul stesso; i compagni vedono il lume improvviso ma non scorgono nessun personaggio nuovo, mentre Saul vede lume e personaggio; egualmente i compagni “sentono” la voce arcana ma non ne “capiscono” il senso, mentre Saul la “sente” e la “capisce”. La cura con cui le due narrazioni mettono in rilievo la parte avuta dai compagni di Saul nell’avvenimento, è ispirata dal desiderio di presentarli quali testimoni parziali, ma disinteressati, dell’avvenimento stesso».</span><br>(G. Ricciotti,&nbsp;<em>Atti degli Apostoli e lettere di San Paolo</em>, A. Mondadori, 1991<sup>2</sup>&nbsp;[I edizione 1958], p. 168)</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-e0d1ac533667b745883cee8720d2ebfe">Come ha scritto un altro pregevole studioso, Rinaldo Fabris, <span class="has-inline-color has-vivid-cyan-blue-color">«le piccole varianti introdotte rivelano non solo il gusto letterario lucano che tende a evitare le ripetizioni monotone, ma vogliono sottolineare alcuni aspetti funzionali al contesto attuale»</span>. E, comunque, il fulcro della ricezione dei fatti da parte di coloro che stavano viaggiando con Paolo è questo: essi, pur vedendo e sentendo, e dunque potendo testimoniare che qualcosa di straordinario è successo, <span class="has-inline-color has-vivid-cyan-blue-color">«restano estranei all’esperienza di Paolo che solo incontra il Signore Gesù che gli affida un nuovo compito» </span>(<em>Atti degli Apostoli</em>, Borla, Roma 1984<sup>2</sup>&nbsp;[I edizione 1977], p. 625).</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-cb204b59f4d44da6a9291e6135416124">Ciò detto, ulteriori riflessioni paiono doverose: innanzitutto, è risaputo che Luca, autore sia di uno dei quattro Vangeli canonici (Matteo, Marco, Luca e Giovanni) sia degli Atti degli Apostoli, è uno scrittore colto, raffinato, scrupoloso ed efficace (egli&nbsp;stesso ha dichiarato il proprio metodo di lavoro, con ricerche accurate su ogni circostanza fin dagli inizi e redigere un resoconto ordinato – Vangelo di Luca 1:3); poi, gli Atti degli Apostoli sono una storia schiettamente apologetica, cioè che presenta, certamente, fatti storici, ma al tempo stesso intende apertamente difendere e corroborare la fede in Gesù Cristo. Ora, se veramente in Atti 9:7 e 22:9 ci fosse una clamorosa contraddizione, come pensare che a suo tempo Luca non se ne fosse accorto? Evidentemente, per lui non v’era incongruenza alcuna, e difatti i brani in considerazione sono senz’altro compatibili. In casi come questo, è buona regola cercare sempre la soluzione più piana e logica…</p>



<p></p>



<p class="has-text-align-center has-vivid-red-color has-text-color has-link-color wp-elements-fd009e55a4a190e53e2ede5bfb29e1ec"><strong>Hai domande sui contenuti dell&#8217;articolo o vuoi ricevere i nostri aggiornamenti?</strong></p>



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