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	<title>Attualità &#8211; Chiesa Di Cristo Udine</title>
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	<description>Al Vangelo delle origini</description>
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		<title>Il Vangelo di Marco: non solo reliquia, ma buona notizia!</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Oct 2026 08:35:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[Da settembre ad aprile 2025 Aquileia ospita la mostra internazionale “Il Vangelo di Marco. Sette secoli. Tre frammenti. Un racconto europeo”, allestita a Palazzo Meizlik. Visitandola, è possibile vedere riuniti, dopo un lunghissimo periodo, i frammenti di Praga, Venezia e Cividale di un prestigioso codice del VI secolo, un tempo interamente custodito nella città dei [&#8230;]]]></description>
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<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-af62c5afffb55711515719f8cd9e6dc1">Da settembre ad aprile 2025 Aquileia ospita la mostra internazionale “Il Vangelo di Marco. Sette secoli. Tre frammenti. Un racconto europeo”, allestita a Palazzo Meizlik. Visitandola, è possibile vedere riuniti, dopo un lunghissimo periodo, i frammenti di Praga, Venezia e Cividale di un prestigioso codice del VI secolo, un tempo interamente custodito nella città dei Patriarchi, considerato una preziosa reliquia. L’iniziativa, che offre al pubblico un notevole capitolo di storia europea politica e religiosa, focalizza sia le vicende del Libro in oggetto (e del Codex Forojuliensis di cui esso faceva parte) sia aspetti quali la figura dell’evangelista Marco, la tradizione marciana e il ruolo centrale di Aquileia nel periodo tardoantico e medievale. Non solo, ma è possibile osservare altre pregevoli opere e usufruire di un’installazione interattiva, una sala immersiva, un utile catalogo e itinerari nei luoghi della vicenda marciana.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-288d3de51a0c66cd66680498104cbc5a">Si tratta perciò, senza dubbio, di un’iniziativa culturalmente importante, di una storia da conoscere, di oggetti da ammirare, di un’esperienza da fare. Nondimeno, auspichiamo che l’occasione possa essere propizia anche ad un altro livello, perché il Libro di Marco esposto è un manufatto prezioso dal punto di vista storico, certo, ma se consideriamo lo scopo di generare e fortificare la fede, ovvero ciò che si era prefisso l’evangelista nel I secolo d.C., lo è molto di più nei contenuti. Contenuti che, oltretutto, sono facilmente fruibili grazie anche a semplici edizioni economiche o addirittura gratuite odierne, cartacee o digitali, alla portata di tutti. Sarebbe una gran cosa, dunque, se iniziative come quella di Aquileia riuscissero a stimolare un interesse serio e concreto per il messaggio del Libro di Marco, spingendo la gente ad avvicinarsi o riavvicinarsi personalmente e concretamente al suo protagonista: Gesù Cristo.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-1711120e9a6c6bf689a15aefd66d91d3">A questo fine basterebbe considerare il significato della parola “vangelo”, che deriva dal greco <em>euanghélion</em> e significa “buona notizia, buon annuncio”. Attenzione, però: non si tratta di una buona notizia come tante altre, più o meno notevoli che siano (una giornata fortunata, un buon contratto di lavoro, la possibilità di una bella vacanza, la guarigione da una malattia, la nascita di un bambino…), perché il significato originario, legato alla propaganda politica e religiosa dell’Impero Romano, è molto forte.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-5b74f065997f13f63bfc0e4e71d2bec2">Nel mondo ellenistico e romano, infatti, il termine <em>euanghélion</em> faceva parte di un preciso linguaggio di Stato. Lo si usava infatti per annunci di eventi molto importanti (ascesa al trono, nascita di un erede al trono, grande vittoria militare che sbaragliava i nemici e arrecava pace, ordine, prosperità…) e generalmente in relazione a un imperatore, considerato un essere divino. Scegliere, dunque, quella parola per annunciare l’avvento e l’opera di Cristo era come dire che la vera notizia che può cambiare in meglio le nostre vite non viene, ad esempio, da Roma e dal suo Cesare, bensì da Gesù di Nazareth!</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-638bcaa26b1a8eed5e412109a2addf5c">Si trattava, insomma, di una vera e propria sfida al potere e al culto imperiale: però non sul piano militare, è chiaro, ma sul piano spirituale. Vale a dire: Dio si è fatto uomo in Cristo, portandoci il suo amore e il suo Regno (la prima frase di Gesù riferita da Marco 1:15 è questa: <em>«Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino: ravvedetevi e credete al vangelo</em> [a questa buona notizia]<em>»</em>, indicandoci la via della salvezza, sacrificandosi per noi e offrendoci il perdono dei peccati.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-42fd8cf8215e6766f067cdc206ae90b8">Già il peccato, il nostro vero nemico, sconfitto il quale, grazie al Signore, troviamo la direzione giusta: la comunione con Dio, il perdono, la verità, la vera pace, la vita eterna. Purtroppo, però, la grande maggioranza di chi oggi vive in un paese di tradizione cristiana questo non lo sa, oppure lo sa ma dimostra scarso o nullo interesse. Eppure, oggi più che mai, in uno scenario locale, nazionale e mondiale che ci “bombarda” quotidianamente con una quantità enorme di fatti e notizie che spaziano dall’inquietante al tragico, una buona notizia come quella appena considerata è immensamente preziosa!</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-45b0fe26337ce1cf7408015243922bf1">Proprio così: la notizia tramandataci da Marco (e, ovviamente, anche dagli altri evangelisti: Matteo, Luca e Giovanni, che a quanto risulta presero le mosse proprio da Marco) si presenta come la più eccellente, come quella che meriterebbe il classico “titolo a nove colonne” in prima pagina, e anche molto di più. Ma abbiamo mai provato a conoscerla, ad apprezzarla, a farla diventare parte integrante della nostra vita? Insomma, perché mai, mentre si parla (ma spesso si straparla) delle radici cristiane del nostro paese (e dell’Europa), non si dovrebbe provare a tornare concretamente alle radici del cristianesimo?</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-056890ff2071c178c5d340ce25780706">A questo fine, la testimonianza di Marco è l’ideale, è vicinissima al Gesù storico, quello che visse in Terra Santa fino ai giorni della crocifissione, della risurrezione e dell’ascensione al cielo, e il suo stile è straordinariamente efficace: essenziale (oggi forse diremmo giornalistico, da navigato reporter), preciso, coinvolgente (basti provare a leggerlo tutto d’un fiato, prima di soffermarcisi punto per punto) e provocatorio (nel senso migliore dell’espressione).</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-1ee605f26400cdab9d0ea97b642c5840">In Marco 6:36 leggiamo di quando Gesù <em>«vide una grande folla, e ne ebbe compassione, perché erano come pecore senza pastore; e prese a insegnare loro molte cose»</em>. Questo brano, se guardiamo alle “folle” odierne, è più che mai attuale: c’è un disperato bisogno che il Vangelo, nei suoi contenuti, non sia per noi una reliquia da esporre al pubblico, ma un insegnamento da riscoprire “a tu per tu” per farci condurre da un Pastore che, a differenza di tanti altri, è infinitamente affidabile.</p>



<p class="has-text-align-right"><strong><em>Valerio Marchi</em></strong></p>
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		<title>C&#8217;è vita &#8220;dopo il parto&#8221;.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[@chiesadicristoudine]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2026 05:56:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[C’è un racconto, spesso attribuito a una fonte ungherese ma di autore incerto, che una volta letto o ascoltato è difficile dimenticare. È la storia di due gemelli, ancora nel grembo materno, che discutono se esista una vita dopo il parto. ]]></description>
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<p></p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-1538939dfc4c22150db9e0550cd714cc"><strong>Dove finisce ciò che vediamo, comincia davvero il nulla?</strong></p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-f0ab65d2539435f546eb6182e761476b">C’è un racconto, spesso attribuito a una fonte ungherese ma di autore incerto, che una volta letto o ascoltato è difficile dimenticare. È la storia di due gemelli, ancora nel grembo materno, che discutono se esista una vita dopo il parto. Un racconto semplice, quasi infantile, eppure capace di far riflettere chiunque lo legga, credente o no, su una domanda che riguarda tutti: cosa c&#8217;è oltre ciò che possiamo vedere e toccare?</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-54ea27d90fc3f99e325e5a583afb0c25">Vale la pena leggerlo con calma.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-216c3d3010344b410399d3c6a02f7942">Nel ventre di una madre c&#8217;erano due bambini. Uno chiese all’altro: «Credi in una vita dopo il parto?»</p>



<p class="has-vivid-cyan-blue-color has-text-color has-link-color wp-elements-0eeb488f4ee1e9d89e5b3390be924b2d">L&#8217;altro rispose: «È chiaro. Deve esserci qualcosa dopo il parto. Credo che siamo qui per prepararci a ciò che sarà fra un po’.»</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-7a69ac44618c75f00ba45f61c3c28c81">«Sciocchezze, non c&#8217;è vita dopo il parto. Che tipo di vita sarebbe quella?»</p>



<p class="has-vivid-cyan-blue-color has-text-color has-link-color wp-elements-674ab4f8eaae131b179afa3b96e5eec4">«Io non lo so, ma ci sarà più luce di qui. Forse noi potremo camminare con le nostre gambe e mangiare con le nostre bocche. Forse avremo altri sensi che non possiamo capire ora.»</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-4a29a7273b18ed5bf9d0d3d6884480e9">«Ma no, è assurdo. Camminare è impossibile. E mangiare con la bocca? Ridicolo! Il cordone ombelicale ci fornisce nutrizione e tutto quello di cui abbiamo bisogno. La vita dopo il parto è fuori questione.»</p>



<p class="has-vivid-cyan-blue-color has-text-color has-link-color wp-elements-43918c6c0b19242c7f395c76ca934424">«Beh, io credo che ci sia qualcosa di diverso da quello che abbiamo qui. Forse la gente non avrà più bisogno di questo tubo fisico.»</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-4d0fc43524fb99152b27a3070eda73e7">Il primo si innervosì un po’: «Io invece non ci credo. E poi, se c&#8217;è davvero vita dopo il parto, allora perché nessuno è mai tornato da lì? Il parto è la fine della vita, e nel post-parto non ci può essere altro che oscurità, silenzio, oblio, annullamento di tutto.»</p>



<p class="has-vivid-cyan-blue-color has-text-color has-link-color wp-elements-57ce47d258d2ce7b681d3bbc8456e416">«Beh, io non so, ma sicuramente troveremo la mamma, e lei si prenderà cura di noi.»</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-757552793c8f28d52160b5cc946f3e79">&#8220;Mamma? Tu credi davvero all’esistenza di una mamma? Questo è ridicolo. Se la mamma c&#8217;è, allora dov&#8217;è ora? Io non la vedo!»</p>



<p class="has-vivid-cyan-blue-color has-text-color has-link-color wp-elements-e6a8efa84694feff3c9e3cbe9f3c76de">«Lei è intorno a noi. Siamo circondati da lei. Noi siamo in lei. È per lei che viviamo. Senza di lei questo mondo non ci sarebbe e non potrebbe esistere.»</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-e9d0115b7587b26a9c292c64c50ae03a">«Beh, io non posso vederla, quindi è logico che lei non esiste.»</p>



<p class="has-vivid-cyan-blue-color has-text-color has-link-color wp-elements-63be3093116c021b1ce6181590956ca5">«A volte, quando stai in silenzio, se ti concentri ad ascoltare veramente, si può notare la sua presenza e sentire la sua voce da lassù…»</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-f3ddd8dd5e70b2f7b4d44c2b0402930d">Così uno scrittore ha immaginato di spiegare, con un racconto per bambini, una domanda che in realtà riguarda ogni essere umano adulto: esiste qualcosa oltre questa vita? Ed esiste Qualcuno che ci sostiene, anche se non lo vediamo?</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-f2bc7537ffc40d7bcc0ce5817afa7b7f">Ci sono essenzialmente due modi di guardare alla vita. Il primo bambino ragiona in modo apparentemente logico: se non vedo, non ho evidenze certe, se non posso dimostrare, allora non credo ad altro. È un modo di pensare che oggi è molto diffuso: si tende a credere solo a ciò che si può misurare, verificare, controllare. Tutto il resto — Dio, un senso ultimo delle cose, una vita dopo la morte — viene considerato una favola nata per consolarsi.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-8334d0955379cfb257ab756135ea14d8">Eppure, guardando bene, anche quel bambino vive intrappolato dentro un orizzonte troppo piccolo per la realtà che lo circonda. Non riesce a immaginare la luce, perché non l’ha mai vista. Non riesce a immaginare la madre, perché non l’ha mai incontrata faccia a faccia. Scambia i limiti della propria esperienza per i limiti della realtà stessa.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-5d012b83ae336af21408747e5269ee52">Il secondo bambino non ha prove da esibire. Non sa descrivere con precisione cosa lo aspetta fuori. Ma intuisce qualcosa di più grande: che quella vita ristretta non può essere tutto, che c&#8217;è una madre che già ora lo circonda e lo sostiene, anche se non riesce a vederla, e che nel silenzio, ascoltando, è possibile percepire la sua presenza.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-e022f129a4c74d8002b44a71c450fb62">La domanda riguarda ognuno di noi. Forse anche tu, leggendo queste righe, ti riconosci più nel primo bambino: hai bisogno di prove “scientifiche” e “logiche”, di qualcosa di concreto prima di credere in un Dio che non vedi. È una posizione comprensibile, ma vale la pena farsi una domanda semplice: e se il problema non fosse che Dio non esiste, ma che la nostra prospettiva è ancora troppo limitata per percepirlo, un po&#8217; come quella di un bambino che non è ancora nato?</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-b7f918be240fe2cbac606ecc941a587f">La buona notizia è che a questa domanda esiste una risposta, e non è affidata soltanto all&#8217;intuizione o al sentimento. C&#8217;è un punto che rende questa storia diversa da una semplice bella metafora: nella nostra vicenda reale, Qualcuno è davvero tornato a raccontare cosa c&#8217;è dall’altra parte.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-0dd264b414928602cfbeb170bbeb2777">Parliamo della risurrezione di Gesù Cristo. Non un’idea filosofica, non una favola consolatoria, ma un evento storico attestato da testimoni, che cambia radicalmente i termini della domanda: se qualcuno è risorto dai morti, allora la morte non è l’ultima parola, e la vita “dopo” non è una vaga speranza, ma una realtà accertabile.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-496a69eb035b20fb0747665d02b68406"><em>«Ma ora Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che dormono» </em>(1ª Lettera ai Corinzi 15:20)<em></em></p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-ff44edb60f527c374ae271fb4612710c">E questo Dio, che quel bambino nel grembo non riusciva a vedere ma di cui intuiva la presenza, non è poi così lontano da noi:</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-e21b4556b0eae3e3ea3f56b767d471a0"><em>«Egli non è lontano da ciascuno di noi, poiché in lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo»</em> (Atti degli Apostoli 17:27-28)<em></em></p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-8042839f66457f495a659713c366beae">Il nostro invito allora è questo: cercare, studiare la Bibbia, non fermarsi alle apparenze. Non credere ciecamente, senza pensare, anzi, il contrario: fermarsi a indagare seriamente, con la stessa serietà con cui affronteresti qualsiasi altra decisione importante della tua vita. La Bibbia non è un libro di favole da accettare per fede ingenua: è un testo che vuole essere esaminato, messo alla prova, confrontato con i fatti. Lo scrittore sacro Luca lodava proprio chi, ricevuto un messaggio su Dio, non lo accettava passivamente né lo rifiutava a priori, ma esaminava le Scritture ogni giorno per verificare se le cose stessero davvero così (Atti degli Apostoli 17:11).</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-fd7b3983891db3fadf978b413b265114">Ti invitiamo a fare lo stesso: a prendere in mano un Vangelo e leggerlo, a porti le domande scomode, a non accontentarti né di un rifiuto sbrigativo né di un&#8217;accettazione superficiale. La verità, se esiste, regge all’esame. E se Dio esiste davvero, come intuiva il secondo bambino, allora vale la pena cercarlo con serietà, prima che il tempo per farlo finisca. Anche nell’Antico Testamento leggiamo:</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-a9dfe577833910bd5f8143f18de311a2"><em>«Se ricercherai il Signore, il tuo Dio, lo troverai, se lo cercherai con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima»</em> (Deuteronomio 4:29)<em></em></p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-ff306e2eecd1ebf1de7151f7aea38da8">Proprio come per quei due bambini nel grembo, arriverà un momento in cui il tempo della domanda si chiude e resta solo la realtà, qualunque essa sia. La differenza è che nel nostro caso non dobbiamo aspettare il “parto” (la fine della vita terrena) per scoprirlo: possiamo iniziare a cercare da adesso, possiamo cambiare strada da adesso, ed è questo il significato del ravvedimento e della conversione: la possibilità concreta di voltarsi verso una luce di cui, in fondo, si può già intuire l’esistenza.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-1c03948d2e450dd452a3955c911b945d">Se qualcosa di questa storia ti ha toccato, approfittane. Cerca, leggi, poni domande. La porta per iniziare a conoscere Dio è più vicina di quanto pensi. E se vuoi, noi siamo qui per camminare con te verso la vita eterna che Gesù ci ha promesso.</p>



<p class="has-text-align-right has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-688c3fa60f9b175d65d36166c3c5c16d"><em><strong>Remo Molaro</strong></em></p>
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		<title>Il coraggio di cambiare strada</title>
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		<dc:creator><![CDATA[@chiesadicristoudine]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 20:05:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[senso della vita]]></category>
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					<description><![CDATA[C’è un episodio della Bibbia che mi fa sorridere particolarmente perché ricorda la favola di Pinocchio, e mi fa immaginare un bambino capriccioso che non vuole fare quello che il papà gli chiede. Non vuole non perché sia un compito troppo difficile ma proprio perché non vuole, perché dice: «Uffa, non è giusto, non mi [&#8230;]]]></description>
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<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-7932c8998c13a64ed6895f511106ee31">C’è un episodio della Bibbia che mi fa sorridere particolarmente perché ricorda la favola di Pinocchio, e mi fa immaginare un bambino capriccioso che non vuole fare quello che il papà gli chiede. Non vuole non perché sia un compito troppo difficile ma proprio perché non vuole, perché dice: «Uffa, non è giusto, non mi va!». Nello stesso tempo, però, è anche un episodio che, proprio come per Pinocchio, è molto serio e fa molto riflettere.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-9a69185249ab80362abd1713932737a8">C’è un momento, nella vita di ogni persona, in cui ci si ferma a guardare indietro e ci si chiede: «Sto andando nella direzione giusta?». È una domanda scomoda, perché per rispondere sul serio bisogna essere onesti con se stessi, e l’onestà, a volte, fa male. Eppure è proprio da quella domanda che può nascere qualcosa di nuovo e di meraviglioso. Se stai leggendo queste righe e non ti consideri una persona religiosa, o se hai sempre guardato al cristianesimo con distacco o diffidenza, ti chiedo solo una cosa: qualche minuto di attenzione sincera. Non per convincerti con la forza delle parole, ma per raccontarti una storia antica che, forse più di ogni discorso, parla ancora oggi al cuore di chi la ascolta. C’era una volta una città condannata, e un profeta che non voleva andarci…</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-00c2ba934d4fb37a7ae1a29896ef0395">La storia, contenuta nell’Antico Testamento, è quella contenuta nel Libro di Giona, profeta al quale Dio affida un compito preciso: andare nella grande Ninive, capitale dell’Impero assiro, per annunciare che la sua malvagità è arrivata al culmine e che il giudizio divino sta per abbattersi su tutti i suoi abitanti. Giona, però, non ne ha nessuna voglia, non vuole dare, con quella minaccia, un’opportunità di conversione ai niniviti, che reputa troppo malvagi. Così, sale su una nave diretta dalla parte opposta, quasi a voler fuggire dalla presenza di Dio stesso. Ma si ficca decisamente nei guai: una tempesta, un naufragio, tre giorni nell’abisso marino, nel ventre di un grande pesce: pentendosi e invocando Dio riesce a salvarsi da quella situaizione che pareva senza scampo e si ritrova così di nuovo davanti allo stesso compito da cui era fuggito!</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-6cf249d9d46bca475f39e27f36abbad4">Questa volta Giona obbedisce. Entra a Ninive e pronuncia un messaggio breve, quasi brutale nella sua semplicità: ancora quaranta giorni, e la città sarà distrutta. Nessun discorso elaborato, nessuna promessa consolatoria. Solo un avvertimento chiaro, dato a un popolo che di quell’avvertimento non aveva alcun bisogno apparente: Ninive era potente, ricca, sicura di sé, in teoria indistruttibile. Ma è proprio qui che la storia sorprende: il re di Ninive, udito l’annuncio di Giona, non si difende, non minimizza, non accampa scuse. Scende dal trono, si toglie le vesti regali, si veste di sacco e si siede nella cenere, compiendo gesti che esprimono il lutto più profondo e l’umiltà più radicale. Poi ordina che l’intera città, nessuno escluso, faccia lo stesso, cessando la propria condotta iniqua e rivolgendosi con sincerità a Dio, nella speranza che egli si ritragga dal suo furore. A quel punto Dio decide di essere clemente: la città più prospera e temuta, colpevole di violenza, corruzione, ingiustizia, viene risparmiata perché, ha avuto il coraggio di cambiare strada.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-262d2bd6eedfadd986d26f7e0673760b">Ma qual è il vero significato di questa storia? Il punto essenziale è che Dio guarda al cuore umano ed è severo davanti al male, ma anche pronto a fermare il suo giudizio e a dare una nuova opportunità nel momento in cui riscontra un pentimento vero. Ninive non ha avuto bisogno di riti complicati o di parole raffinate, bensì solo di riconoscere che qualcosa (molto!) doveva cambiare, e di farlo davvero, con i fatti e non solo con le parole. Ecco allora un messaggio che attraversa i secoli rimanendo sempre valido: il giudizio di condanna non è l’ultima parola su chi si volge indietro in tempo. Perché questo accada, però, deve accadere qualcosa di concreto: un cambiamento reale di direzione, quello che le Scritture chiamano&nbsp;<strong>ravvedimento</strong>.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-b0aad662787da9b5e9f26e1a32667c7c">Si potrebbe pensare che si tratti di una vicenda lontana, legata a un mondo antico che non ha più nulla a che fare con la nostra epoca. Ma non è così, perché la domanda che quella storia pone resta identica: come sto vivendo, e dove mi sta portando la strada che ho scelto? Le Sacre Scritture insegnano che questo mondo, così come lo conosciamo, non durerà per sempre. Gesù Cristo, che è morto e risorto per la salvezza di ogni essere umano, tornerà un giorno non per offrire un’altra possibilità di rimandare, ma per portare a compimento la storia e chiamare ogni persona a rendere conto della propria vita. Quando? Non lo sappiamo. Forse fra secoli, forse oggi. E ciò, proprio come accadde a Ninive, deve indurci al ravvedimento finché ne siamo in tempo.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-99e9af161b72bb8d364833231f23e015">La buona notizia è che questo tempo, oggi, esiste ancora:&nbsp;<em>«Ecco oggi il tempo accettevole, ecco oggi il giorno della salvezza!»</em>&nbsp;(2ª Lettera ai Corinzi 6:2). Non serve essere perfetti, né avere tutte le risposte, né sentirsi già pronti. Serve solo, come il re di Ninive, smettere di difendere la propria strada quando si capisce che è sbagliata e rivolgersi a Dio con sincerità. È esattamente ciò che la Bibbia chiama&nbsp;<strong>conversione</strong>: non un semplice cambiamento di opinione, ma un cambiamento di direzione, del cuore, della mente e della nostra vita, che nasce dal riconoscere in Gesù Cristo l’unica via verso la salvezza (Atti degli Apostoli 4:12).</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-34e9cb4cbb29fff013a27281e3173007">Nessuno può essere costretto a credere, e non è questo lo scopo di queste righe. Ma se dentro di te c’è una domanda che da tempo non trova risposta, se avverti che qualcosa nella tua vita ha bisogno di essere guarito o raddrizzato, sappi che quella domanda non è casuale. Ninive ebbe quaranta giorni. Noi non sappiamo quanti giorni abbiamo davanti a noi, ma sappiamo che oggi è uno di quei giorni.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-15dbd02966bac3f2f0031155b99bc570">L’invito, allora, è di non lasciare che questa riflessione svanisca come un pensiero passeggero. Se desideri parlarne, fare domande, o semplicemente conoscere meglio chi è Gesù Cristo e cosa significhi davvero convertirsi a Lui, la porta della nostra comunità è aperta. Non per giudicarti (a quello casomai ci pensa Dio) ma per camminare insieme a te verso quella stessa misericordia che un giorno fu concessa a un’intera città che ebbe il coraggio di cambiare.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-5e7ea49d9fdd8a3deb6bde3b2d70de73"><em>«Ravvedetevi dunque e convertitevi, affinché siano cancellati i vostri peccati»</em> (Atti degli Apostoli 3:19).</p>



<p class="has-text-align-right"><strong><em>Remo Molaro</em></strong></p>
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		<title>L’abbraccio che cambia la vita</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Apr 2026 11:09:23 +0000</pubDate>
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<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-cbedcb26a283bf9f2eb13696d93b772b">Qualche giorno fa stavo guardando un video su YouTube. In mezzo alla folla c’era un famoso giocatore di pallacanestro, affiancato da un paio di guardie del corpo. A un certo punto, però, un bambino, piccolissimo in confronto a quel gigante, si avvicinò con passo incerto ma deciso. Cercava la sua attenzione, forse voleva solo salutarlo, forse sognava un abbraccio, una foto, un momento da custodire per sempre. Una delle guardie del corpo si affrettò a fermarlo, convinta che fosse solo un’interruzione, un fastidio da evitare. Ma proprio mentre il bambino veniva allontanato, il giocatore si voltò. Vide la scena. E con un gesto semplice, ma carico di significato, fermò la guardia. Disse di lasciarlo passare. Allora accadde qualcosa di bellissimo…</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-0b2887398df636cb2a1ae7b1962b687c">Il giocatore si abbassò fino a inginocchiarsi, portandosi all’altezza di quel piccolo scricciolo pieno di speranza. Il bambino gli corse incontro, lo abbracciò con tutta la forza che aveva. Lui lo sollevò da terra, lo strinse, gli sorrise. In quel momento non c’erano più barriere, né distanza, né importanza sociale. C’era solo un incontro: il desiderio innocente di un bambino e la disponibilità di un uomo importante a farglisi vicino. Gli occhi del piccolo si spalancarono pieni di meraviglia e i suoi desideri, semplici e puri, furono esauditi. Ebbene, questo breve video mi fece riflettere.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-ca9cde03328c90cf8d43f826c2ac8b26">Pensai che c’è qualcosa di profondamente commovente nel vedere un bambino che corre incontro al proprio padre, con le braccia spalancate e il volto illuminato dalla gioia. In quell’istante non esiste altro: il mondo si ferma, il tempo rallenta, e tutto si concentra in quell’abbraccio. È un gesto semplice, istintivo, il bambino corre perché sa, senza alcun dubbio, di trovare accoglienza, protezione, sicurezza. E quando il padre o la madre si abbassano, aprono le braccia e lo stringono a sé, vediamo che in quell’abbraccio non c’è solo affetto, c’è la promessa di esserci sempre, di custodirlo, di sostenerlo, per sempre. È un amore che non chiede nulla in cambio, che non misura, che non trattiene. È un amore che si dona interamente.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-b3e6a9bbf5f6e406804d3e9b76145145">In quegli istanti si comprende che l’amore vero non ha bisogno di grandi gesti o discorsi elaborati. Vive nella presenza, nel contatto, nel calore di un corpo che accoglie e di un cuore che si apre. E forse non c’è nulla di più tenero, né di più potente, di questo: un amore che si esprime in silenzio, in un correre incontro e in due braccia che sanno dire, senza parole, “sei al sicuro, sei amato, sei importante”. Queste parole non possono non farci pensare alla scena descritta in questi versetti del Vangelo di Luca 18:15-17.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-00a81582cbf62b8ab47414edb4de8bfe"><em>«Presentarono a Gesù dei fanciulli perché li toccasse; ma i discepoli, vedendo ciò, li sgridavano. Gesù allora, chiamati a sé i fanciulli, disse: “Lasciate che i piccoli fanciulli vengano a me e non glielo impedite, perché di tali è il regno di Dio. 17 In verità vi dico che chi non riceve il regno di Dio come un piccolo fanciullo, non vi entrerà”».</em></p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-86a53fdc3ffe85c7d598f9c757ef8e9c">Questi passi biblici ci mostrano un momento di profonda tenerezza e di insegnamento da parte di Gesù. È una scena che tocca il cuore, nella quale l’amore incondizionato del Signore si manifesta in modo cristallino, mettendo in discussione la logica e i pregiudizi del mondo. Immaginiamo la scena: alcuni genitori, con la speranza nel cuore, portano i loro bambini a Gesù, non per chiedere una guarigione miracolosa o un grande insegnamento, ma semplicemente perché li tocchi, perché li benedica.&nbsp;</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-116b5f643ae339d38879123745c6e26f">Però i discepoli, con la loro mentalità, forse un po&#8217; troppo “adulta”, li rimproverano, agiscono come “guardiani” o, come diremmo ora, come&nbsp;<em>bodyguard</em>&nbsp;di Gesù, pensando che i bambini siano un disturbo. È una reazione che riflette una mentalità diffusa anche oggi: quella che considera le cose piccole e apparentemente insignificanti come meno importanti. Ma Gesù, con la sua infinita saggezza e il suo cuore compassionevole, capovolge la situazione. Egli non solo accoglie i bambini, ma li chiama a sé.&nbsp;<em>«Lasciate che i piccoli fanciulli vengano a me e non glielo impedite, perché di tali è il</em>&nbsp;<em>regno di Dio».</em></p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-ecebda5a537ff1f14fd7e20bb1564ea8">Le sue parole risuonano come un inno alla semplicità e all’innocenza, sono un invito a non ostacolare i bambini che in questo momento desiderano conoscere Gesù, oltre che una dichiarazione radicale sul regno di Dio. In sostanza, Gesù ci dice che il regno non è per i sapienti, i potenti o i perfetti, ma per coloro che hanno un cuore come quello di un bambino. Cosa significa avere un cuore da bambino? Significa avere umiltà, perché un bambino non ha la pretesa di sapere tutto. Si fida, chiede, e si lascia guidare.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-bbdcb6510e26f9ab33c3920353486dfe">Allo stesso modo, per entrare nel regno di Dio dobbiamo abbandonare la nostra autosufficienza e affidarci completamente a Dio. E significa avere fiducia, perché i bambini si fidano ciecamente dei loro genitori. Non si chiedono se il loro amore sia vero o se le loro promesse siano sincere. La fede nel regno di Dio richiede lo stesso tipo di fiducia incondizionata. Significa, ancora, essere dipendenti, perché un bambino sa di non potercela fare da solo. Ha bisogno di aiuto, di cura, di protezione. Riconoscere la nostra dipendenza da Dio è il primo passo per entrare nella sua grazia.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-767dfad3f398b9b77c486b9702940487">Questa verità è ribadita in altri passaggi della Bibbia. Nel Vangelo di Matteo 18:3-4 Gesù dice:&nbsp;<em>«In verità vi dico che se non cambiate e non diventate come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Chiunque pertanto si umilierà come questo fanciullo, sarà il più grande nel regno dei cieli».&nbsp;</em>E in Marco 10:14-15, un versetto parallelo a quello di Luca, leggiamo:&nbsp;<em>«Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite, perché il regno di Dio è di chi è come loro. In verità vi dico: chi non riceve il regno di Dio come un bambino, non vi entrerà».</em></p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-c8be78d0a19a7b11566112bfcf6842db">Il messaggio di Gesù è chiaro e commovente: la porta del regno non è custodita da intellettuali o da persone “grandi” e “perfette”, ma è aperta a chiunque si avvicini con la semplicità, l’umiltà e la fiducia di un bambino. Egli ci invita a riscoprire quella parte di noi che non ha bisogno di grandi meriti o risultati per essere degna d’amore, quella parte che sa semplicemente accogliere il dono di Dio con un cuore puro e fiducioso.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-75eaff9a170d50c636771d3a3055ad41">Il racconto dei bambini benedetti da Gesù ti ha fatto riflettere su qualche aspetto della tua fede? Ci auguriamo che questa scena resti davanti ai tuoi occhi come un invito del Signore. Fermati un momento e domandati: come mi avvicino io a Gesù? Con le mani piene di certezze, di ruoli, di meriti da esibire… o con le mani vuote di un bambino che sa solo tendere le braccia?</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-44677154d2136f5402b8e94dcb41a817">Chiediti se, nel tempo, non hai preteso di controllare tutto e spiegare tutto, perfino Dio. E prova, per un istante, a deporre quella fatica. Immagina di correre verso di Lui senza paura, senza difese, senza parole preparate. Solo tu e il tuo bisogno d’amore. Rifletti su questo: di chi ti fidi davvero? Delle tue forze o della Sua promessa? Un bambino non analizza l’abbraccio: si lascia prendere.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-ecba69383223135cbe18f3d69572d1f9">Forse oggi Gesù ti sta dicendo proprio questo: non serve essere più forti, più giusti, più “adulti” nella fede. Serve tornare capaci di fidarsi totalmente di lui, in ogni momento e per ogni situazione della nostra vita.</p>



<p class="has-text-align-right has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-5c40bed17bbbf92592c59726aca224ff"><em>Remo&nbsp;Molaro</em></p>
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		<title>Mettersi all&#8217;ascolto del Signore</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Feb 2026 15:28:26 +0000</pubDate>
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<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-687617bb979b116dadcdcaf7bc7a8a0e">Spesso coltiviamo la cattiva abitudine di lamentarci dei mali del mondo prima di pensare che molto probabilmente siamo anche noi stessi ad aver contribuito al dolore di tante persone nei paesi più poveri, alle guerre, alla miseria economica e sociale, all’inquinamento, all’ingiustizia… e tutto a causa del nostro egoismo. Perché vogliamo, vogliamo, vogliamo comodità a cui non possiamo più rinunciare e cose che riteniamo indispensabili quando invece non lo sono! E quante volte ci arrabbiamo con con Dio incolpandolo per le ingiustizie, la miseria, le guerre nel mondo, la morte di persone innocenti, ma non pensiamo di ascoltare ciò che Lui ha da dirci?</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-6e4e78b601bb9ebd6886ab556a27a94d">Non è Dio a rimanere in silenzio: siamo noi che abbiamo dimenticato come ascoltare, o non abbiamo mai saputo farlo. Dio non smette mai di parlare. La Sua voce ci arriva attraverso le Sacre Scritture, le circostanze della vita, le persone che ci mette accanto… anche nei momenti in cui tutto sembra immobile o anche andare male. Ma spesso siamo noi ad avere il cuore pieno di “rumore”, di distrazioni, preoccupazioni e orgoglio. Così non riusciamo più a distinguere la Sua voce in mezzo al caos che ci circonda.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-f99034aa717bc1703fc3067bfe1c1fac">Noi raramente ci fermiamo, raramente diamo al Signore lo spazio che dovremmo dargli, raramente ci sediamo ai suoi piedi per ascoltarlo, come decise invece di fare Maria, sorella di Lazzaro (Vangelo di Luca 10:39). La Bibbia ci ammonisce:&nbsp;<em>«Fermatevi e riconoscete che io sono Dio»</em> (Salmo 46:10), e ancora:<em> «Fermati, e ti farò udire la parola di Dio»</em> (1° Libro di Samuele 9:27)<em>.</em> Insomma, non è Dio che non parla più, ma noi che siamo diventati “sordi”. Abbiamo tempo per tutto, ma non per il Signore, energie per mille cose, ma non per alimentarci della sua Parola. Eppure, le benedizioni più grandi arrivano proprio quando ci mettiamo in silenzio davanti a Dio!</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-3ea5411115cd81e62c9255e94d10c3df">Gesù disse che Maria aveva&nbsp;«<em>scelto la parte buona che non le sarà tolta»</em>&nbsp;(Luca 10:42). Mentre sua sorella Marta era agitata, impegnata, distratta da molte cose, Maria aveva scelto l’essenziale: ascoltare il suo Signore. Questo è ciò che Dio desidera anche da te. E Gesù non forza nessuno: <em>«Ecco, io sto alla porta e busso; se qualcuno ode la mia voce e apre la porta, entrerò da lui»</em>&nbsp;(Apocalisse 3:20).<br>La Sua voce c’è… ma la porta devi aprirla tu. Il Signore non fa irruzione, non si impone, non urla sopra il “rumore” che abbiamo continuamente dentro di noi. Egli attende, con pazienza, con amore, con rispetto per la tua libertà. E oggi, mentre leggi o ascolti queste parole, non sei qui per caso: ancora una volta, Dio ti sta ricordando qualcosa che hai dimenticato da un tempo più o meno lungo. Forse hai dimenticato che la sua presenza non si percepisce nella fretta, ma nella quiete, ed è per questo motivo che ci dobbiamo fermare un po’ per poterlo ascoltare, perché la Sua voce non si sente tra mille notifiche, ma nel silenzio della preghiera, senza lo smartphone vicino, nella nostra “cameretta” (Vangelo di Matteo 6:6). Perché per ascoltarlo non serve molto… basta poco, basta volerlo.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-a7fcc7437f572b02b83a6a3708cbee68">In fondo tutto ciò che devi fare è semplice: metti da parte il telefono per 15 minuti, apri la Bibbia, inginocchiati davanti a Dio.&nbsp;Sono 15 minuti che possono cambiare la tua giornata, la tua mente, la tua pace, il tuo cuore. Perché quando Dio parla, porta luce. Porta ordine. Porta guarigione e speranza. Le Sacre Scritture promettono:&nbsp;<em>«Venite a Me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e Io vi darò riposo»</em>&nbsp;(Vangelo di Matteo 11:28). Ma come può darti riposo se non ti avvicini, come può guidarti, se non lo ascolti? Oggi Dio ti sta facendo un invito dolce e serio allo stesso tempo; torna alla parte migliore. Fermati, ascoltalo, lascia che la Sua voce torni ad essere più forte del rumore dentro e fuori di te.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-3c113dc0782246d1f923f0fb7b42eaf6">Nella frenesia della nostra vita siamo costantemente bombardati da rumori, notifiche, richieste di attenzione. La voce di Dio parla spesso attraverso il silenzio: non un silenzio vuoto, ma pieno di presenza. È nel momento in cui smettiamo di parlare, di chiedere, di pretendere, che possiamo finalmente sentire la risposta che è sempre stata lì. <em>Aprire il cuore</em> non è un atto passivo, ma una scelta coraggiosa. Significa accettare di essere vulnerabili, di mettere da parte le proprie certezze, i propri schemi mentali, i propri progetti. Significa dire: «Sono disposto ad essere trasformato, anche se non so in che direzione».</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-3fe6fa26e3db2dfc410a7c93fcc11228">Ma come riconosciamo quando abbiamo veramente ascoltato? Ebbene, l&#8217;ascolto autentico porta frutti riconoscibili: pace interiore anche in mezzo alle difficoltà, compassione verso noi stessi e gli altri, chiarezza nelle decisioni importanti, capacità di perdonare, senso di gratitudine per ciò che abbiamo. L&#8217;invito ad ascoltare Dio è un invito ad ascoltare la vita stessa nella sua pienezza, con tutte le sue gioie e i suoi dolori, le sue domande e i suoi misteri. E forse, in quell’ascolto profondo, troviamo non solo Dio, ma anche noi stessi, perché quando apriamo il nostro cuore il Signore si manifesta, e allora riceviamo la benedizione che ha preparato per noi.</p>



<p class="has-text-align-right"><strong><em>Remo Molaro</em></strong></p>



<p class="has-text-align-center has-vivid-red-color has-text-color has-link-color wp-elements-fd009e55a4a190e53e2ede5bfb29e1ec"><strong>Hai domande sui contenuti dell&#8217;articolo o vuoi ricevere i nostri aggiornamenti?</strong></p>



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		<title>Ascoltare Dio nel silenzio</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Dec 2025 17:10:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Quante volte abbiamo la cattiva abitudine di lamentarci dei mali del mondo prima di pensare che molto probabilmente siamo anche noi stessi ad aver contribuito al dolore di tante persone nei paesi più poveri, alle guerre, alla miseria economica e sociale, all’inquinamento, all’ingiustizia, a causa del nostro egoismo? Perché vogliamo, vogliamo, vogliamo comodità a cui [&#8230;]]]></description>
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<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-81ad86311bf8823a097b7dbbde06a41d">Quante volte abbiamo la cattiva abitudine di lamentarci dei mali del mondo prima di pensare che molto probabilmente siamo anche noi stessi ad aver contribuito al dolore di tante persone nei paesi più poveri, alle guerre, alla miseria economica e sociale, all’inquinamento, all’ingiustizia, a causa del nostro egoismo? Perché vogliamo, vogliamo, vogliamo comodità a cui non possiamo più rinunciare, e cose che riteniamo indispensabili, vitali, quando invece non lo sono?</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-0b9d59f3215f17a9b9760ba5c48609a4">Quante volte abbiamo quella cattiva abitudine di adirarci con Dio incolpandolo per le ingiustizie, la miseria, le guerre nel mondo e la conseguente morte di persone innocenti, ma non abbiamo mai pensato di sentire veramente ciò che Lui ha da dirci? Ricordiamoci che non è Dio a rimanere in silenzio: siamo noi che abbiamo dimenticato come ascoltare!</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-ab224ed9e50098d427d1330279b28766">Dio non smette mai di parlare. La Sua voce ci arriva attraverso le Sacre Scritture, le circostanze della vita, le persone che ci mette accanto… e perfino quei momenti in cui tutto sembra immobile o anche andare male. Spesso, però, siamo noi ad avere il cuore pieno di “rumore”, distrazioni, preoccupazioni e orgoglio. Così non riusciamo più a distinguere la Sua voce in mezzo al caos che ci circonda.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-bdf55eca9c07c622a034438e0e3badd0">Noi raramente ci fermiamo. Raramente gli diamo lo spazio che dovremmo. La Bibbia ci ammonisce:&nbsp;<em>«Fermatevi e riconoscete che io sono Dio»</em>&nbsp;(Salmo 46:10). Non è che Dio non parli più… è che siamo diventati sordi. Abbiamo tempo per tutto, ma non per Lui; energie per mille cose, ma non per alimentarci della sua Parola. Eppure, la benedizione più grande arriva proprio quando ci mettiamo in silenzio davanti a Dio.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-debacf3d1b74361e4aaa27e98e23ea64">Gesù disse di Maria, sua discepola, sorella di Marta:&nbsp;<em>«Maria ha scelto la parte buona&nbsp;</em>[il Vangelo]<em>&nbsp;che non le sarà tolta»&nbsp;</em>(Vangelo di Luca 10:42). Mentre Marta era agitata, impegnata, distratta da molte cose, Maria scelse l’essenziale: ascoltare il suo Signore. Questo è ciò che Dio desidera anche da ciascuno di noi.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-bc3ccab12246c9a4344bf03183863c23">Dio non forza nessuno:&nbsp;<em>«Ecco, io sto alla porta e busso; se qualcuno ode la mia voce e apre la porta, entrerò da lui»&nbsp;</em>(Apocalisse 3:20). La Sua voce c’è, la sua presenza anche… ma la porta dobbiamo aprirla noi. Lui non irrompe, non si impone, non urla sopra il “rumore” che abbiamo continuamente dentro di noi. Il Signore attende con pazienza, con amore, con rispetto per la nostra libertà.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-d3071225fa1970cf13553a2f2f7e6cd7">E oggi, lettore, mentre scorri queste parole, ricordati che non sei qui per caso: ancora una volta, infatti, Dio ti sta ricordando qualcosa che hai dimenticato da un tempo più o meno lungo. Forse hai dimenticato che la Sua presenza non si trova nella fretta, ma nella quiete, ed è per questo motivo che ci dobbiamo fermare per poterlo ascoltare, perché la Sua voce non si sente tra mille notifiche, ma nel silenzio della preghiera, da solo, senza lo smartphone vicino, nella tua cameretta. Perché per ascoltarlo non serve molto… basta poco, basta volerlo. In fondo, tutto ciò che devi fare è semplice: metti da parte il telefono per un po’, apri la Bibbia, inginocchiati davanti a Dio.&nbsp;Troverai così momenti che possono cambiare la tua giornata, la tua mente, la tua pace, il tuo cuore, la tua vita. Perché quando Dio parla, porta luce. Porta ordine. Porta guarigione. Porta salvezza.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-cccb8fdeed6dfb4b5cd337fa1e48b440">Gesù ha promesso: «<em>Venite a Me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e Io vi darò riposo»</em>&nbsp;(Matteo 11:28). Ma come può darci riposo se non ci avviciniamo, come può guidarci, se non lo ascoltiamo?</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-8f98d2dacba24f8433aa4c37f9d958d3">Oggi Dio ti sta facendo un invito dolce e serio allo stesso tempo: torna alla parte migliore. Fermati, ascoltalo, lascia che la Sua voce torni ad essere più forte del rumore dentro e fuori di te. Se desideri davvero ascoltare la voce di Dio, e desideri lo stesso per i tuoi cari, condividi questo messaggio con le persone che ami, qualcuno potrebbe aver bisogno esattamente di questo promemoria: che Dio ci parla… ma bisogna ascoltarlo.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-25fec8898338a8349f9ffb4bf381c305">E mentre lo fai, preparati, perché quando tu aprirai il cuore, il Signore si manifesterà, e riceverai la benedizione che ha preparato per te.</p>



<p class="has-text-align-right"><strong><em>Remo Molaro</em></strong></p>



<p></p>



<p class="has-text-align-center has-vivid-red-color has-text-color has-link-color wp-elements-fd009e55a4a190e53e2ede5bfb29e1ec"><strong>Hai domande sui contenuti dell&#8217;articolo o vuoi ricevere i nostri aggiornamenti?</strong></p>



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		<title>Paolo non inventò, ma divulgò il Cristianesimo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[@chiesadicristoudine]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Feb 2025 15:40:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[apostolo paolo]]></category>
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					<description><![CDATA[🎧 Ascolta questo articolo Valerio Marchi, membro della nostra comunità, ha scritto un libro che, prendendo spunto da un lavoro del popolare scrittore e presentatore televisivo Corrado Augias, riflette su alcuni aspetti fondamentali della figura e dell’opera dell’apostolo Paolo. «Non sono più io che vivo, ma Cristo che vive in me»: scrisse così ai cristiani [&#8230;]]]></description>
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<p></p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-97ff6ff6fd9cf0644a5cafd12594de72"><em>Valerio Marchi, membro della nostra comunità, ha scritto un libro che, prendendo spunto da un lavoro del popolare scrittore e presentatore televisivo Corrado Augias, riflette su alcuni aspetti fondamentali della figura e dell’opera dell’apostolo Paolo.</em></p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-2fa0ecdbc84ff17bd83bd7d52019c975"><em>«Non sono più io che vivo, ma Cristo che vive in me»</em>: scrisse così ai cristiani della Galazia (Lettera ai Galati 2:20), una ventina di anni dopo la celebre conversione sulla via di Damasco, nel pieno della sua titanica opera di evangelizzazione, Saulo di Tarso, ovvero l’apostolo Paolo.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-53937488d194de4cd537b77e32b61947">Da zelantissimo paladino dell’ortodossia ebraica, inizialmente perseguitò i discepoli di Gesù che, testimoniando della Resurrezione del Nazareno, indicavano in lui il Messia. Ma, proprio mentre si recava a Damasco con il mandato delle autorità giudaiche di Gerusalemme per arrestare i cristiani, secondo lui pericolosi divulgatori di falsità religiose, incontrò il Risorto che si presentò in forma di luce accecante e lo costrinse alla cecità per tre giorni: indotto, così, a guardarsi dentro, e recuperata la vista, sia fisica sia interiore, iniziò a fare di quella fede che aveva tanto avversato lo scopo stesso della sua vita.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-e6586ad288119a68cf26a343d945ecbc">È questa, in sintesi, la versione offerta dagli Atti degli Apostoli, il libro del Nuovo Testamento in cui l’evento che ha fatto di Saulo/Paolo l’<em>Apostolo delle genti</em>&nbsp;viene presentato come uno snodo cruciale nell’espansione del cristianesimo in epoca apostolica: perciò, chi ritiene degno di fede il Nuovo Testamento vede in Paolo l’esempio più efficace, e senz’altro provvidenziale, di come il Vangelo possa trasformare le persone, indirizzandole alla salvezza.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-0715c2e73a6ce42ddefc05ac98184cba">Nondimeno, vi sono anche coloro che considerano Paolo un impostore, oppure un &#8220;caso clinico&#8221; con un carattere poco gradevole. Infatti, pur riconoscendogli una certa genialità e una tempra psicofisica invidiabile, i critici di Paolo di ieri e di oggi hanno scritto e scrivono pagine dure nei suoi confronti: senza andare a tempi lontanissimi, ci basti ricordare, nell’Ottocento, il giudizio di Nietzsche, che fra le altre cose dipinse l’uomo di Tarso come un “funesto cervellaccio” portatore non della “buona novella” del Vangelo, bensì di una “cattiva novella”.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-34112f22d3130a87b6670753a832ada5">Anche Corrado Augias, pur senza lasciarsi andare a epiteti in stile nietzschiano, ma dimostrando comunque di considerare il filosofo tedesco un suo punto di riferimento, non è tenero nei confronti di Paolo. Infatti, nel suo libro dal titolo&nbsp;<em>Paolo. L’uomo che inventò il cristianesimo</em>&nbsp;(Rai Libri, 2023) lo ha descritto come un soggetto collerico, nevrotico, orgoglioso, aspro, in preda a passioni carnali e capace solo di rado di cedere ai sentimenti più puri. Peraltro, non sono pochi gli scrittori che in pubblicazioni anche recenti lo definiscono esclusivista, megalomane, invasato, arrivista, delirante, manipolatore, e avanti di questo passo.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-b8a30ecd9ecb3e249ff2f59b6b09bc0a">Rinfocolando idee non nuove, Augias ritiene credibile il fatto che Paolo, vittima di una patologia neurologica, si sarebbe convinto di essere in contatto con il Signore e si sarebbe “impadronito” della figura di Gesù per “inventare” il cristianesimo e propagandare un “nuovo Dio”. Inoltre, assieme ad altri sostanzialmente sulla sua stessa linea, sostiene che Maria Maddalena – la prima a incontrare Gesù risorto – avrebbe avuto visioni “isteriche” o “allucinatorie”, da cui sarebbe nata l’illusoria credenza della Resurrezione, poi divenuta il cardine della predicazione paolina. Egli ipotizza addirittura, fra le altre cose – sempre sulla scia di autori del passato, in primis Ernest Renan – un’inverosimile tresca amorosa fra Paolo e la discepola Lidia.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-67905b69b827317ee758b4e6c4906edf">Si tratta, in sostanza, di congetture di vecchia data, riadattate con indubbie capacità narrative, che mescolano i dati biblici con vere e proprie &#8220;fantasie&#8221;.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-978ee20cb9ee733126efe197eed0e917">Per contro, il principio che attraversa il libro di Marchi,&nbsp;<em>Paolo. L’uomo che&nbsp;</em>non<em>&nbsp;inventò il cristianesimo</em>” (chi fosse interessato a riceverlo ci può contattare via email) è di rimanere fedele alla narrazione dei libri del Nuovo Testamento per sostenere, argomentando ogni affermazione, che Paolo era un tipo d’uomo molto sensibile, altruista, equilibrato, amorevole e, in sintesi, assai diverso da come altri lo dipingono. </p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-06dd0733586d14f48c9c636907dec7a5">Pertanto il fondamentale ruolo da lui ricoperto nell’approfondimento e nella divulgazione del Vangelo non fu il frutto di una sua invenzione arbitraria, ma è stato piuttosto lo sviluppo fedele e coerente dell’annuncio e dell’opera di Gesù Cristo.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-9632d32c8b8672da2d63b1f133e38e4d">Ritroviamo espresso questo concetto anche dalle parole di un altro apostolo, Pietro, che, come gli altri, si era preparato a dare la vita per diffondere il messaggio di Colui che ha fondato il cristianesimo: <em>Infatti vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del nostro Signore Gesù Cristo, non perché siamo andati dietro a favole abilmente inventate, ma perché siamo stati testimoni oculari della sua maestà.</em> (2ª lettera di Pietro, 1:16).</p>



<p></p>



<p class="has-text-align-center has-vivid-red-color has-text-color has-link-color wp-elements-fd009e55a4a190e53e2ede5bfb29e1ec"><strong>Hai domande sui contenuti dell&#8217;articolo o vuoi ricevere i nostri aggiornamenti?</strong></p>



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<p></p>
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		<title>A proposito di Armageddon</title>
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		<dc:creator><![CDATA[@chiesadicristoudine]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Mar 2023 11:14:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[🎧 Ascolta questo articolo Il 22 marzo 2023, nel contesto del conflitto russo-ucraino, l’ambasciatore russo negli USA Anatoly Antonov ha affermato che con il loro comportamento i Paesi occidentali, guidati dagli Stati Uniti, starebbero portando l’umanità intera verso «un Armageddon nucleare»: è anche così che, di tanto in tanto, l’inquietante espressione di origine ebraica «Har [&#8230;]]]></description>
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<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-fb606bf4fb3b53b60977861ee42eac2c">Il 22 marzo 2023, nel contesto del conflitto russo-ucraino, l’ambasciatore russo negli USA Anatoly Antonov ha affermato che con il loro comportamento i Paesi occidentali, guidati dagli Stati Uniti, starebbero portando l’umanità intera verso «un Armageddon nucleare»: è anche così che, di tanto in tanto, l’inquietante espressione di origine ebraica «Har Meghiddòhn» ricompare nei più vari contesti…&nbsp;</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-0bdc1ef71db4027986efcea0d9a33b52">Vi sono innanzitutto confessioni religiose che lo utilizzano per predire, in genere in chiave millenarista, una guerra terrificante, un cataclisma bellico decisivo di proporzioni e conseguenze immani. Poi, fra i molteplici utilizzi, tutti ricordiamo, ad esempio, il film del 1998 diretto da Michael Bay <em>Armageddon</em>, colmo di stelle di Hollywood, che ruota attorno alla minaccia di un enorme meteorite in procinto di colpire il pianeta Terra. E potremmo continuare.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-05c7916730ad2e5464fa040569889fd0">D’altronde, nel linguaggio corrente il termine è diventato sinonimo di cataclisma, catastrofe, fine del mondo, e così via. Insomma, Armageddon&nbsp;è uno di quei nomi che rimangono molto ben impressi nell’immaginario collettivo ma che, al tempo stesso, vengono di frequente strumentalizzati e/o banalizzati.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-ba148c49cf149c65ca2c95563894efaf"><em>«E vidi uscire dalla bocca del dragone e dalla bocca della bestia e dalla bocca del falso profeta tre spiriti immondi simili a rane: infatti sono spiriti di demoni che fanno prodigi e vanno a radunare tutti i re della terra per la battaglia del gran giorno dell’Iddio Onnipotente… E radunarono i re nel luogo che si chiama in ebraico&nbsp;</em>Harmaghedòn<em>»</em> (Apocalisse 16:13-14.16): il contesto parla dunque di una demoniaca, antidivina coalizione capeggiata da tre malefici condottieri che sprigionano dalle loro bocche tre esseri impuri e radunano i re della terra perché si preparino a guerreggiare contro le armate di Dio.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-2449d96b847a51346701193bcf526e4d">Occorre a questo punto osservare che i brani apocalittici appartengono ad un genere letterario particolarissimo (il genere <em>apocalittico</em>, per l’appunto), per definizione pregno di situazioni paradossali, simboli, metafore, immagini “forti” d’ogni genere, e il tutto non è sempre di facile decifrazione.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-864fac0bd98aa3e5136914061177c2f7">Ora, premesso che l’espressione in oggetto significa letteralmente «monte di Maghedon», e che essa non compare altrove nella Bibbia, si è comunque pensato di accostare Maghedon a Meghiddo, un luogo della storia ebraica (situato peraltro in pianura, non su un monte): nell’Antico Testamento è il più celebre campo di battaglia palestinese e, per questo, un possibile simbolo di lotte, sconfitte e stragi (si può trattare di qualcosa di simile all’uso che facciamo noi di due nomi ben più recenti per indicare una tremenda sconfitta: la nostra «Caporetto» e la napoleonica «Waterloo»).</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-7e613983dfdd81a26e01312c35959b6d">Possiamo dunque ipotizzare che, utilizzando «Harmaghedòn», l’autore dell’Apocalisse (ultimo libro della Bibbia) abbia inteso simboleggiare la sconfitta finale delle forze del Male contro il potere e la volontà di Dio. Nulla a che fare, però, con improbabili speculazioni teologiche (l’Apocalisse, in quanto libro fortemente simbolico, si presta a letture fantasiose e strumentali) oppure meteoriti, Kolossal hollywoodiani… e, soprattutto, niente a che fare con scontri fra eserciti umani dei quali una parte incarni le forze divine del Bene e l’altra quelle sataniche del Male. Oltretutto, si dimentica che il libro dell’Apocalisse (termine che, tradotto dal greco «apokálypsis», significa semplicemente «rivelazione») contiene, sì, scene drammatiche e talora anche spaventose, ma nel suo complesso è un grande, gioioso messaggio di speranza per i cristiani, a beneficio dei quali è stato scritto: infatti, anche se guardando le cronache di ogni giorno potrebbe sembrare che non sia così, Dio ha il pieno controllo della storia umana e la conduce verso un destino da un lato tragico (basti pensare allo <em>«stagno di fuoco e zolfo»</em> idi cui parla Apocalisse 20:10) ma dall’altro felice e glorioso per chi, seguendo il messaggio di amore e di verità del Vangelo, combatte dalla parte del Signore la propria “battaglia” (in senso spirituale: a chi ama Dio, infatti, non vengono richieste guerre armate!): «Ed egli sarà il loro Dio e asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non vi sarà più la morte né lutto né lamento» (Apocalisse 21:4).</p>



<p class="has-text-align-right has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-887d61e122aace2153d6ee1cf92e453f"><strong><em>Valerio Marchi</em></strong></p>



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<p class="has-text-align-center has-vivid-red-color has-text-color has-link-color wp-elements-fd009e55a4a190e53e2ede5bfb29e1ec"><strong>Hai domande sui contenuti dell&#8217;articolo o vuoi ricevere i nostri aggiornamenti?</strong></p>



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