La trasfusione di sangue è un peccato?

Riportiamo il testo di una lettera inviata da un nostro membro a un quotidiano udinese a diffusione regionale per precisare che, contrariamente a quanto affermato dai Testimoni di Geova, le trasfusioni di sangue non costituiscono una trasgressione della volontà di Dio.

Egregio Sig. Direttore,

ho letto l’articolo relativo al buon esito di un trapianto di reni su una giovane donna Testimone di Geova, senza che si siano rese necessarie trasfusioni di sangue. Ciò mi rallegra, anche perché presumo che di questa innovazione potranno beneficiare tante altre persone. Rimango invece molto perplesso riguardo alle dichiarazioni dei genitori della ragazza, i quali hanno detto che, in base alla loro fede biblica, non possono fare “uso di sangue”.

Secondo il precetto anticotestamentario, ripreso da tempi antichi e dato da Mosè a Israele, fu vietato agli Ebrei di ingerire il sangue degli animali, sangue che rappresentava la vita e che poteva essere usato solo per i riti sacrificali (Levitico 17:10-14). Ma, secondo il Nuovo Testamento, il sacrificio espiatorio finale, unico e perfetto, è stato fatto col sangue di Gesù, prefigurato proprio dai sacrifici della legge di Mosè. Ecco perché ai Cristiani non fu prescritto alcun rito sacrificale; fu loro richiesto, invece, di astenersi dall’ingerire cibi col sangue nel caso che Ebrei divenuti Cristiani si scandalizzassero per questo motivo, vista l’educazione da essi ricevuta per tanti secoli (Atti degli Apostoli 15:20-21): era un amorevole compromesso fatto per riguardo agli Ebrei convertiti a Cristo.

Il problema, per i Cristiani, è dunque di opportunità e di coscienza (o sanitario, in certi casi). Se il sangue è simbolo di vita e di rispetto per la vita, non è certo vietandolo a chi ne ha estremo bisogno che si dimostra fedeltà al Vangelo! Lo stesso Gesù, d’altronde, ha insegnato che non è da ciò che ingeriamo che può derivare una nostra impurità verso Dio, quanto piuttosto dalle cose cattive che vengono fuori dal nostro cuore!

“Non quello che entra nella bocca rende impuro l’uomo, ma quello che esce dalla bocca… Non capite che tutto ciò che entra nella bocca passa nel ventre e va a finire nella fogna? Invece ciò che esce dalla bocca proviene dal cuore. Questo rende immondo l’uomo. Dal cuore infatti provengono i propositi malvagi, gli omicidi, gli adultèri, le prostituzioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie. Queste sono le cose che rendono impuro l’uomo…” (Marco 7:15-23).

Ma, soprattutto, che c’entra il divieto anticotestamentario di ingerire il sangue con le odierne trasfusioni di sangue? “Mangiare sangue” è nell’Antico Testamento una precisa violazione della legge mosaica, legata al mondo ed al culto ebraico. Salvare oggi una vita umana chirurgicamente è ben altra cosa!

Per comprendere lo spirito di Cristo, basta portare l’esempio di quando egli giustificò la sospensione del riposo sabbatico (e la legge mosaica prevedeva la pena di morte per chi non rispettava quel riposo!) al fine di guarire la gente. “Che cosa è permesso fare in giorno di sabato? Fare del bene o fare del male? Salvare la vita di un uomo o lasciarlo morire?” (Marco 3:4): questa fu la domanda rivolta dal Signore a quegli Ebrei che avevano fatto del comando sabbatico un idolo al di sopra della vita umana, e che accusavano Gesù di violare il sabato perché salvava in quel giorno dei malati. Allo stesso modo, affermare il principio che non si possa salvare una vita con una trasfusione, significa ammettere, di fatto, che la vita umana è meno sacra di un precetto. Ognuno, naturalmente, si comporti secondo le proprie convinzioni; mi dispiace però che il principio di non salvare una vita (come di fatto è già avvenuto in passato, e come immagino che sarebbe avvenuto anche nel caso in questione, se non si fosse trovato un metodo alternativo) sia fatto inopportunamente risalire a Dio. Alla domanda di Gesù sopra riportata, il Vangelo di Marco fa seguire l’osservazione che gli astanti interpellati “tacevano”, perché avevano ben capito di essere in torto. Spero lo possano sempre capire anche tutti coloro che si dicono Cristiani.

Valerio Marchi

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