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La pandemia da Coronavirus ci fa toccare con mano, purtroppo, il dramma della trasmissione di massa di agenti patogeni. Ma non è di un’infezione biologica che vogliamo parlare, bensì di una contaminazione ancora più grave.

«Più grave?!?», vi chiederete… Proprio così, e non solo perché è caratterizzata da una virulenza enorme, efficacissima, estremamente resistente, ma anche perché agisce a livello spirituale, non sempre agevolmente riconoscibile (si può credere di stare bene dentro perché, ad esempio, non si sta male fisicamente, ma non è detto che agli occhi di Dio sia così): si tratta infatti di qualcosa che intacca la nostra anima, la nostra mente, la nostra coscienza e poi, di conseguenza, il nostro modo di essere, di vivere, e che determina infine conseguenze funeste.

Questo “virus” ha un nome che, oggi, non va più di moda: è il peccato, la cui definizione offerta dai dizionari può essere riassunta come una «violazione dell’ordine morale, trasgressione di una norma alla quale si attribuisce un’origine divina o comunque non dipendente dagli uomini»: una definizione che, sostanzialmente, coincide con quella delle Sacre Scritture, ad esempio con quel passo (tratto dalla Prima lettera di Giovanni 3:4) in cui troviamo scritto che «il peccato è violazione della legge», intendendo qui ovviamente la legge di Dio.

La terribile efficacia di cui parlavamo è espressa in modo sintetico ed esauriente dall’apostolo Paolo: «Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio» (Lettera ai Romani 3:23). Questa realtà percorre peraltro tutta la Bibbia: «Nessun vivente sarà trovato giusto davanti a te», dice ad esempio re Davide rivolgendosi a Dio nel Salmo 143:2. D’altronde, già riferendosi ai tempi del Diluvio leggiamo: «Dio vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che tutti i disegni dei pensieri dei loro cuori non erano altro che male in ogni tempo» (Genesi 6:5).

Ma come si trasmette il peccato? Noi, basandoci sulla Bibbia (su questo punto ci ripromettiamo di pubblicare a breve un altro articolo), non crediamo in un «peccato originale» c he si erediti di padre in figlio: ognuno pecca a causa dei propri personali atti e pensieri (o anche omissioni, certamente). Il problema è che il contesto in cui viviamo è talmente infettato e le nostre coscienze sono così indebolite che tutti prima o poi – in un modo o nell’altro, più o meno in modo consapevole –iniziamo a peccare: da quando il peccato è entrato nel mondo, la trasmissione è stata paurosamente estesa e radicata, e tutti diamo in qualche modo il nostro contributo. Non solo, ma purtroppo in questo caso non c’è alcuna possibile «immunità di gregge» né vi sono portatori sani né asintomatici, se guardiamo bene (e soprattutto se a guardare è Dio, al quale non possiamo nascondere nulla).

L’unica soluzione possibile, l’unica cura è ritrovare la via di Dio, riprendere in considerazione le sue indicazioni, farci condurre da Lui, in una parola convertirci: «Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio», scriveva Paolo, che però proseguiva dicendo che possiamo essere «gratuitamente giustificati» da Dio se accogliamo la Sua grazia, il suo perdono (Lettera ai Romani 3:23-25 – ma sono illuminanti, al riguardo, anche i brani della stessa Lettera ai Romani 5:12ss.). E dunque non è certo un caso se i Vangeli (qui ci limitiamo a citare Luca 24:46-47) si concludono con Gesù che invita a predicare la Sua Parola con lo scopo di indurre in tutti noi il «ravvedimento» per ottenere da Dio «il perdono dei peccati». La guarigione, insomma: è per questo che il termine «vangelo» (dal greco euanghèlion) significa «buona notizia».
Mentre in questo periodo si sta ancora cerdcando una cura infallibile per il Covid-19, è già a disposizione quella per il “virus” che colpisce le nostre anime, ed è alla portata di tutti!

Valerio Marchi

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